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Il 2025 si è chiuso senza cambiamenti concreti per bollo e superbollo, nonostante annunci, dichiarazioni e bozze circolate nei mesi precedenti. Nessuna delle due riforme fiscali promesse dal governo ha infatti visto la luce entro la fine dell’anno. Tuttavia, il 2026 potrebbe rappresentare un passaggio decisivo, soprattutto per il bollo auto, mentre sul fronte del superbollo lo scenario appare più cauto e graduale.
Diversamente da quanto accaduto in passato, la riforma del bollo auto non è solo un’ipotesi politica: una bozza di decreto è già stata messa nero su bianco dal governo nell’estate del 2025. L’obiettivo iniziale era l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026, ma l’iter si è arenato prima ancora di arrivare in Parlamento.
Il motivo è tecnico ma rilevante: lo schema di decreto non ha mai ricevuto il parere preliminare della Conferenza unificata, l’organismo che riunisce Stato, Regioni ed enti locali per le norme di interesse condiviso. Un passaggio indispensabile, soprattutto considerando che il bollo auto è una tassa di competenza regionale.
Il mancato coinvolgimento della Conferenza non ha però fatto decadere il provvedimento. Nel frattempo, infatti, il governo ha ottenuto una proroga di un anno della delega fiscale, che sarebbe scaduta nell’agosto 2025 e che include anche la riforma del bollo. Questo significa che nel corso del 2026 il testo potrà tornare all’esame istituzionale, con una probabile approvazione entro l’anno e entrata in vigore non prima del 2027.
Resta però un’incognita importante: il testo finale potrebbe non coincidere perfettamente con quello licenziato dal governo a giugno 2025, visto che sia la Conferenza unificata sia il Parlamento dovranno ancora esprimersi.
Ben più complesso appare il futuro del superbollo, la sovrattassa sulle auto più potenti con meno di vent’anni di età. L’abolizione totale, più volte evocata nel dibattito politico, sembra al momento improbabile. Negli ultimi mesi l’ipotesi è stata progressivamente ridimensionata fino a trasformarsi in una generica promessa di “riforma”, della quale però non esistono ancora testi ufficiali.
Il nodo principale resta economico: l’eliminazione del superbollo comporterebbe un buco stimato in oltre 200 milioni di euro l’anno per le casse dello Stato. Un costo che rende difficile un intervento radicale, almeno nel breve periodo.
Più realistico appare invece uno scenario di mini-riforma, anche alla luce del fatto che negli ultimi anni la Lega ha spesso indicato il superbollo come uno dei temi su cui intervenire. L’ipotesi più accreditata è un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta la tassa: dagli attuali 185 kW si potrebbe tornare ai 225 kW previsti nella versione originaria della norma introdotta nel 2011 dal governo Berlusconi.
Si tratterebbe di un compromesso: nessuna abolizione, ma un alleggerimento mirato per una parte delle auto oggi penalizzate.