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Il nuovo Codice della Strada finisce al centro delle polemiche. A contestare l'impostazione della riforma sono 42 associazioni riunite nella Rete Italiana Mobilità Equa (RIME), che hanno presentato alla Camera dei deputati le proprie osservazioni sul provvedimento. L'obiettivo è ottenere una revisione del testo attualmente all'esame del Parlamento, ritenuto potenzialmente penalizzante per pedoni, ciclisti e utenti vulnerabili. La richiesta delle organizzazioni è chiara: sospendere l'iter della riforma e riaprire il confronto con associazioni, amministrazioni locali ed esperti di sicurezza stradale.
Nata nel giugno 2026, la Rete Italiana Mobilità Equa riunisce 42 organizzazioni impegnate nella tutela delle vittime della strada, nella promozione della mobilità ciclistica e pedonale, nel trasporto pubblico e nella qualità dello spazio urbano. La presentazione alla Camera ha visto anche la partecipazione, attraverso interventi e saluti istituzionali, di Andrea Casu del Partito Democratico e Roberto Pella di Forza Italia.
Proprio il carattere trasversale dell'iniziativa rappresenta uno degli elementi sottolineati durante l'incontro. La sicurezza stradale, secondo i promotori, dovrebbe superare le divisioni politiche e diventare una priorità condivisa. Nel corso della conferenza è stato richiamato il dato di 2.868 vittime della strada nell'ultimo anno, citato da Andrea Casu, insieme alla stima di 57 miliardi di euro di costi sociali ed economici complessivi legati alla mobilità insicura. La portavoce di RIME, Francesca Chiodi, ha ribadito la necessità di una visione che consideri la strada come uno spazio pubblico da rendere accessibile e sicuro per tutti, indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato.
Le principali perplessità riguardano alcune disposizioni che rischiano di trasferire sugli utenti più esposti le conseguenze di comportamenti pericolosi da parte degli automobilisti. Andrea Colombo, esperto legale di mobilità sostenibile, ha evidenziato in particolare due aspetti: l'obbligo per i pedoni di accertarsi di essere stati visti prima di attraversare e la previsione di una distanza minima dai mezzi pesanti a carico di chi circola in bicicletta o in moto.
Una questione particolarmente delicata riguarda anche le sanzioni per eccesso di velocità. Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri, ha contestato la riduzione degli importi delle multe, sostenendo che la riforma rischi di indebolire gli strumenti di prevenzione. Nel corso dell'incontro è stato citato il caso di un automobilista sorpreso a 65 km/h in una strada con limite di 50 km/h: con le nuove disposizioni la sanzione potrebbe passare dagli attuali 121 euro, con decurtazione di tre punti, a 52 euro senza perdita di punti.
Nel mirino finiscono anche le Zone 30, considerate dalle associazioni uno strumento fondamentale per ridurre la gravità degli incidenti nei centri urbani. Guarnieri ha richiamato una revisione sistematica di oltre cento studi, secondo la quale i limiti di 30 km/h in città possono ridurre di circa il 30% morti e feriti gravi.
Tra i temi sollevati ci sono la gestione delle Zone 30, delle ZTL, delle aree pedonali e delle infrastrutture ciclabili. Secondo Granelli, il nuovo impianto rischierebbe di sottoporre le decisioni dei Comuni a vincoli e direttive ministeriali più stringenti, riducendo la possibilità di adattare gli interventi alle caratteristiche dei singoli territori. A destare preoccupazione sono anche le corsie ciclabili, comprese quelle realizzate attraverso la semplice segnaletica orizzontale, considerate uno strumento rapido per migliorare la sicurezza e favorire gli spostamenti in bicicletta.
La posizione delle associazioni è accompagnata da una richiesta di investimenti concreti. RIME indica quattro priorità: il rafforzamento del trasporto pubblico locale, lo sviluppo di metropolitane e tram, il finanziamento del Piano nazionale della sicurezza stradale e il sostegno alla mobilità ciclistica e pedonale. Tra le cifre indicate figurano 1,2 miliardi di euro aggiuntivi all'anno per il trasporto pubblico e 1,4 miliardi per attuare il Piano nazionale della sicurezza stradale.
La richiesta conclusiva è quindi quella di sospendere l'iter della riforma del Codice della Strada e avviare una revisione approfondita, coinvolgendo Parlamento, Comuni e società civile. Per le 42 organizzazioni, la questione non riguarda soltanto le regole di circolazione, ma il modello di mobilità che l'Italia intende adottare nei prossimi anni.