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L’obiettivo di rinnovare il parco auto italiano e abbattere in modo significativo le emissioni inquinanti è ancora lontano dall'essere pienamente raggiunto. A certificarlo è la Corte dei conti all'interno della relazione intitolata "Le agevolazioni per la mobilità sostenibile", approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato.
Secondo la magistratura contabile, le misure finora adottate non si sono rivelate completamente adeguate a sostenere la transizione ecologica nei tempi previsti, rendendo necessarie raccomandazioni mirate dirette al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e all'Agenzia delle Entrate.
La discrepanza tra le risorse stanziate e i reali benefici ambientali emerge chiaramente dall'analisi dei dati di monitoraggio. A fronte di 4.830 concessionari accreditati e di oltre 1,3 milioni di prenotazioni, lo Stato ha impegnato incentivi per un totale di ben 3 miliardi di euro. Tuttavia, questi parametri si sono rivelati inefficaci per valutare il reale impatto sul processo di decarbonizzazione.
La finalità originaria della misura era quella di incentivare l’acquisto di veicoli a basso impatto con un limite massimo di emissioni di anidride carbonica pari a 60 grammi per chilometro. Nel tempo, però, questa soglia massima è stata progressivamente innalzata fino a raggiungere i 135 grammi per chilometro, ovvero più del doppio rispetto a quanto inizialmente pianificato.
Di conseguenza, la stragrande maggioranza delle prenotazioni ha riguardato veicoli per il trasporto di persone appartenenti alla fascia di emissioni più elevata consentita, allontanando il mercato dal target ideale di favorire la diffusione di auto a bassissime o zero emissioni, come i veicoli elettrici puri o ricaricabili con emissioni inferiori ai 50 grammi per chilometro.
Anche lo strumento della rottamazione, concepito per eliminare definitivamente dalla circolazione i veicoli più vecchi e inquinanti da Euro 0 a Euro 4, ha mostrato forti limiti operativi. Da un lato, la complessa burocrazia ha costretto le autorità ad allungare i tempi per l'apertura e la chiusura delle pratiche, estendendo la finestra temporale dai 180 giorni iniziali fino a 270 giorni. Dall'altro, l'efficacia stessa della rottamazione è stata depotenziata dalla vivacità del mercato dell'usato. La reimmissione dei vecchi mezzi in questo circuito secondario, particolarmente fiorente nelle aree geografiche ed europee economicamente più deboli, comporta infatti il rischio concreto di trasferire l'inquinamento atmosferico verso altre zone invece di abbatterlo a livello globale.
A completare il quadro delle criticità si aggiunge il fallimento totale delle misure destinate al retrofit elettrico, ovvero la riqualificazione dei vecchi veicoli a motore termico in mezzi a trazione elettrica. Questa opzione non ha trovato alcuna applicazione pratica sul mercato, frenata sia da oggettive difficoltà tecnologiche sia dalla quasi totale assenza di richieste da parte degli utenti. Inoltre, la Corte dei conti ha sollevato riserve sulle modalità di distribuzione dei fondi pubblici, evidenziando come in una prima fase le agevolazioni siano state concesse a pioggia, senza tenere in considerazione l'Isee dei richiedenti. Secondo i magistrati, la gestione delle limitate risorse statali destinate allo svecchiamento dei veicoli richiede una visione prospettica più strategica e attenta alla reale domanda dei consumatori.
Per invertire la rotta e centrare l'ambizioso traguardo europeo di abbattere le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, la Corte dei conti traccia una via d'uscita chiara. Non basta erogare sussidi per l'acquisto, ma occorre parallelamente investire con forza in campagne di formazione, informazione e sensibilizzazione dei consumatori, accompagnandoli verso scelte di mobilità realmente sostenibili ed ecologiche.