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Il trimestre autunnale di Ferrari si chiude con numeri che sfidano le incertezze del mercato globale, sostenuti dal successo delle personalizzazioni, dall'hypercar F80 e, a sorpresa, dalla risposta commerciale alla Luce, la prima elettrica del Cavallino.
Durante la conference call di presentazione dei risultati trimestrali, l'amministratore delegato Benedetto Vigna ha spazzato via i dubbi sull'accoglienza del primo modello a batteria di Maranello. Le aspre critiche stilistiche seguite al lancio non si sono tradotte in una freddezza dei clienti, ma al contrario: "La Luce, quando viene osservata dal vivo, porta a casa decisamente gli ordini che ci aspettiamo", ha spiegato Vigna.
A cambiare la percezione dei collezionisti ha contribuito anche l'asta record di Pebble Beach, dove il primo esemplare è stato battuto per 40 milioni di dollari. Il risultato pratico è che l'intero lotto di produzione pianificato per il 2027 risulta già completamente allocato.
Forte di questi risultati, Ferrari non intende rallentare il passo della transizione. L'AD ha ribadito all'evento Quattroruote Next la fedeltà al piano industriale che prevede un mix produttivo composto al 40% da motori termici, al 40% da ibridi e al 20% da modelli puramente elettrici. "La nostra dimensione tecnologica ci consente di sviluppare l'innovazione lungo tante direzioni", ha precisato Vigna, citando cinque vettori chiave: propulsione, aerodinamica, controllo dinamico, interfaccia e materiali.
Non è mancata una riflessione sulla concorrenza, con un plauso inaspettato alla nuova Tesla Roadster: Vigna le ha assegnato "dieci in comunicazione e dieci in tecnologia", sottolineando come la vettura americana dimostri che l'innovazione è ancora possibile in un settore dove molti pensano il contrario, e ricordando come la stessa Ferrari detenga già brevetti pregressi su soluzioni simili.
La solidità commerciale si riflette in modo lampante sui dati finanziari e, nonostante una leggerissima flessione delle consegne complessive nel terzo trimestre (scese da 3.401 a 3.368 unità), il fatturato è salito del 7% toccando quota 1,89 miliardi di euro. A trainare la redditività sono state le vendite di modelli di punta come l'Amalfi, la 12Cilindri Spider, il Purosangue e l'accelerazione della 849 Testarossa, unita a un peso sempre maggiore del programma di personalizzazioni Tailor Made.
Questa combinazione ha permesso di assorbire i maggiori costi di ammortamento e marketing legati ai nuovi modelli,facendo lievitare l'utile operativo a 563 milioni (+12%) e i profitti netti a 431 milioni (+13%). Anche la posizione finanziaria netta è tornata saldamente in territorio positivo per 219 milioni di euro.
I risultati superiori alle attese degli analisti hanno spinto i vertici di Maranello a ritoccare nuovamente al rialzo le stime ("guidance") per l'intero 2026. Le nuove proiezioni prevedono ricavi in crescita a 7,65 miliardi e un utile per azione vicino ai 10 euro, trainati da un portafoglio ordini complessivo che, per alcuni modelli, copre già la produzione fino al 2028.