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Negli Stati Uniti si sta aprendo un dibattito clamoroso tra politica, industria automobilistica e geopolitica commerciale. La Ford Motor Company avrebbe proposto all’amministrazione del presidente Donald Trump un modello “all’americana” di joint venture con case automobilistiche cinesi per la produzione di veicoli sul suolo statunitense.
Il concetto alla base delle discussioni tra Ford e i rappresentanti dell’amministrazione Trump è piuttosto originale, soprattutto per il mercato statunitense: creare joint venture con partner cinesi dove però la quota di controllo resti in mano a Ford e ad altri costruttori americani. L’obiettivo sarebbe quello di sfruttare la tecnologia avanzata e i costi competitivi delle aziende cinesi, pur mantenendo la leadership industriale e occupazionale negli Stati Uniti.
Questa formula “invertita” prende spunto dal modello impiegato in Cina negli anni ’90, quando molti costruttori occidentali furono obbligati a collaborare con partner locali per accedere al mercato cinese, cedendo parte del controllo e della tecnologia. Tuttavia, portare questo schema negli Stati Uniti presenta sfide enormi: oltre alle implicazioni industriali, l’idea solleva questioni sensibili di sicurezza nazionale, tecnologia e contenimento dell’influenza cinese nel settore strategico della mobilità elettrica.
Il contesto di queste discussioni è segnato da forti contrasti tra esigenze di competitività e pressioni politiche protezionistiche. Il presidente Donald Trump ha lasciato intendere di essere aperto all’installazione di fabbriche straniere negli Stati Uniti purché creino occupazione locale, ma molti membri della sua amministrazione restano scettici sull’ingresso di aziende cinesi nel mercato americano. Tra le ipotesi sul tavolo c’è la possibilità di permettere ai costruttori cinesi di entrare nel mercato a condizione che costruiscano stabilimenti negli Stati Uniti e collaborino con partner americani attraverso accordi strutturati, nei quali la proprietà, i profitti e la tecnologia siano condivisi.
Questa proposta arriva mentre Ford stessa sta affrontando una fase di ristrutturazione strategica del proprio business, soprattutto nel comparto elettrico. La casa americana ha già subito cedimenti finanziari legati alla sua divisione EV e ha tagliato programmi importanti, mentre discute accordi con fornitori esterni come BYD per batterie e tecnologie correlate.
Nonostante l’attenzione mediatica, molte delle notizie che hanno fatto il giro dei giornali nelle ultime settimane riguardo a possibili accordi concreti restano non confermate o ufficialmente smentite. Ad esempio, un rapporto del Financial Times su una presunta joint venture tra Ford e Xiaomi per produrre EV negli Stati Uniti è stato fermamente negato sia da Ford sia da Xiaomi, che hanno definito la notizia “completamente falsa”.
La vicenda ha innescato reazioni politiche negli Stati Uniti, con alcuni deputati che hanno espresso preoccupazione sul rischio di rendere il paese “dipendente dalla tecnologia cinese”, sottolineando le potenziali ripercussioni strategiche di qualsiasi tipo di accordo con partner extra-occidentali.