Bugatti Tourbillon, il segreto da 1.800 CV è grande quanto una mano: viaggio dentro lo sviluppo degli pneumatici Michelin

Bugatti Tourbillon, il segreto da 1.800 CV è grande quanto una mano: viaggio dentro lo sviluppo degli pneumatici Michelin
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Quattro impronte di gomma sull'asfalto decidono tutto. A Ladoux, in Francia, Bugatti e Michelin hanno lavorato per mesi a una copertura nata solo per la nuova hypercar.
18 giugno 2026

Tutta la potenza di una hypercar capace di sprigionare 1.800 CV finisce per giocarsi su una superficie complessiva grande poco più di un paio di mani. È questa la verità scomoda che attraversa l'ultimo episodio di A New Era, la docuserie con cui Bugatti racconta la nascita della Tourbillon, e che porta le telecamere fino al centro prove Michelin di Ladoux, in Francia, dove nell'estate del 2025 il reparto sviluppo ha messo alla frusta uno dei componenti più sottovalutati e insieme più decisivi dell'intera vettura: lo pneumatico.

La tappa francese si inserisce in un programma di validazione che ha già condotto la Tourbillon dai gelidi proving ground svedesi all'anello ad alta velocità di Nardò. Ogni ambiente ha restituito un tassello diverso, e ogni tassello ha contribuito a definire il carattere della macchina prima dell'avvio della produzione di serie.

A coordinare il lavoro al volante c'è Miroslav Zrnčević, Chief Test and Development Driver, una delle molte competenze chiamate a plasmare la guida finale. La sua sintesi è tanto brutale quanto efficace. «Lo pneumatico è la parte più importante», afferma. «Hai soltanto quattro piccole impronte di contatto che collegano l'auto al terreno. Quello che accade lì definisce tutto il resto.»

Bugatti Tourbillon testa gli pneumatici Michelin
Bugatti Tourbillon testa gli pneumatici Michelin Bugatti
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Se fosse una cucina, io sarei l'assaggiatore. Lavoro con diversi team di ingegneri per sviluppare il carattere dell'auto: comandi, dinamica del veicolo e tutto il resto

Miroslav Zrnčević, Capo dei test and development driver

Miroslav Zrnčević, Capo dei test and development driver
Miroslav Zrnčević, Capo dei test and development driver Bugatti

Tre set, dopo mesi di simulazioni

La missione affidata al team era netta: individuare la specifica ideale all'interno di una rosa di gomme sviluppate esclusivamente per la Tourbillon. Niente prodotti adattati, niente compromessi presi a prestito da altri modelli. Bugatti e Michelin sono partite da una serie di concept dedicati, anteriori e posteriori, per poi affinarli attraverso valutazioni incrociate fino a isolare la combinazione perfetta.

Quando il gruppo è arrivato a Ladoux, oltre tre anni di lavoro virtuale avevano già fatto la loro parte. Il campo di candidati si era ristretto a soli tre set appositamente realizzati, pronti a confrontarsi sui tracciati specializzati del centro francese, tra curve ad altissima velocità e prove di tenuta che mettono in crisi qualsiasi compromesso ingegneristico.

Il metodo unisce due linguaggi apparentemente distanti. Da un lato i dati oggettivi, capaci di fotografare con precisione le differenze di grip e di comportamento. Dall'altro il giudizio soggettivo dei collaudatori, l'unica chiave per tradurre quei numeri nella sensazione che la Tourbillon trasmette davvero a chi siede al volante.

Bugatti Tourbillon
Bugatti Tourbillon Bugatti

Una collaborazione che nasce con la Veyron

Il legame tra le due aziende non è una novità. Affonda le radici negli anni della Veyron, ed è proseguito senza interruzioni mentre ogni generazione di hypercar alzava l'asticella delle richieste. Con la Tourbillon, però, la sfida raggiunge un livello inedito: rispetto alla progenitrice ogni parametro fondamentale è cresciuto, dalla potenza all'accelerazione fino alla velocità massima, imponendo una soluzione completamente nuova.

Sviluppare in parallelo auto e copertura ha generato il vero rompicapo, quello del tempo. Le scelte sullo pneumatico andavano compiute prima ancora che ogni sistema della vettura raggiungesse la piena maturità, lasciando comunque i margini necessari per produzione, validazione e integrazione. A questo si aggiunge la prudenza imposta dal valore dei prototipi, ciascuno frutto di anni di lavoro, dove la gestione del rischio conta quanto la ricerca della prestazione assoluta.

L'ultima parola resta all'uomo

Per quanto la simulazione abbia accompagnato il progetto per più di tre anni, il fattore umano rimane insostituibile. Lo spiega Tomislav Šimunić, Head of Vehicle Dynamics: «Alla fine sviluppiamo auto per le persone. Non possiamo costruire tutto soltanto con la tecnologia informatica. Servono i piloti e questa componente emotiva e soggettiva all'interno dell'intera storia.»

Al termine del programma di Ladoux l'obiettivo principale era centrato. Con la specifica preferita finalmente individuata, lo sviluppo ha potuto spostarsi sulla fase successiva, quella della calibrazione di sterzo, ammortizzatori e sistemi di controllo costruita attorno al pacchetto pneumatici scelto.

Resta un dettaglio che racconta la filosofia dell'intera operazione. La gomma selezionata in Francia non è un accessorio montato a posteriori, ma un elemento nato insieme alla vettura, cucito su misura come ogni altra parte della Bugatti Tourbillon. Ed è proprio da quei quattro fazzoletti di gomma, per usare l'immagine cara a Zrnčević, che passerà l'intera promessa della nuova era di Molsheim.

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