Multe CO2, l'Italia è la pecora nera d'Europa: 4,4 miliardi di debiti. E a incassare sono Tesla e BYD

Multe CO2, l'Italia è la pecora nera d'Europa: 4,4 miliardi di debiti. E a incassare sono Tesla e BYD
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Con 111 g/km di emissioni medie, l'Italia rischia circa 1.650 euro di multa per ogni auto venduta. E i crediti finiscono a Tesla e ai marchi cinesi.
24 settembre 2026

C'è un conto che le case automobilistiche europee stanno accumulando in silenzio, gramma dopo gramma, e che a un certo punto qualcuno dovrà saldare. Vale 14,4 miliardi di euro e il Paese che pesa di più su questa voce non è la Germania dei grandi gruppi né la Polonia delle flotte a gasolio. È l'Italia, con un passivo stimato in 4,4 miliardi.

A mettere nero su bianco la fotografia è l'ultimo report di Dataforce, che racconta un paradosso difficile da ignorare: le regole pensate dall'Europa per spingere la transizione dei propri costruttori stanno finendo per finanziare i concorrenti arrivati da fuori. In testa Tesla, BYD e Geely.

Come funziona il meccanismo delle multe CO2

Tutto ruota attorno alla normativa CAFE (Corporate Average Fuel Economy). Dal 2025 le auto nuove vendute in Europa devono rispettare un limite medio di 93,6 grammi di CO2 per chilometro. Chi sfora paga 95 euro per ogni grammo in eccesso, moltiplicati per tutte le vetture immatricolate. Il conto arriverà alla fine del triennio, cioè dopo il 2027.

La scappatoia esiste ed è perfettamente legale: chi inquina troppo può comprare quote di CO2 da chi invece resta sotto la soglia. Si è creato così un vero e proprio mercato dei crediti e dei debiti, dove chi vende tante elettriche monetizza la propria virtù e chi vende tante termiche paga il biglietto. Oggi, su scala continentale, i debiti ammontano a 14,4 miliardi contro 13 miliardi di crediti disponibili.

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Italia maglia nera: quanto costa ogni auto venduta

Il motivo del primato italiano sta in un numero: 111 g/km di emissioni medie, ben 17,4 grammi sopra il limite fissato da Bruxelles. Fatti due conti, con la tariffa da 95 euro al grammo, significa circa 1.650 euro di sanzione potenziale per ogni auto nuova venduta nel nostro Paese. Moltiplicati per i circa 2,68 milioni di immatricolazioni, ecco spiegati i 4,4 miliardi.

È la conseguenza di un mercato che resta affezionato a benzina, ibride leggere e GPL, mentre le auto elettriche continuano a occupare una fetta marginale delle vendite.

Dietro l'Italia si piazzano la Polonia, con 2,8 miliardi di passivo e le emissioni medie più alte della classifica (123,3 g/km), e la Germania, che nonostante un valore medio relativamente contenuto di 99,1 g/km accumula quasi 2,4 miliardi di debiti a causa dei grandi volumi.

Chi sorride: Francia, Olanda e Norvegia

Dall'altra parte della bilancia c'è la Francia, prima per crediti con 2,5 miliardi grazie a una media di appena 83,9 g/km. Subito dietro troviamo i Paesi Bassi (2,4 miliardi) e la Norvegia (2,3 miliardi), mercati dove l'auto a batteria è ormai una scelta ordinaria.

Il dato più eloquente però riguarda i tre grandi mercati europei: Germania, Italia e Francia. Solo uno dei tre è in attivo, ed è quello che da anni ha scommesso con decisione su incentivi mirati e produzione elettrica di massa.

Volkswagen e Stellantis, il peso delle sanzioni

Spostando lo sguardo dai Paesi ai costruttori, il conto più salato è quello del Gruppo Volkswagen: la stima parla di 2,7 miliardi di debiti CAFE a fine agosto 2026, in crescita rispetto ai 2,3 miliardi di aprile. Un fardello che arriva proprio mentre il colosso di Wolfsburg è alle prese con un ampio piano di ristrutturazione.

Sul secondo gradino c'è Stellantis, con circa 1,4 miliardi, seguita da Mercedes con 969 milioni. Tre gruppi accomunati da un dettaglio tecnico che pesa come un macigno: tutti superano la soglia dei 100 grammi di CO2 al chilometro.

Tesla e i cinesi, i veri vincitori delle regole europee

Ed eccoci al paradosso. Chi guadagna da questo sistema sono soprattutto i marchi extraeuropei, più avanti sull'elettrico. BYD siede su 2,2 miliardi di crediti, Geely su 1,8 miliardi e Leapmotor su 832 milioni.

Ma il saldo migliore di tutti porta la firma di Tesla, con ben 3 miliardi di crediti. Una cifra che, se venduta ai costruttori in difficoltà, si trasformerebbe in un flusso di denaro diretto dalle casse europee a quelle di Austin e dei gruppi cinesi.

È qui che la partita smette di essere solo ambientale e diventa industriale: più le case del Vecchio Continente faticano a vendere elettriche, più dovranno sostenere, di fatto, i propri rivali. Da qui al 2027 c'è ancora margine per rimettere in equilibrio i conti, ma i numeri di Dataforce dicono che la strada, per l'Italia e per i grandi gruppi europei, è decisamente in salita.

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