Non è solo scaramanzia, ecco perché Kimi Antonelli rifiuta il numero 1 e resta con il 12 di Senna: "Bisognerà fare un altro step, devo ancora raggiungere il mio prime"

Non è solo scaramanzia, ecco perché Kimi Antonelli rifiuta il numero 1 e resta con il 12 di Senna: 'Bisognerà fare un altro step, devo ancora raggiungere il mio prime'
Pubblicità
Diventato il più giovane campione del mondo di Formula 1, Kimi Antonelli spiega perché nel 2027 non userà il numero 1 sulla sua Mercedes ma resterà fedele al 12 di Senna: "Sento che mi dà un nuovo punto di partenza, il sogno è continuare a vincere"
3 novembre 2026

Andrea Kimi Antonelli ha fatto la storia. Con il terzo posto conquistato sul tracciato dell'Autódromo Hermanos Rodríguez in Messico, il pilota bolognese ha chiuso matematicamente i giochi iridati, laureandosi a soli 20 anni il più giovane Campione del Mondo nella storia della Formula 1. Un trionfo sensazionale arrivato al termine di una stagione straordinaria e al culmine di un percorso di crescita impressionante, completato in appena due anni nel Circus. E con la conquista dell'alloro iridato, per il talento di casa Mercedes si è spalancata la porta riservata ai predestinati: la possibilità di rinunciare al proprio numero fisso per fregiarsi, nella stagione successiva, del prestigioso numero 1 sulla propria monoposto, il simbolo definitivo del primato mondiale.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Eppure, davanti a questa scelta iconica, la risposta del neo campione è stata netta e spiazzante, guidata non solo dalla sua ben nota scaramanzia ma da una profonda ricerca di identità e radicamento. "Resterò con il numero 12, l'ho deciso. Se ho avuto un dubbio? No, allora sinceramente no. Ho la sensazione che col 12 riesco a stare più con i piedi per terra. Perché col numero 1 è bello, è bellissimo — a parte che vabbè, col numero 1 ho sempre avuto sfiga, però non è neanche quello — cioè io l'userei anche, però col 12 mi dà l'idea proprio di riniziare non da zero, ma... Paura di montarmela? No, no, però il 12 mi dà più consapevolezza e anzi sento che mantenerlo mi dà un nuovo punto di partenza dove ripartire e ricostruire", ha raccontato Kimi nel paddock del Messico, unendo la genuinità dei suoi vent'anni a una maturità che sorprende ogni volta che si spegnono i semafori.

Una decisione che profuma di umiltà e di fame di vittorie, pensata per non alterare gli equilibri mentali e per conservare intatta quella fame agonistica che lo ha portato sul tetto del mondo. C'è poi un legame viscerale e romantico che unisce Antonelli al numero 12: la passione per il suo grande idolo, Ayrton Senna, che proprio con quel numero stampato sulla Lotus e sulla McLaren ha scritto pagine indimenticabili di storia e conquistato il suo primo titolo iridato nel 1988. Un richiamo d'affetto fortissimo che rende la scelta di Kimi ancora più affascinante, ma che al tempo stesso segna una netta divergenza d'approccio rispetto al passato. Lo stesso Senna, infatti, una volta conquistato il mondiale, non esitò a sfoggiare l'1 sulla sua monoposto per difendere il primato nelle stagioni successive, abbandonando il 12 che lo aveva accompagnato nella scalata. Kimi, invece, decide di spingersi oltre la tradizione del suo mito, preferendo preservare l'identità del numero che lo ha cresciuto rispetto al fascino del numero dei campioni.

Del resto, la testa è già proiettata al domani e alle sfide che verranno, come confermato dalle sue stesse parole: "Il prossimo sogno? Quello di continuare a vincere. Come ho detto, è solo il secondo anno e la strada è ancora lunghissima. La cosa bella è che prima di raggiungere il potenziale vero, il peak, il prime, c'è ancora strada, c'è ancora tanto da imparare, ci sono ancora tante situazioni dove posso fare meglio. Quindi quello è molto bello e dà fiducia per il futuro. Ovviamente ogni anno bisogna tornare più forti, bisogna continuare ad alzare l'asticella perché quest'anno abbiamo sempre avuto una macchina competitiva, soprattutto a inizio anno. Adesso le prestazioni sono molto più vicine, da pista a pista: magari la Red Bull va più forte, qua la Ferrari era molto forte, ad Austin andavamo molto forti noi. Non c'è garanzia che il prossimo anno potremo ripartire come siamo adesso. Quindi lì bisognerà fare un altro step, perché se mi ritroverò a lottare con Max, con Lewis — e lo dico perché lo penso —, George sicuramente ritornerà più forte, bisognerà mantenere il livello di costanza ma fare uno step in più. Il sogno è continuare a vincere, alla fine questa è la sensazione più bella. È solo l'inizio, deve essere solo l’inizio".

La scelta di Antonelli di dire no al numero 1 si inserisce in un’affascinante tradizione all'interno della Formula 1 moderna, inaugurata nel 2014 con l'introduzione dei numeri fissi personali volti a costruire l'identità commerciale e visiva dei piloti. Da allora, la regola ha concesso ai campioni del mondo in carica la facoltà di scegliere se difendere il titolo con l'1 o mantenere il proprio numero di affezione. Sebastian Vettel fu il primo ad abbracciare l'1 nel 2014 dopo i suoi quattro titoli con la Red Bull, seguito poi da Max Verstappen che dal 2022 ha fatto del numero 1 un vero e proprio marchio di fabbrica ininterrotto sulle sue monoposto, fino a Lando Norris che ha scelto di accantonare il suo numero 4 per l’1 per il titolo conquistato nel 2025. Di contro, la storia recente registra esempi illustri di chi ha preferito la continuità e il proprio legame affettivo al simbolo del primato: Lewis Hamilton, pur conquistando titoli a ripetizione nell'era ibrida, ha sempre custodito gelosamente il suo iconico numero 44, così come Fernando Alonso e Jenson Button avevano fatto in passato con i loro numeri storici, considerando il proprio marchio numerico ben più rappresentativo di un semplice cartellino di transizione.

In questa galleria di leggende che hanno fatto della coerenza una filosofia, la scelta di Andrea Kimi Antonelli trova una sponda d'eccezione proprio nella mentalità di casa Mercedes. Nessuno dei piloti che ha conquistato un titolo mondiale al volante di una Freccia d'Argento nell'era moderna ha mai voluto cedere alla tentazione di cambiare il proprio numero di riferimento per passare all'1. Lo stesso Lewis Hamilton ha sempre rispedito al mittente l'opzione del numero 1 durante i suoi anni d'oro a Brackley e Brixham, difendendo con orgoglio il 44 che lo accompagna sin dai tempi dei kart. Una linea di continuità e di ferrea identità personale che oggi Kimi Antonelli abbraccia in pieno, decidendo di legare la sua prima, leggendaria corona iridata a quel numero 12 che non è soltanto una cifra sulla carena, ma il rifugio sicuro della sua normalità e il trampolino perfetto verso il futuro che, nelle sue mani, promette di scrivere pagine memorabili.

Pubblicità