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Il Canada cambia rotta sulla transizione alle auto elettriche. Il primo ministro Mark Carney ha annunciato l'eliminazione dell'Electric Vehicle Availability Standard, il vincolo che obbligava le case automobilistiche a vendere esclusivamente veicoli a zero emissioni entro il 2035. Una netta inversione di tendenza rispetto alla linea adottata fino a oggi da Ottawa.
La norma cancellata prevedeva obiettivi intermedi stringenti: il 60% di auto elettriche vendute entro il 2030 e il 100% entro il 2035. Un piano ambizioso che però si è scontrato con la realtà del mercato, le resistenze dell'industria automobilistica e le proteste di diverse province canadesi che lo ritenevano troppo rigido e soprattutto troppo costoso da implementare.
Il governo federale non abbandona l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del settore automotive, ma cambia completamente lo strumento per raggiungerlo. Al posto delle quote obbligatorie di vendita, Ottawa introduce un sistema articolato su tre pilastri.
Il primo è costituito da standard di efficienza dei carburanti rafforzati per automobili e veicoli leggeri, validi per i veicoli che verranno prodotti dal 2027 al 2032. In pratica, tutti i veicoli dovranno consumare e inquinare meno, indipendentemente dal tipo di alimentazione.
Il secondo pilastro prevede un meccanismo di crediti commerciabili tra produttori. Le case automobilistiche che producono più veicoli a basse emissioni guadagneranno crediti che potranno rivendere a chi fatica a rispettare gli standard. Un sistema già sperimentato in California e in altri mercati, che consente maggiore flessibilità operativa alle aziende.
La vera novità è il ritorno degli incentivi all'acquisto. Il governo canadese aveva già sperimentato in passato bonus per le auto elettriche, ma li aveva progressivamente ridotti. Ora invece Ottawa rilancia con contributi fino a 5.000 dollari canadesi (circa 3.300 euro) per chi compra un veicolo elettrico nuovo. Il piano prevede anche investimenti massicci nelle infrastrutture di ricarica, un tasto dolente per la diffusione delle elettriche in un paese vasto come il Canada, dove le distanze sono enormi e le temperature invernali mettono a dura prova l'autonomia delle batterie.
Dietro questa svolta ci sono motivazioni economiche e politiche precise. Le case automobilistiche, sia quelle tradizionali sia i nuovi player dell'elettrico, hanno fatto pressione sul governo sostenendo che gli obiettivi del 2030 e 2035 erano irrealistici dato l'attuale stato del mercato. Le vendite di auto elettriche in Canada sono in crescita, ma siamo ancora lontani dai numeri necessari per rispettare quelle soglie.
Anche le province hanno giocato un ruolo chiave. Alberta, Ontario e altre amministrazioni locali hanno contestato il mandato federale, accusando Ottawa di imporre costi eccessivi sia all'industria sia ai consumatori, in un momento economico già difficile per le famiglie canadesi.
C'è poi il contesto internazionale. Gli Stati Uniti, con la nuova amministrazione, stanno rivedendo le proprie politiche ambientali in senso più favorevole all'industria tradizionale. L'Europa, pur mantenendo gli obiettivi al 2035, sta discutendo deroghe e flessibilità. In questo scenario, Ottawa ha scelto di adeguare il tiro.
Il governo Carney assicura che l'abbandono delle quote obbligatorie non significa rinunciare alla transizione elettrica. Gli obiettivi di lungo termine rimangono sulla carta molto ambiziosi: 75% di veicoli elettrici venduti entro il 2035 e 90% entro il 2040.
La differenza è nel metodo. Invece di imporre percentuali fisse alle case automobilistiche, il governo punta a creare le condizioni di mercato affinché i consumatori scelgano spontaneamente l'elettrico: incentivi economici, rete di ricarica capillare, standard di efficienza che rendono i veicoli termici progressivamente più costosi.
Le associazioni ambientaliste non nascondono la preoccupazione. Per molti di loro, questa decisione rappresenta un passo indietro nella lotta al cambiamento climatico. Senza l'obbligo di vendita, temono, le case automobilistiche continueranno a spingere i modelli a combustione interna che garantiscono margini di profitto più alti.
C'è anche il timore che gli incentivi, per quanto generosi, non bastino a compensare il differenziale di prezzo tra auto elettriche e tradizionali, soprattutto nei segmenti più accessibili del mercato. E senza una spinta normativa forte, il rischio è che gli obiettivi del 2035 e 2040 rimangano solo numeri sulla carta.
Questa svolta potrebbe avere ripercussioni significative sul mercato automotive nordamericano. Il Canada è integrato produttivamente con gli Stati Uniti e il Messico attraverso l'accordo USMCA. Un allentamento delle regole canadesi potrebbe influenzare anche le strategie industriali delle case automobilistiche attive nella regione.
Per i consumatori, almeno nel breve termine, la novità potrebbe tradursi in una maggiore scelta e in prezzi più competitivi, grazie al ritorno degli incentivi. Ma la vera sfida sarà capire se questo approccio più morbido riuscirà davvero a mantenere il Canada sulla traiettoria della decarbonizzazione dei trasporti, o se rappresenterà un freno alla transizione necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici complessivi del paese.