Caterham sul ghiaccio: quando 560 kg bastano per divertirsi come matti

Pubblicità
15 febbraio 2026

Sono circa le 9.00 del mattino, siamo sul Passo del Tonale e più precisamente alla Pista di Ghiaccio Val di Sole, dove almeno per oggi il sole c’è per davvero, anche se l’app del meteo che abbiamo consultato in modo compulsivo nell’ultima settimana ha preannunciato una temperatura massima di …-1.

Poco male, in fondo come si sarà già capito siamo qui per sperimentare la guida su ghiaccio, esercizio che implica per forza di cose un po’ di freddo. Di fronte a noi sulla sinistra ci accoglie una parata di BMW equipaggiate con gomme chiodate, mentre alle nostre spalle c’è bel un gruppetto di Yaris GR, anche loro quasi tutte con i “chiodi”.

Sembra tutto perfetto, peccato che niente di tutto questo oggi ci interessi, perché noi guardiamo dalla parte opposta, dove parcheggiate una accanto all’altra ci sono 4 Caterham: due 340R, una 485R e una 170R, tutte con le scarpette chiodate naturalmente. È con una di loro, precisamente una 340R azzurra con roll cage rosso e interni in carbonio, che affronteremo la pista ghiacciata. Com’è fatta? 560 kg per 170 CV e differenziale autobloccante (naturalmente meccanico). La scheda tecnica oggi finisce qui perché gli elementi davvero importanti sono questi, soprattutto il peso come vedremo.

Nonostante i chiodi da 3 mm che costellano gli pneumatici, il colpo d’occhio è piuttosto straniante, perché la Caterham è animale da pista (d’asfalto) o da passi di montagna (con la bella stagione), ma cosa c’entra in questo contesto? La pazza idea di portarne una in Val di Sole in pieno inverno e vedere l’effetto che fa è venuta alla Romeo Ferraris di Mario Ferraris e Michela Cerruti - importatore ufficiale di Caterham - in collaborazione con la Khero Driving Experience diretta da Marco Blasutta, che mette a disposizione gli istruttori di guida che affiancano i partecipanti durante l’esperienza di guida su ghiaccio.

Dai primi video diventati ben presto virali alle prime experience per i clienti più fedeli il passo è stato breve e la richiesta è rapidamente cresciuta, tanto da diventare una delle proposte più esclusive di Romeo Ferraris, che le Caterham oltre che venderle e prepararle le noleggia pure, per la pista e su strada.

La giornata comincia con un briefing telegrafico. Giusto pochi concetti per capire dove ci troviamo. Attenzione alla pendenza, perché l’aderenza ridotta fa sì che anche pochi gradi possono amplificare l’inerzia della vettura sul ghiaccio. E attenzione alle condizioni della pista, che possono cambiare in ogni momento per effetto del passaggio delle altre vetture piuttosto che per il vento che porta la neve in pista o ancora per una variazione delle temperature quando il sole appare o scompare dietro una nuvola. E ancora, su ghiaccio è fondamentale frenare sempre e solo a ruote dritte ed è meglio scordarsi le “staccatone”, privilegiando una pressione graduale sul pedale centrale quando si arriva a velocità sostenuta. Tutto chiaro?

La partenza è subito… una falsa partenza, nel senso che con il tettuccio non riusciamo proprio a infilarci nell’angusto abitacolo, ma non avevamo detto che splendeva il sole? E allora sciarpa, cappello di lana e via il tetto, presto imitati da tutti i compagni di avventura. Prima di lanciarci in pista però meglio fare un po’ di pratica: ecco allora il classico slalom con i birilli, in un’area a parte, perfetta per iniziare a sondare trazione e aderenza e capire come dosare le forze in gioco.

La prima sensazione è quella di avere un sorprendente controllo considerando il contesto: le scarpette chiodate fanno una differenza abissale anche rispetto alle migliori “invernali”, garantendo che l’auto risponda realmente agli input del pilota. Giri il volante e l’auto gira, acceleri e la velocità aumenta subito, freni e rallenti senza bloccaggi.

Poi certo, siamo comunque sul ghiaccio, quindi l’auto derapa e sbanda - e meno male, siamo qui per questo! - ma sempre in modo straordinariamente progressivo e ad una velocità tale per cui anche il pilota meno esperto riesce a fare le giuste correzioni con un po’ di pratica. Così già tra i birilli la Caterham inizia a mostrare la sua magia: il peso leggero elimina quasi del tutto l’inerzia e lo sterzo diretto rende immediate le continue correzioni richieste con il volante, mentre il motore aspirato garantisce quella progressività nell’erogazione che su ghiaccio rende l’acceleratore uno strumento di precisione chirurgica. Abbiamo capito che si può fare, ma ora tocca alla pista.

Pista che nella foto panoramica all’interno dell’hospitality può lasciare un po’ perplessi: lunga circa 1,2 km, potrebbe sembrare poco più di un kartodromo ma una volta all’interno la percezione cambia completamente, anche perché la larghezza generosa (in media di 12 metri con tratti che raggiungono i 20 metri) e la varietà di curve consentono di mettersi alla prova con ogni tipo di situazione: varianti lente, tornanti stretti, ma anche “esse” veloci e perfino un curvone da fare tutto di traverso in terza per chi se la sente (ci arriveremo). Insomma, una pista vera.

Entriamo ricordando a noi stessi che il primo giro serve solo per esplorare il tracciato, ma la Caterham risponde subito all’acceleratore con una sbandata che ci viene sorprendentemente naturale controllare con un controsterzo immediato e a quel punto ogni buona intenzione è già andata perduta, mentre la sciarpa nasconde un sorriso largo come tutta la pista.

Naturalmente in realtà non è tutto così facile: la differenza tra una manovra perfetta e uscire di traiettoria, o girarsi, è questione di un equilibrio sottile tra tanti fattori. Innanzitutto il tempismo con cui agiamo su freno, acceleratore e sterzo: accordare tutto non è semplice, soprattutto all’inizio. Non a caso la domanda che rivolgeremo più spesso all’istruttore durante la giornata sarà “cosa ho sbagliato stavolta?”.

Bisogna fare tutto nel modo giusto al momento giusto. Ma anche nel punto giusto, azzeccando la traiettoria all’inizio della sequenza, perché se in una pista “normale” capita a volte in una successione di curve di sacrificare l’ingresso per una maggiore velocità di percorrenza complessiva del tratto, su ghiaccio questo è ancora più importante perché trovarsi fuori traiettoria di mezzo metro, complice l’inerzia amplificata dalla bassa aderenza, spesso vuol dire essere nel punto sbagliato per la manovra successiva.

L’altra grande variabile è la consistenza della pista dove mettiamo le ruote, che cambia da un punto all’altro: sulla neve fresca la vettura perde immediatamente aderenza, così come sul ghiaccio ai bordi del tracciato dove normalmente le vetture non transitano. Meglio stare in centro dunque, o comunque mantenersi in traiettoria. Ma come si diceva attenzione anche ai cambi di temperatura e di vento: tra un turno e l’altro l’aderenza effettivamente cambia e il primo giro è sempre di “esplorazione” per capire se i riferimenti presi sono tutti ancora validi.

Due ore e moltissimi errori dopo, però, usciamo da una “esse” veloce stando belli stretti e senza esagerare con il gas per non rischiare di uscire di traiettoria e perdere velocità, divoriamo il corto rettilineo successivo in fondo al quale siamo allegramente oltre gli 80 km/h (che su ghiaccio sembrano almeno il doppio) e ci tuffiamo in una semicurva a sinistra con la macchina che si scompone un attimo, ma la correzione è istantanea e senza mollare l’acceleratore, cosa che ovviamente ci gasa moltissimo.

Ma occhio che il difficile arriva adesso: la sede stradale in questo punto è ampia e ci teniamo all’esterno rispetto alla “piega” verso destra del tracciato, appena l’auto è dritta pedale sul freno per perdere velocità, ma non troppa, quindi colpetto di sterzo a destra e la macchina si intraversa. E ora giù con il gas: la Caterham percorre tutta la curva in derapata in terza marcia fino al punto in cui il curvone chiude in un tornante a destra vero e proprio: solo allora scaliamo in seconda lasciando che la macchina chiuda quasi da sola la traiettoria, mentre noi siamo già pronti a riaprire il gas per uscire con una nuova derapata di potenza.

Non sempre la manovra riuscirà nei giri successivi, a riprova di quanto sia sottile l’equilibrio per una esecuzione perfetta, ma questo non fa che rendere l’esperienza di guida ancora più stimolante. Nel pomeriggio, dopo una breve pausa pranzo in una hospitality vetrata con vista mozzafiato, si ricomincia ma subito c’è una sorpresa: gireremo sulla pista con senso di marcia invertito, e chiunque abbiamo provato a girare su un tracciato al contrario, anche solo sui simulatori di guida, sa che è come se fosse una pista tutta diversa. In pratica due track day in uno.

Divertente no? Ecco, la parola chiave è proprio divertimento. Quella che sulla carta può sembrare un’esperienza estrema - girare con le Caterham sulla pista ghiacciata - si rivela in realtà sorprendermene accessibile e incredibilmente divertente, con una curva di apprendimento progressiva che riesce ad appagare sia il neofita sia il driver che magari ha già un (bel) po’ di esperienza di guida in pista. Insomma, una “experience” irrinunciabile per tutti gli appassionati.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Argomenti

Ultime da News

Pubblicità
Caricamento commenti...