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Per trovare il futuro, McLaren ha deciso di tornare esattamente al punto di partenza. Non a Woking, non ai box di un Gran Premio, ma a Remuera, un sobborgo di Auckland, davanti a una stazione di servizio che negli anni Cinquanta portava il nome di famiglia sull'insegna. È da lì che arriva il nuovo wordmark McLaren, cuore della nuova identità del brand svelata il 22 settembre 2026. Una scelta che dice molto più di un semplice restyling grafico.
La novità più sostanziale non è estetica ma strategica: per la prima volta McLaren Automotive e McLaren Racing parlano con un'unica voce visiva. Le supercar che escono dalla fabbrica inglese e le monoposto che corrono in Formula 1 condivideranno lo stesso vocabolario di segni, colori e caratteri. Un'operazione di coerenza che molti costruttori con un'anima sportiva inseguono da anni e che a Woking hanno deciso di affrontare di petto.
Per costruirla, i due team hanno scavato negli archivi storici comuni, cercando simboli, dettagli e racconti capaci di tenere insieme sessant'anni di storia: dagli esordi di Bruce in Nuova Zelanda fino all'azienda globale di oggi.
La stazione di servizio di Remuera apparteneva a Les e Ruth McLaren, i genitori di Bruce. Non era solo un luogo di famiglia: è lì che il giovane pilota mise insieme la vettura con cui ottenne la sua prima vittoria in pista. Riprendere il lettering di quell'insegna, aggiornato con un disegno contemporaneo, significa ancorare il marchio a un'origine concreta, quasi artigianale, lontana dall'immagine patinata dell'hypercar da milioni di euro.
David Woodhouse, Chief Creative Officer di McLaren Automotive, descrive il cambiamento come lo specchio del percorso che l'azienda sta intraprendendo: un marchio che non ha mai voluto seguire strade già battute e che ora dà forma visibile alla propria ambizione. Sulla stessa linea Lou McEwen, responsabile marketing di McLaren Racing, che sottolinea quanto lo spirito originale del fondatore sia ancora vivo dentro l'azienda.
Chi temeva una rivoluzione totale può stare tranquillo. Lo Speedmark, il segno grafico più riconoscibile della Casa, resta al suo posto. Resta anche il Papaya, l'arancione che per i tifosi è diventato sinonimo di McLaren, ma non sarà più solo: al suo fianco arriva una palette cromatica ampliata, con tonalità ispirate a momenti chiave della storia del marchio. E sopravvive lo Speedy Kiwi, il piccolo omaggio alle radici neozelandesi del fondatore.
Il nuovo logo non arriva dal nulla. È l'approdo di un anno intero dedicato allo storytelling: la riscoperta della M6GT, prima espressione della visione di Bruce per le auto stradali, e la presentazione della McL 6GT come sua reinterpretazione moderna. In pista, intanto, la cosiddetta Papaya Era ha segnato il traguardo del 1.000° Gran Premio in F1 e l'annuncio del programma Hypercar nel WEC, con l'obiettivo dichiarato di conquistare la Triple Crown, l'impresa che accomuna Monaco, Le Mans e Indianapolis.
Ed è qui che la nuova identità assume un peso industriale. McLaren Automotive ha confermato un piano di investimenti da oltre 500 milioni di sterline nel Regno Unito per potenziare produzione e ingegneria. Dentro questa cifra c'è un passaggio che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: l'allargamento della gamma oltre le sportive a due posti, con un SUV McLaren già in programma.
Letta in quest'ottica, la nuova veste grafica è molto più di un cambio di font. È il biglietto da visita di un marchio che si prepara a parlare a un pubblico più ampio, con più personalizzazione, più esperienze e una community da far crescere, senza però perdere il legame con quella piccola officina di Auckland dove tutto è iniziato.
McLaren
Via Giovanni Battista Grassi, 98
20157 Milano
(LI) - Italia
https://cars.mclaren.com/it-it
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