nuova mobilità

Giochi di potere, Anche il CEO Stellantis contro il grande balzo elettrico dell’auto moderna

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Niente BEV economici fino al 2026. Sarebbe imposto dall’alto e pieno di effetti negativi, a quanto dichiarato dal numero uno di Stellantis. Chi vuole davvero cosa e perché, nello scacchiere dei poteri forti a monte dell’automotive di oggi? Industria Vs Politica

Giochi di potere, Anche il CEO Stellantis contro il grande balzo elettrico dell’auto moderna

Uno pensa che l’amministratore delegato di Stellantis sia parecchio in alto, nella gestione del potere che influisce sul mondo dell’auto. Eppure lo stesso ha di recente detto che il salto verso i veicoli elettrici, cavalcato anche dai suoi marchi, è imposto dall’alto in modo troppo forte e che questa spinta eccessiva, porterà a conseguenze negative di vario tipo.

Molti condividono l’opinione da tempo, senza essere dirigenti dell’automotive che devono firmare atti impopolari per una filiera che in certi ambiti storici si sgretola, in nome di certe rivoluzioni. Tavares segue in parte quanto dichiarato da un altro grande capo aziendale dell’auto, che dal Giappone si è detto contrario a certi balzi netti che annullano le auto termiche (Toyota). Qui però il discorso diventa anche sociale e politico, così politico che vien da domandarsi quanto davvero questi capi d’azienda siano addentro nella politica, nazionale e sovranazionale.

Tavares ha ricordato la mobilità per certe classi sociali, quelle che non potrebbero permettersi nuove auto elettrice troppo costose. Rimandiamo certi termini di pensionamento delle termiche? Volentieri, diciamo noi e molti altri in coro. Anche perché proprio Tavares ha detto che per almeno 5 anni non sarà possibile produrre nuove auto elettriche davvero economiche e per un decennio aumenterà la massa, delle suddette vetture. Rischi logici del salto imposto politicamente sono il proseguire di circolazione per veicoli non elettrici anche datati (per chi non compie il passaggio) e un possibile problema di materie prime per l’industria.

Ci sono poi anche i posti di lavoro che ballano e l'impatto ambientale delle batterie. La rete di ricarica pubblica? Se non citata la aggiungiamo noi.

Temi caldi, temi che citiamo da anni come in evoluzione secondo un programma che porta al bene dell’ambiente e alla sostenibilità del settore. Ma se l’auto elettrica non è sostenibile che da pochi che la possiedono, oggi, come fare? Il tema è appunto di potere, politico e industriale su ogni livello. Sarebbe bello avere una tavola rotonda con tutti i CEO delle Case, invece che sentirne uno alla volta tirare gradite frecciatine ai governi che spingono troppo per l'elettrificazione.

Almeno Stellantis, che invero a oggi non ha una ricca gamma di BEV alrmente prestazionali in molti segmenti come altri, con Tavares si è schierata. Come dire: facciamo e faremo anche noi tante elettriche, come dichiarato per quasi ogni marchio del gruppo Alfa e Lancia incluse, ma ricordatevi gente che il malumore sociale conseguente lo dovrete sfogare verso la politica; sono i governi che decidono i tempi e in qualche modo influenzano libertà e costo di usare un’auto.

  • Capobutozzi, Roma (RM)

    Si perderanno decine di migliaia di posti di lavoro in quanto non saranno rimpiazzati dalle batterie che verranno sicuramente costruite in mega fabbriche comuni nel sud del mondo.
    Penso che i politici abbiano già dato ampi esempi di miopia industriale.
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