Ferrari: «Possiamo usare il nome Luce a livello globale». Caso chiuso? Secondo i giuristi non è così semplice

Ferrari: «Possiamo usare il nome Luce a livello globale». Caso chiuso? Secondo i giuristi non è così semplice
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Con un comunicato ufficiale, il Cavallino Rampante si dice sicuro della propria titolarità internazionale sul nome della prima elettrica. Ma la vicenda ha radici - e questioni giuridiche - più stratificate del previsto: c'è Mazda, c'è una berlina degli anni Sessanta e c'è persino un atelier torinese che quel nome lo porta da quasi un decennio
17 marzo 2026

A Maranello, sul caso del nome Luce, hanno deciso di parlare chiaro. In un comunicato ufficiale rilasciato nelle ultime ore, Ferrari ha affermato di detenere la piena titolarità del marchio «Ferrari Luce» a livello internazionale, ottenuta attraverso la registrazione prevista dal sistema del diritto internazionale dei marchi. La Casa ha inoltre precisato di aver effettuato, come da prassi consolidata, una ricerca preventiva approfondita che non avrebbe rilevato alcun diritto di terzi incompatibile con il proprio. Tradotto: per Ferrari, il nome della sua prima elettrica non è in discussione.

La dichiarazione arriva dopo una settimana di polemiche innescate dalla scoperta — merito del sito australiano CarExpert — che Mazda aveva depositato il marchio «Luce» presso lo JPO, l'Ufficio Brevetti giapponese, il 4 marzo scorso: meno di quattro settimane dopo che Ferrari aveva rivelato pubblicamente il nome del suo modello elettrico d'esordio. Il marchio risulta già concesso dallo JPO in data 12 marzo.

Il perché della mossa di Mazda

Per capire la mossa della Casa di Hiroshima bisogna risalire al 1966, quando debuttò la Mazda Luce: una berlina di lusso — ammiraglia della gamma — prodotta ininterrottamente fino al 1991. Nota in molti mercati internazionali come Mazda 929, la Luce è stata declinata in versioni berlina, coupé e familiare, e in alcune varianti montava il celebre motore rotativo Wankel. Non un modello secondario, insomma, ma il vertice assoluto della produzione Mazda per un quarto di secolo. Curiosità: la vettura nacque da una collaborazione con la carrozzeria torinese Bertone e fu disegnata da un giovane Giorgetto Giugiaro.

Il legame di Mazda con quel nome non si è spento con la fine della produzione. Nel 2017, presentando la Vision Coupé Concept — una elegante berlina dal profilo allungato che molti interpretarono come anticipazione della nuova Mazda 6 — la Casa giapponese citò esplicitamente la Luce Rotary Coupé del 1969 come riferimento stilistico e culturale. Un gesto non casuale, che dimostra come quel nome continui ad avere un valore identitario preciso all'interno del marchio, ben oltre la semplice memoria storica.

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Il nodo giuridico: chi ha depositato prima e dove

Ferrari ha registrato il marchio in Italia il 9 febbraio 2026 e ha contestualmente avviato la procedura di registrazione internazionale attraverso il sistema di Madrid dell'OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale), che consente di proteggere un marchio in più paesi con un'unica domanda. È proprio su questa base che Maranello rivendica la propria priorità a livello globale: la tempistica favorirebbe il Cavallino, che ha mosso il primo passo formale.

Il terreno si fa scivoloso, tuttavia, quando entra in gioco il principio di anteriorità d'uso: nel diritto dei marchi, aver effettivamente commercializzato un prodotto con un certo nome — anche decenni fa — può costituire un titolo da far valere, indipendentemente dal fatto che il marchio sia stato formalmente rinnovato o meno. Gli esperti di branding sottolineano che si tratta di una materia di straordinaria complessità, in cui le ricerche preventive, per quanto accurate, non eliminano del tutto il rischio di contestazioni. Ferrari si dice comunque certa che l'iter di verifica sia stato compiuto nella maniera migliore possibile: «Come sempre, abbiamo effettuato ricerche preventive, e queste non hanno identificato alcun diritto di terzi in conflitto con i nostri».

Un nome che (anche) a Torino esiste già dal 2016

C'è un altro capitolo di questa storia che ha radici italiane e che vale la pena conoscere. Al Salone dell'Auto di Torino Parco Valentino del giugno 2016, il designer Umberto Palermo ha presentato sotto il marchio Mole Automobiles — emanazione del suo studio UP Design di Orbassano — una coupé elettrica denominata Mole Luce: carrozzeria monoscocca in PVC espanso riciclabile, telaio tubolare in alluminio, trazione integrale, 288 CV e autonomia dichiarata vicina ai 350 km. Non un rendering: un prototipo fisico, esposto al pubblico e ampiamente documentato dalla stampa specializzata dell'epoca.

L'esistenza di questo prototipo introduce nella vicenda un elemento di anteriorità che precede sia la mossa di Ferrari sia quella di Mazda. Sul piano strettamente legale, la rilevanza di un prototipo mai prodotto in serie ai fini della tutela del marchio è una questione che spetterebbe agli esperti di proprietà intellettuale valutare nel dettaglio. Ma la coincidenza di nomi è reale e documentata, e aggiunge un ulteriore strato di complessità a una disputa che sembrava, almeno nelle ultime ore, avviarsi verso una risoluzione rapida.

Non è la prima volta: i precedenti che l'industria conosce bene

Il mondo dell'auto ha una lunga memoria di battaglie sul naming, alcune risolte diplomaticamente, altre attraverso cambi di nome dell'ultimo minuto. Il caso più recente in casa italiana riguarda Alfa Romeo, costretta nel 2024 a sostituire il nome Milano con Junior per il suo SUV compatto: il modello era assemblato in Polonia, e la normativa italiana sul Made in Italy rese impraticabile l'uso di un nome geografico italiano. Un cambio imposto in tempi strettissimi, con il lancio già annunciato.

Andando più indietro, la Fiat Gingo del 2003 divenne Panda dopo che Renault sollevò obiezioni per l'assonanza con il proprio Twingo. Ancora prima, nel 1963, Porsche fu costretta a rinominare il proprio nuovo modello sportivo: il nome scelto era 901, ma Peugeot aveva già registrato tutti i codici a tre cifre con lo zero centrale. Nacque così la 911, forse il nome più iconico dell'intera storia dell'automobile. Esistono anche casi opposti, in cui la coesistenza di nomi identici è stata accettata da entrambe le parti: Bentley e Lincoln hanno commercializzato in parallelo per anni vetture chiamate Continental senza che la questione diventasse mai una disputa legale aperta.

Cosa sappiamo della Ferrari Luce: debutto in maggio

Al netto delle questioni legali, la Ferrari Luce resta l'appuntamento più atteso dell'anno nel mondo dell'auto. Prima vettura interamente elettrica nella storia del Cavallino Rampante, è attesa al debutto ufficiale in maggio 2026. Le specifiche già divulgate disegnano i contorni di una supercar senza compromessi: quattro motori elettrici, scatto 0-100 km/h in 2,5 secondi, velocità massima di 310 km/h. La batteria da 122 kWh garantisce un'autonomia dichiarata di 530 km con ricarica fino a 350 kW.

Gli interni — già svelati anticipatamente — hanno catalizzato l'attenzione per la firma insolita: il progetto è stato sviluppato con LoveFrom, lo studio fondato da Sir Jony Ive, già responsabile del design Apple, e dal designer australiano Marc Newson. Il risultato è una cabina che reinterpreta il rapporto tra uomo e macchina in chiave digitale senza rinunciare ai comandi fisici, con materiali come l'alluminio billet e vetro Corning customizzato. Una vettura pensata per ridefinire l'identità Ferrari nell'era della propulsione a zero emissioni.

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