Colonnine di ricarica in Europa, superata quota 1,2 milioni: ma il target 2030 è ancora lontano

Colonnine di ricarica in Europa, superata quota 1,2 milioni: ma il target 2030 è ancora lontano
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La rete europea delle colonnine di ricarica continua a crescere, ma il ritmo non è ancora sufficiente per centrare gli obiettivi fissati per il 2030. Il numero dei punti pubblici ha superato quota 1,2 milioni, mentre l’Unione Europea punta ad arrivare a 3,5 milioni. E con le auto elettriche in forte crescita, la pressione sull’infrastruttura è destinata ad aumentare
8 settembre 2026

La diffusione della mobilità elettrica in Europa procede, ma infrastrutture e vendite non avanzano ancora con la stessa velocità in tutti i Paesi. A metà 2026 nell’Unione Europea erano disponibili circa 1,2 milioni di punti di ricarica pubblici. Un numero importante, che testimonia l’accelerazione degli investimenti, ma ancora insufficiente rispetto al traguardo di 3,5 milioni di punti entro il 2030. Il tema diventa particolarmente rilevante alla luce dell’aumento delle immatricolazioni di vetture a batteria: nei primi sei mesi dell’anno le BEV hanno raggiunto una quota del 20,7% del mercato europeo.

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La rete cresce, ma non abbastanza

Il dato più recente evidenzia una crescita significativa dell'infrastruttura: la capacità complessiva delle stazioni di ricarica pubbliche nell’UE ha raggiunto 41,6 GW a giugno 2026, con un incremento del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le stazioni sono invece aumentate del 21% su base annua, arrivando a una stima di 195.082 unità a maggio. Nonostante questo sviluppo, per raggiungere quota 3,5 milioni di punti entro il 2030 sarà necessario mantenere un ritmo di installazione decisamente più sostenuto.

Un altro elemento critico è la distribuzione geografica. L’infrastruttura non è infatti omogenea e alcuni grandi mercati europei mostrano ancora una distanza significativa tra la disponibilità di punti di ricarica e quella delle tradizionali stazioni di servizio. Tra i Paesi indicati da ACEA per le maggiori carenze figurano anche Italia, Repubblica Ceca, Polonia, Spagna, Grecia e Bulgaria. La questione non riguarda quindi soltanto il numero assoluto di colonnine, ma anche la loro posizione e accessibilità per gli automobilisti.

Più auto elettriche, ma la ricarica resta decisiva

L’urgenza di accelerare sulla rete emerge anche dai dati del mercato. Nel primo semestre 2026 nell’UE sono state immatricolate 1.220.890 auto elettriche, pari al 20,7% del totale, contro il 15,6% dello stesso periodo del 2025. La crescita è stata particolarmente marcata in Francia e Germania, mentre anche le ibride plug-in hanno continuato ad aumentare, raggiungendo il 9,8% del mercato. Per il consumatore, tuttavia, non conta soltanto il numero delle colonnine. Il costo della ricarica e la possibilità di disporre di un punto privato rimangono fattori determinanti.

La ricarica pubblica continua a essere più costosa di quella domestica in tutti i Paesi analizzati, con le stazioni ad alta potenza particolarmente onerose. La maggiore competitività economica delle BEV rispetto al 2025 è stata inoltre favorita soprattutto dall’aumento del 17% dei prezzi della benzina, più che da una riduzione strutturale dei costi di ricarica. La sfida europea, dunque, non consiste semplicemente nel mettere in strada più auto elettriche, ma nel costruire una rete di ricarica veloce, capillare e accessibile. Senza un'accelerazione degli investimenti e una distribuzione più equilibrata delle infrastrutture, il rischio è che la crescita della mobilità a zero emissioni proceda a velocità diverse a seconda del Paese e delle possibilità di ricarica disponibili per gli automobilisti.

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