Mercedes, due fabbriche in Germania a rischio: dopo Volkswagen trema anche Stoccarda

Mercedes, due fabbriche in Germania a rischio: dopo Volkswagen trema anche Stoccarda
Pubblicità
La Stella ammette che la sua rete produttiva tedesca non regge più il confronto internazionale. Sul tavolo tagli, orari più lunghi e un braccio di ferro con i sindacati.
23 settembre 2026

C'è un paradosso che attraversa oggi l'industria tedesca: i marchi più desiderati al mondo faticano a permettersi di costruire auto a casa propria. Non è una provocazione, è la sostanza di quanto emerso da Stoccarda, dove Mercedes ha messo nero su bianco un giudizio severo sulla propria produzione in Germania: rispetto a ciò che accade nel resto del mondo, non è più competitiva.

Impianto produttivo Mercedes Benz
Impianto produttivo Mercedes Benz Mercedes Benz
Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Il precedente che fa paura

Per capire perché questa ammissione pesa tanto, bisogna guardare a Wolfsburg. Volkswagen ha già imboccato la strada più dolorosa: un piano da 100.000 esuberi su scala globale e un calendario di chiusure che cancellerà quattro stabilimenti tedeschi. Il primo a spegnersi sarà Emden, insieme a Zwickau, nel 2031. Toccherà poi a Hannover nel 2032, mentre Neckarsulm chiuderà il cerchio nel 2034. Un decennio di smantellamento pianificato che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile.

Ora la domanda che circola tra analisti e addetti ai lavori è semplice: Mercedes sta per seguire la stessa strada?

Linea di montaggio Mercedes Benz
Linea di montaggio Mercedes Benz Mercedes Benz

Il gioco delle ipotesi

La Casa della Stella ha parlato di due stabilimenti a rischio: un impianto che assembla vetture e uno che produce motori. Ma si è fermata lì, senza fare nomi. E così il toto fabbrica è inevitabile.

Le candidature, sulla carta, non mancano. Sul fronte delle linee di montaggio ci sono Sindelfingen, Brema e Rastatt, senza dimenticare i due poli dei veicoli commerciali, Düsseldorf e Ludwigsfelde. Ancora più lungo l'elenco dei siti legati a motori e componentistica: dal centro nevralgico di Untertürkheim fino a Berlino, Amburgo, Affalterbach, Kuppenheim, Kölleda e Arnstadt e Kamenz. Per ora ogni lavoratore di questi impianti può solo aspettare.

Bollette e salari, il vero nodo

Dietro la scelta di Stoccarda non c'è un crollo improvviso, ma una pressione costante e crescente. In Germania energia e manodopera costano più che nei Paesi concorrenti, e questo gap finisce dritto nei bilanci, assottigliando i margini di profitto. Per un costruttore premium, abituato a vivere di redditività elevata, è una minaccia che tocca il cuore del modello di business.

Linea di montaggio
Linea di montaggio Mercedes Benz

Più ore, stessa paga: la carta che divide

Tra le strade valutate dal management per rimettere in equilibrio i conti ce n'è una destinata a far rumore: chiedere ai dipendenti di lavorare più a lungo mantenendo invariato lo stipendio. Una soluzione che, di fatto, riduce il costo orario senza toccare le buste paga nominali. I sindacati hanno già alzato le barricate: qualsiasi riduzione o sacrificio imposto troverà opposizione. In un Paese dove la contrattazione collettiva ha un peso enorme, lo scontro si annuncia lungo.

Tre fronti aperti, nessuna soluzione rapida

Il caso Mercedes è solo l'ultimo tassello di un quadro più ampio. L'automotive tedesco combatte contemporaneamente su tre fronti: un mercato che assorbe meno auto, una transizione elettrica complicata e costosa, e l'avanzata dei costruttori cinesi, sempre più capaci di unire tecnologia e prezzi competitivi.

Presi singolarmente, sarebbero problemi gestibili. Tutti insieme rischiano di ridisegnare la geografia produttiva dell'auto europea. E se perfino la Stella comincia a fare i conti con i propri impianti di casa, il segnale è chiaro: la stagione in cui la Germania era la fabbrica indiscussa d'Europa potrebbe essere arrivata al capolinea.

Ultime da News

Pubblicità