Crisi Stellantis, oltre 2.300 addetti di Mirafiori in solidarietà: sindacati chiedono un piano di rilancio

Crisi Stellantis, oltre 2.300 addetti di Mirafiori in solidarietà: sindacati chiedono un piano di rilancio
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Stellantis, nuova ondata di solidarietà a Mirafiori: dal 1° settembre oltre 2.300 lavoratori saranno coinvolti fino a gennaio 2026. Sindacati in allarme: “Agonia lunga 18 anni, serve un piano di rilancio per l’auto in Italia”
29 agosto 2025

Dal 1° settembre 2025 scatteranno nuovi contratti di solidarietà allo stabilimento Mirafiori di Torino, cuore storico dell’automotive italiano.

Saranno 2.297 i lavoratori coinvolti fino al 31 gennaio 2026, un ulteriore segnale della crisi che investe Stellantis e che sta mettendo in difficoltà migliaia di famiglie e l’intera filiera dell’indotto. Il piano prevede l’attivazione degli ammortizzatori sociali per diversi reparti:

  • Carrozzeria – linea 500 Bev: 903 lavoratori

  • Carrozzeria – linea Maserati: 674 lavoratori

  • Stellantis Europe San Benigno (ex PCMA): 300 lavoratori

  • Settore Presse: 294 lavoratori

  • Costruzione stampi: 85 lavoratori

  • Mould Shop di Grugliasco (ex TEA): 41 lavoratori

A Mirafiori si spera in un’inversione di tendenza con l’arrivo della nuova Fiat 500 ibrida, attesa a novembre, ma i sindacati temono che un singolo modello non basti a rilanciare il sito.

 

Gli altri stabilimenti in difficoltà

A Termoli 1.823 operai resteranno in solidarietà fino al 2026, mentre a Pomigliano d’Arco la cassa integrazione straordinaria è stata prorogata per altri 3.750 addetti. Situazione drammatica anche a Melfi, dove a giugno sono stati coinvolti quasi 4.900 metalmeccanici dopo un crollo produttivo del 59%.

"L’agonia di Mirafiori prosegue da ormai 18 lunghissimi anni. Con lei si stanno spegnendo anche le fabbriche dell’indotto auto, con conseguenze drammatiche per i lavoratori", denuncia Edi Lazzi, segretario generale Fiom Cgil Torino. Le principali sigle sindacali hanno definito i contratti di solidarietà come “strumenti difensivi” e hanno chiarito che la riduzione dell’orario sarà calcolata su base mensile, con un massimo dell80% in media sul personale e non oltre il 90% per il singolo lavoratore nell’intero periodo.

È stata inoltre aperta la possibilità dei cosiddetti “prestiti”, cioè distacchi e trasferimenti temporanei di personale verso altre unità di Stellantis Europe o società del gruppo, da valutare insieme alle Rsa. L’azienda, dal canto suo, ha accettato di anticipare l’integrazione salariale ai lavoratori coinvolti e di garantire la maturazione dei ratei contrattuali.

Dall’inizio del 2025 gli stabilimenti italiani di Stellantis hanno prodotto 223.000 veicoli, con un calo del 26,9% rispetto al 2024. Le immatricolazioni si fermano a 1.192.746 unità (-8,1%). In Europa il gruppo ha perso 1,3 punti percentuali di quota di mercato, scendendo dal 16,4% al 15,1%.

Nel complesso, 20.400 lavoratori su 32.745 sono oggi in cassa integrazione o in solidarietà. A risentirne è anche l’indotto, che conta oltre 8.000 aziende e 75.000 addetti, in gran parte nella componentistica, fortemente dipendenti dalle commesse Stellantis, con il quadro che si complica ulteriormente con i 6.000 esuberi dichiarati dall’azienda a fine 2024.

Se la situazione non migliorerà, entro la fine dell’anno Stellantis potrebbe ricorrere nuovamente agli ammortizzatori o a incentivi all’uscita volontaria, nel tentativo di scongiurare licenziamenti diretti. Una prospettiva che, senza un vero piano industriale per l’Italia, rischia di aggravare un declino industriale che a Mirafiori dura ormai da quasi due decenni.

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