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Per Ferrari l’aerodinamica è da (quasi) sempre uno degli elementi centrali nello sviluppo delle proprie vetture ad alte prestazioni. A Maranello si lavora su ogni dettaglio per cercare di migliorare il comportamento della vettura alle alte velocità e, soprattutto, aumentare il carico aerodinamico senza introdurre necessariamente componenti di grandi dimensioni.
L’ultima idea contenuta in un brevetto depositato dalla Casa italiana porta però questo concetto a un livello piuttosto particolare: utilizzare i gruppi ottici posteriori come veri e propri elementi aerodinamici mobili.
L'obiettivo è intervenire sul flusso d’aria nella zona posteriore della vettura sfruttando un componente che normalmente ha una funzione completamente diversa.
Il brevetto descrive una soluzione nella quale i gruppi ottici posteriori possono modificare la propria posizione attraverso un attuatore. I fari sarebbero collocati all’interno di un particolare canale aerodinamico compreso tra l’alettone posteriore e il diffusore.
Quando la vettura necessita di maggiore carico, i gruppi ottici potrebbero quindi spostarsi verso l’alto e verso il posteriore. In questa configurazione, la loro struttura contribuirebbe a prolungare virtualmente il bordo d’uscita dell’alettone, modificando il modo in cui l’aria abbandona la zona posteriore della vettura.
Il risultato ricercato è un incremento del carico aerodinamico sull’asse posteriore, con potenziali benefici soprattutto nella guida ad alta velocità e in curva.
La soluzione descritta da Ferrari è inoltre più sofisticata di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Il brevetto contempla infatti la possibilità di controllare indipendentemente i due gruppi ottici posteriori.
In questo modo sarebbe possibile intervenire sul comportamento aerodinamico dei due lati della vettura in maniera separata, adattando la configurazione alle condizioni di guida. Si tratta di un livello di controllo particolarmente interessante, anche se al momento siamo esclusivamente nel campo delle soluzioni brevettate e non di una tecnologia destinata necessariamente alla produzione.
È prevista inoltre una terza posizione nella quale i gruppi ottici possono arrivare a ostacolare parzialmente il canale aerodinamico. Una soluzione che permetterebbe quindi di ottenere differenti configurazioni a seconda delle esigenze della vettura.
Il brevetto non si limita alla rappresentazione di una supercar. Ferrari ha infatti previsto anche un'applicazione su una vettura dalle proporzioni decisamente più alte, riconducibile al Purosangue.
In questo caso il meccanismo sarebbe più semplice: i gruppi ottici posteriori potrebbero ruotare verso l’alto e all’indietro, arrivando a sporgere oltre il bordo posteriore dell’alettone.
Anche in questa configurazione l’obiettivo sarebbe modificare il flusso d’aria nella zona della coda senza dover ricorrere a elementi aerodinamici aggiuntivi particolarmente vistosi.
La soluzione è certamente insolita, ma segue una logica precisa. Utilizzare i fari come superfici capaci di influenzare l'aerodinamica consentirebbe infatti di ottenere un effetto aggiuntivo senza mantenere necessariamente un grande elemento esposto in ogni condizione.
Nella configurazione normale, i gruppi ottici rimarrebbero al loro posto e svolgerebbero la loro funzione tradizionale. Quando invece fosse necessario aumentare il carico aerodinamico, potrebbero assumere una posizione differente e diventare parte integrante della gestione dei flussi.
Come sempre accade con i brevetti automobilistici, non significa che questa tecnologia arriverà necessariamente su una Ferrari di serie. Il progetto, però, appare tutt’altro che privo di logica e dimostra ancora una volta quanto la ricerca aerodinamica possa spingersi verso soluzioni sempre più integrate nella carrozzeria.
Dopo spoiler, diffusori, fondo piatto e appendici mobili, quindi, anche i fari potrebbero presto diventare parte della ricerca Ferrari per guadagnare qualche punto di carico aerodinamico.
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