Sicurezza & Normative

Codice della Strada: l'Aci dice no!

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Le modifiche allo studio del Parlamento non convincono l’Automobile Club d’Italia

Codice della Strada: l'Aci dice no!

Il Presidente Angelo Sticchi Damiani non ci va per il sottile, anzi la dichiarazione è chiara e diretta e non lascia spazio ad interpretazioni: «Il Codice della Strada si muove nella direzione sbagliata!».

Tutte, o quasi, le innovazioni prospettate non risultano gradite alla più grande associazione di utenti dell’auto: dalla durata fissa del giallo ai semafori agli autovelox in città, dalla possibilità per gli operatori ecologici di elevare multe e chiedere la rimozione di veicoli alla possibilità di andare contromano per le bici, fino alle norme differenziate per ciascun comune, è tutto un cahiers de doléances da parte del Presidente dell’ACI: «Siamo sempre soddisfatti quando il Legislatore si occupa di sicurezza stradale, la nostra battaglia quotidiana, soprattutto se interviene per semplificare il Codice della Strada, trasformandolo in un Codice dei Comportamenti, che indichi come ci si deve comportare quando ci si muove su una strada. In questa occasione, però, purtroppo così non è. Anzi: ci si muove nella direzione opposta».

Nel commentare la proposta di riforma del Codice, Angelo Sticchi Damiani aggiunge: «Riteniamo, ad esempio un errore scrivere nel CdS che la durata del giallo debba essere almeno di tre secondi, perché può creare malintesi e far tarare tutti i gialli semaforici sui tre secondi, come se fossero tutti uguali. L’individuazione della giusta durata del giallo semaforico deriva, invece, da un calcolo complesso e unico per ogni incrocio.Inoltre, non ci sembra corretta anche la possibilità di istallare autovelox perfino sulle strade locali dove vige il limite orario di 30 Km/h. L’autovelox è un utile strumento per controllare e limitare la velocità degli utenti nei punti più critici o pericolosi, nei quali è opportuno avere la certezza che la velocità venga ridotta, in modo da consentire di guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo, quando non addirittura pericoloso, l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa e nemmeno correttamente segnalato, secondo quanto previsto dalla normativa».

Uno dei provvedimenti più discussi riguarda la possibilità di elevare sanzioni agli automobilisti anche da parte di figura finora non abilitate a tal ruolo, una prospettiva che davvero non piace all’ACI: «Sembrerebbe che da domani anche gli operatori ecologici possano emettere multe o far rimuovere i veicoli. Ci auguriamo che le cose non stiano così e che la proposta riguardi solo l’ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico che, ricordiamo, devono limitarsi a segnalare l’infrazione al Corpo di Polizia Municipale. Né vogliamo prendere in considerazione la possibilità che queste nuove figure si sostituiscano al Corpo di Polizia Municipale».

Particolare attenzione meritano poi i provvedimenti riguardanti le bici: «Restiamo fermamente contrari alle bici contromano ed alla possibilità che possano transitare sulle corsie riservate al trasporto pubblico. I dati di incidentalità ci dicono che si tratta di pratiche pericolose, anche in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote: più di cinquanta volte superiore! Inoltre, a leggere la proposta, sembrerebbe che in città basti imporre il limite di 30 km/h e la bicicletta possa fare tutto: avere precedenza su tutti, procedere in senso di marcia opposto a quello dei veicoli, andare appaiati e magari sorpassare. Una “deregulation” della mobilità ciclabile ha, secondo noi, un forte effetto diseducativo: alle bicitutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non va assolutamente d’accordo con la sicurezza stradale!».

In conclusione, per Aci è positiva l’attenzione alla sicurezza in ambito urbano, dove ancora sono troppi numerosi gli incidenti ed i morti: ma c’è preoccupazione anche riguardo l’applicazione reale di norme, inserite nel CdS, che possano risultare difformi e differenziate da Comune a Comune, creando ulteriore confusione e comportamenti insicuri agli utenti della strada.
 

  • OsteoRider, Ferrara (FE)

    Grazie Redazione, grazie, che pubblucate queste notizie. Esiste in questo Paese ancora qualcuno col sale in zucca che non si fa ammaliare da norme idiote scritte coi piedi che hanno l'unico obiettivo di fare cassa usando del basso populismo ambientalista. A Milano De Corato ha parlato di atteggiamento di impunità da parte di questi mezzi ma qualcuno su questo sito ha preferito rispondere con un articolo piagnucolando su un ingiusto attacco alle bici. Come se ci fosse un complotto contro i mezzi a pedali quando è vero il contrario: siccome chi fa le norme sa benissimo che chi lavora non può fare a meno del motore si inventano 20 scuse diverse per multarti, alzarti i costi e in generale spillarti dei soldi, confondendo l'opinione pubblica coi " diritti delle biciclette". Fa ridere già ridere così ma l'amara verità è che c'è chi ci crede a spada tratta, basta leggere certi commenti.
    Spero continuerete a combattere a suon di dati ed opinioni autorevoli questa piaga insopportabile che vede nei motori il male assoluto e nelle pile la salvezza del mondo.
  • Tornante 6, Vicenza (VI)

    E meno male che ce n'è uno che dice no! E gli altri dove sono? Ma vi rendete conto che questi non ne capiscono niente di Mobilità, improvvisano sull'onda dell'emotività? Non sanno che pesci pigliare ma qualcosa bisogna pur fare. Danni. Finiremo come in India con le vacche sacre libere per le strade, guai ad investirne una. O in Tailandia dove le 2 ruote vanno senza regole e se ne investi una hai sempre e comunque torto. Ma non eravamo la Patria del Diritto?
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