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Quando si parla di Bugatti, le cifre fuori scala sono la norma. Ma questa volta non si tratta del prezzo di una hypercar bensì del costo della manodopera. Negli Stati Uniti è infatti scoppiata una controversia legale destinata a far discutere l’intero settore automotive premium: il concessionario Bugatti Miami ha citato in giudizio la casa automobilistica francese accusandola di ritorsioni commerciali e pratiche discriminatorie. La vicenda, emersa nelle scorse settimane, apre interrogativi cruciali sul futuro del rapporto tra costruttori di lusso e rete vendita tradizionale, soprattutto in un momento storico in cui molti marchi stanno sperimentando modelli di vendita sempre più diretti verso il cliente finale.
Secondo i documenti depositati presso il tribunale federale della Florida, il conflitto nasce da una lunga trattativa sui rimborsi per gli interventi in garanzia. Il concessionario aveva inizialmente ottenuto nel 2024 un aumento dei rimborsi sui ricambi fino a circa il 160%. Il nodo centrale è arrivato però nel 2025, quando la struttura ha richiesto un rimborso di 1.350 dollari all’ora per la manodopera necessaria alla manutenzione delle hypercar del marchio. Dopo negoziazioni durate mesi, Bugatti avrebbe accettato temporaneamente una tariffa intermedia di 1.100 dollari l’ora prima dell’entrata in vigore della cifra richiesta a partire dal 2026. Poco dopo, però, il costruttore avrebbe revocato al dealer l’autorizzazione a effettuare interventi in garanzia, sostenendo che i costi applicati fossero eccessivi e che lo stesso livello qualitativo potesse essere ottenuto presso altri rivenditori a prezzi inferiori.
Bugatti Miami sostiene anche di essere stata penalizzata nella distribuzione della nuova Tourbillon, erede della Chiron, ricevendo soltanto due slot produttivi mentre un altro dealer della Florida ne avrebbe ottenuti nove. Considerando il valore di ogni esemplare, la differenza di allocazione rappresenterebbe milioni di dollari di mancati ricavi. Tra le accuse più delicate compare inoltre quella relativa alla vendita diretta ai clienti. Il concessionario afferma che Bugatti avrebbe gestito direttamente prenotazioni, prezzi e contratti per modelli come Chiron e Tourbillon, comportamento che violerebbe la normativa statale americana sui franchise automobilistici.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio: sempre più costruttori di fascia alta stanno ridisegnando il ruolo dei concessionari tradizionali, puntando su relazioni dirette con clienti ultra-facoltosi e su esperienze d’acquisto personalizzate. Il caso Bugatti potrebbe quindi diventare un precedente importante per l’intero mercato delle supercar e delle hypercar, dove il controllo della clientela e delle allocazioni rappresenta ormai una leva strategica quanto la tecnologia stessa delle vetture. Se il tribunale dovesse dare ragione al dealer americano, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre la Florida, influenzando il rapporto tra case automobilistiche e rete commerciale globale in un’epoca di profonda trasformazione del modello distributivo automotive.