Bonus retrofit auto, la conversione a GPL e metano conviene di più: cosa cambia nel 2027

Bonus retrofit auto, la conversione a GPL e metano conviene di più: cosa cambia nel 2027
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Nessuna rottamazione e sconto diretto in fattura fino a 800 euro: l’incentivo per trasformare le auto a benzina e diesel sale di dotazione e accompagna le nuove regole tecniche. Ecco chi può ottenerlo, come funziona e quando l’operazione ripaga davvero
9 ottobre 2026

La macchina va ancora benissimo, il motore non dà problemi, ma ogni pieno pesa sul portafoglio più di quanto si vorrebbe. È lo scenario in cui si trovano milioni di automobilisti italiani, e per loro esiste una via di mezzo tra tenersi i costi attuali e firmare per un’auto nuova: il retrofit, ossia la conversione dell’impianto di alimentazione a GPL o metano. Lo Stato la sostiene con il bonus retrofit auto, un contributo che non chiede di rottamare nulla e che resterà operativo ben oltre il 2026, con risorse in crescita proprio a partire dal 2027.

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Quanto vale lo sconto

L’importo non dipende da quanto si spende ma da cosa si installa. Per un impianto GPL il contributo è di 400 euro, mentre chi sceglie il metano ne ottiene 800. È una cifra fissa, non una percentuale: che l’officina chieda tanto o poco, lo sconto statale resta identico. Facciamo due conti su un caso tipico. Un impianto GPL da 2mila euro scende a 1.600 euro, a cui vanno eventualmente aggiunte le spese accessorie legate al lavoro.

Chi può accedere al contributo

La platea è ampia: possono beneficiarne tanto le persone fisiche quanto le persone giuridiche. L’unica esclusione riguarda le aziende che commerciano autoveicoli di categoria M1, cioè le normali autovetture. Ed è proprio a questa categoria che deve appartenere l’auto da trasformare, con una classe ambientale almeno Euro 3.

Il bonus parla quindi soprattutto a chi guida un’auto nata a benzina o a gasolio. Chi ha già un veicolo a GPL, a metano o bifuel resta fuori, così come le vetture elettriche, quelle a idrogeno e le ibride elettrico/idrogeno.

L’impianto deve essere nuovo e omologato

Non vale qualunque kit. Il sistema montato deve essere nuovo di fabbrica e avere un codice di omologazione rilasciato secondo la normativa italiana o conforme al regolamento ONU n. 115. Conta anche il calendario: acquisto, installazione e collaudo devono avvenire dopo l’entrata in vigore del Dpcm del 10 giugno 2026. Chi ha convertito l’auto prima di quella data, insomma, non può recuperare nulla.

C’è poi un paletto da controllare prima ancora di entrare in officina: niente doppio incentivo. Un veicolo che abbia già beneficiato dell’Ecobonus non può ottenere anche il contributo Ecobonus Retrofit. Meglio verificarlo subito, per non bloccare una prenotazione destinata a essere respinta.

Zero burocrazia per l’automobilista

La parte più comoda riguarda la procedura: il proprietario non deve compilare domande né dialogare con il ministero. Tutto passa dall’installatore, che prenota il contributo sulla piattaforma Ecobonus e lo applica direttamente come sconto sul prezzo dell’impianto. A chiudere il cerchio ci pensano poi il costruttore dell’impianto, che rimborsa l’officina, e il fisco, che gli restituisce la somma sotto forma di credito d’imposta.

In fattura l’installatore deve indicare lo sconto legato al contributo pubblico e il nome dell’intestatario o del cointestatario dell’auto trasformata. Una volta inserita la prenotazione, l’intera operazione va conclusa entro 120 giorni.

Le risorse fino al 2030 e la corsa alla prenotazione

Qui sta la novità che riguarda il prossimo anno. Dopo i 4 milioni di euro stanziati per il 2026, la dotazione sale a 5 milioni nel 2027 e resta su questo livello anche nel 2028 e nel 2029, per poi scendere a un milione nel 2030. I fondi non sono divisi in partenza tra GPL e metano, e soprattutto il contributo non è garantito a tutti quelli che hanno i requisiti: si prenota finché c’è disponibilità, poi lo sportello si chiude. La piattaforma del MIMIT dedicata al retrofit è attiva dal 29 luglio 2026 e affianca una sezione specifica per le domande più frequenti.

Quando la trasformazione ripaga davvero

Il bonus aiuta, ma non trasforma automaticamente ogni conversione in un affare. Il punto di partenza è il costo reale dell’impianto, già depurato dal contributo pubblico. Questa cifra va messa a confronto con il risparmio sul carburante, che dipende dai chilometri percorsi ogni anno, dai consumi dell’auto e dalla differenza di prezzo alla pompa tra benzina e gas.

Chi usa la macchina poco, magari per qualche migliaio di chilometri l’anno, rischia di aspettare a lungo prima di rientrare dell’investimento. Il discorso cambia per chi macina tanta strada e conta di tenere la stessa auto per diversi anni ancora: in questo caso i rifornimenti più economici possono ammortizzare la spesa in tempi decisamente più brevi. Nel bilancio finale entrano anche lo spazio disponibile per il serbatoio, gli eventuali costi di manutenzione aggiuntivi e il valore residuo della vettura.

Il nuovo quadro tecnico

L’incentivo arriva in un momento in cui anche le regole di settore sono state riscritte. Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 settembre, aggiorna le norme su omologazione, immatricolazione e verifiche periodiche dei sistemi di trasformazione a GPL, GNC e GNL, con disposizioni che toccano anche i veicoli già in circolazione.

Regole più chiare da un lato e sostegno economico dall’altro rendono il retrofit un’opzione concreta anche nel 2027. Soprattutto per chi ha un’auto ancora in forma e vuole tagliare il costo dei pieni senza affrontare la spesa di un modello nuovo.

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