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Chi sono i promossi e i bocciati dell'Autódromo Hermanos Rodríguez? Scopriamolo insieme, sfogliando le pagelle del Gran Premio del Messico 2026 di Formula 1.
Per una volta partiamo dal terzo classificato e non serve spiegare il motivo. Tralasciando i giudizi sulla sua stagione (per quello ci sarà il pagellone finale), in Messico Antonelli ha corso da… campione: Mercedes non era una monoposto vincente, ma l’italiano parte bene (due volte) e resta vicino al gruppo di testa senza correre rischi, aspettando un’occasione. Quando questa arriva si fa trovare pronto: infila Leclerc cattivo ma pulito al primo tentativo (cosa che a Norris non riesce in 20 giri) e sale così sul podio, che è tutta un’altra cosa se devi festeggiare il tuo primo titolo iridato. Fortissimo anche di testa: voto 10.
La vittoria di tappa va invece a Verstappen, che come sempre dà il tutto per tutto per stare lì davanti e sfrutta il disastro Ferrari per issarsi in testa, da dove non c’è modo di schiodarlo grazie anche al propulsore auto-costruito dai “bibitari” che magari l’avessero fatto a Maranello…. Al netto degli errori altrui, comunque, l’olandese si conferma come sempre imbattibile se c’è anche solo una possibilità di vincere. Voto 10, tostissimo.
Mastica giustamente amaro Hamilton, autore di una bellissima pole position e con il potenziale per vincere, se non fosse per l’attacco suicida di Leclerc in curva 4. Dopo il restart l’inglese tenta di riprendersi la vetta con un sorpasso su Verstappen, avrebbe anche la velocità per farlo, ma nel dritto la Red Bull si dimostra imprendibile. Di questo, come di quanto accaduto al primo giro, l’inglese però non ha colpe: voto 9, sabotato.
Voto 4 invece a Leclerc, che sbaglia grosso per due volte: al primo giro quando attacca come se non ci fosse un domani il compagno di squadra, beccandosi una giusta penalizzazione e danneggiando la gara di Hamilton, e al restart quando spiattella una gomma con un bloccaggio francamente evitabile.
Come sempre, Leclerc, quando il compagno gli sta davanti, vede rosso, ma in questo caso l’attaccamento alla squadra non c’entra, anzi, in squadra difficilmente saranno contenti. Il piede c’è sempre, la testa no.
5° un Norris che si conferma leader di una McLaren che però ha perso la strada per la vittoria: l’inglese fa il suo dovere, ma su Leclerc poteva e doveva portare a termine l’attacco. Voto 6,5: niente di esaltante.
Solo 6° un Russell che, in qualifica, era sembrato per una volta più in palla del compagno di squadra, ma i soliti problemi di energia gli rovinano la partenza: poi mette il muso dove non dovrebbe, mandando in testacoda Hadjar e, con 10 secondi di penalità, le sue speranze si spengono lì. Chiude nell’anonimato nel giorno di gloria del compagno di squadra, che però mostra, ancora una volta, più ritmo e più lucidità: voto 5; anche la sfortuna, a volte, se la crea.
Voto 8 a Lawson, arrivato addirittura 7° dopo essere partito dal fondo. Il suo week end era iniziato con una collisione nelle libere con Verstappen con conseguente penalizzazione per entrambi, ma il neozelandese l’ha raddrizzato con una gara fenomenale. Pare che nemmeno questo basti per garantirgli il sedile il prossimo anno. Se fosse così, sarebbe un’ingiustizia clamorosa. Qualcuno gli dia un volante di F1 per il 2027 per favore.
Voto 7 a Bortoleto, di nuovo a punti dopo una fase un po’ sottotono: in Messico è bravo soprattutto a non commettere errori, dimostrando maturità oltre che velocità.
A punti nonostante tutto e tutti anche Hadjar, colpito da Russell ma anche autore di un episodio spiacevole con un tifoso nel fine settimana: ancora una volta però Verstappen è lassù mentre il francese fatica e forse per questo inizia a innervosirsi. Voto 6: serve un po’ di tranquillità.
Chiude la zona punti a sorpresa Hirakawa, messo in auto per punire le intemperanze ai box di Ocon e bravo sinceramente a non sfigurare, perché un conto è fare il terzo pilota in un turno di libere, tutta un’altra cosa se ti dicono “già che ci sei ora fai anche qualifica e gara”. Alla fine ha colto perfino un punto iridato, complici le penalizzazioni dei piloti Alpine: voto 7, una bella favola.
Fuori dai punti, voto 4 a Piastri, addirittura escluso dal Q3 in prova e in gara autore di un contatto (sanzionato) con Lindblad che di fatto distrugge la gara di entrambi. Anche andando a punti, comunque, il suo sarebbe stato un altro fine settimana sottotono, l’ennesimo di una stagione in grave difficoltà.
Voto 8 invece a Lindblad, stabilmente a punti dopo una partenza fulminea, fino all’incidente con l’alfiere della McLaren. Peccato non aver concretizzato, ma resta l’ennesima prova maiuscola.
Voto 5 ad Albon e Sainz, perché va bene che la Williams è un disastro, ma davvero non sono riusciti a finire davanti a Hirakawa con la Haas? Non è che ormai nelle prestazioni incide anche una certa demoralizzazione di chi è al volante?
E voto 5 a Gasly e Colapinto, entrambi a punti salvo farsi beccare a non rallentare sotto le bandiere gialle, con conseguente retrocessione: una bella occasione persa e possiamo immaginare come l’ha presa Briatore. Come dire, bravini ma un po’ troppo distratti.
Voto 7,5 a Perez, come sempre quando corre in casa, autore di un garone compatibilmente con il mezzo a disposizione e fresco di rinnovo per 3 anni perché “crede nel progetto Cadillac” (e non perché è l’unico team a credere ancora in lui, ovviamente). Che poi, vista la disavventura capitata a Bottas, ci vuole anche un certo coraggio, va detto…
A proposito, voto 3 a Cadillac: va bene essere lenti, a volte lentissimi, ma se una sospensione si disintegra in frenata alla fine di uno dei rettilinei più lunghi del Mondiale non è una gran pubblicità… E non è nemmeno la prima volta che il team americano ha problemi di qualità costruttiva.
E voto 3 a Vasseur, il vero responsabile del disastro Ferrari nel primo giro, perché dopo le qualifiche qualsiasi team manager con un po’ di competenza e autorevolezza (le due cose tendono ad andare di pari passo in genere, citofonare Todt e Wolff), considerando anche che quello messicano è un altro circuito che sembra disegnato apposta per creare disastri al via, avrebbe chiarito già il sabato sera che la priorità era proteggere chi aveva conquistato la pole position ed evitare contatti di qualsiasi tipo. Stavolta in Ferrari si sono mangiati una vittoria quasi sicura, replay aggravato di quanto visto a Monza, senza dimenticare tutte le volte che hanno perso tempo per non saper imporre un ordine di scuderia. Se non altro, stavolta il team manager francese non ha potuto dare la colpa ai giornalisti.