Caro petrolio, asfalto alle stelle: rincari fino al 50% nei cantieri stradali

Caro petrolio, asfalto alle stelle: rincari fino al 50% nei cantieri stradali
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La crisi energetica legata alla guerra in Iran fa impennare petrolio e gas, con effetti immediati su bitume e asfalto. In Italia i costi nei lavori stradali crescono fino al 50% e il settore chiede interventi urgenti per evitare lo stop dei cantieri
18 marzo 2026

La nuova crisi geopolitica in Medio Oriente, con la guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz, sta già producendo effetti concreti sull’economia reale. In Italia, secondo SITEB (Associazione Strade Italiane e Bitumi), negli ultimi 20 giorni il costo del bitume e dell’energia è aumentato in modo esponenziale, mettendo a rischio la continuità dei cantieri e l’intera filiera. Dopo l’escalation militare in Iran e il coinvolgimento delle principali potenze internazionali, il prezzo del petrolio ha registrato aumenti significativi, accompagnati da forti tensioni anche sul gas naturale.

Il punto nevralgico della crisi è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti al mondo per il traffico energetico: da qui transita una quota rilevante del petrolio globale, e qualsiasi interruzione o rischio percepito si traduce immediatamente in aumenti dei prezzi. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I carburanti sono tornati a crescere rapidamente e, insieme a loro, anche i costi per le imprese energivore.

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Bitume +47% e energia raddoppiata: cantieri sotto pressione

Secondo l’allarme lanciato da SITEB, negli ultimi 20 giorni il prezzo del bitume è aumentato fino a 200 euro a tonnellata, segnando un +47% rispetto al mese di febbraio. Un incremento improvviso e particolarmente difficile da assorbire per le imprese del settore. Allo stesso tempo è cresciuto in modo significativo anche il costo dell’energia. Il gas metano, indispensabile per la produzione del conglomerato bituminoso, è praticamente raddoppiato nel giro di pochi giorni, passando da 2–3 euro a tonnellata a 6–7 euro.

Questo si traduce in un impatto diretto sui costi di produzione, che arrivano a incidere fino a 12–14 euro per ogni metro cubo di asfalto prodotto. La combinazione di questi fattori porta a un aumento complessivo dei costi nei lavori stradali che può raggiungere il 50%, una soglia che mette seriamente in difficoltà soprattutto i cantieri già avviati e regolati da contratti firmati prima dell’esplosione dei prezzi.

Il rischio paralisi per infrastrutture e imprese

Il settore delle infrastrutture viarie rappresenta uno degli assi portanti dello sviluppo economico italiano, anche in relazione ai grandi investimenti pubblici e ai programmi di ammodernamento della rete stradale. Tuttavia, il rapido cambiamento dello scenario energetico globale rischia di compromettere questo percorso.

Le imprese si trovano infatti a operare con costi improvvisamente fuori controllo, senza strumenti adeguati per compensarli. Questo può portare al rallentamento dei cantieri, alla sospensione dei lavori e, nei casi più critici, alla fermata degli impianti produttivi. Le conseguenze non riguardano solo le aziende, ma anche l’occupazione e il rispetto delle tempistiche delle opere pubbliche.

Le richieste al Governo e lo scenario per la mobilità

Per evitare questa situazione, l’associazione ha inviato una lettera al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini chiedendo misure straordinarie e urgenti. L’obiettivo è introdurre strumenti in grado di compensare almeno in parte gli aumenti eccezionali dei costi energetici e delle materie prime, adeguando i meccanismi di revisione prezzi alla reale dinamica dei mercati.

Allo stesso tempo viene sottolineata la necessità di sostenere economicamente le imprese anche per quanto riguarda gli oneri legati alla gestione dei rifiuti e ai processi della transizione ecologica, che comportano investimenti sempre più rilevanti.

 

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