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La rivoluzione elettrica di Maranello è diventata realtà, ma il suo esordio si sta rivelando tutt'altro che silenzioso. Presentata ufficialmente il 25 maggio 2026 - data scelta non a caso, per omaggiare la prima storica vittoria del Cavallino a Roma nel 194- la Ferrari Luce è la prima auto 100% elettrica della casa modenese. Ma se l'amministratore delegato di Exor, John Elkann, l'ha presentata al Presidente della Repubblica come un'auto che "guarda con fiducia al futuro", fuori dai cancelli dell'azienda le reazioni sono state decisamente meno istituzionali.
A guidare il fronte dei critici è Carlo Calenda, il leader di Azione ha affidato a X un commento al vetriolo, scagliandosi non solo contro le linee e la natura della nuova vettura, ma lanciando un durissimo attacco politico e gestionale diretto proprio a Elkann.
La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Complimenti a #Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci… https://t.co/lAq8iEaeYm
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) May 26, 2026
Riprendendo le prime immagini della vettura svelate online, Calenda non ha usato mezzi termini per descrivere il nuovo corso stilistico e tecnologico del Cavallino: "La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato."
Il post si sposta rapidamente dal piano puramente automobilistico a quello dell'imprenditoria nazionale. Calenda coglie l'occasione per fare un bilancio—dal suo punto di vista, disastroso—delle scelte strategiche della galassia Exor e Stellantis: "Complimenti a #Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile."
Un'accusa pesante che riaccende i riflettori sul progressivo disimpegno e sulla perdita di centralità di molti marchi storici italiani; un tema su cui Calenda ha più volte battagliato in passato, puntando il dito contro le dinamiche finanziarie e industriali della holding.