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Per anni il mondo dell'automobile ha guardato con timore la capacità produttiva della Cina, preoccupandosi dei suoi costi di fabbricazione imbattibili e del predominio nella catena di fornitura delle batterie. Oggi la vera emergenza di Pechino non risiede nelle catene di montaggio né nell'approvvigionamento delle materie prime, ma centinaia di chilometri più a est: sui moli dei porti commerciali.
Come evidenziato in un'analisi della testata spagnola Híbridos y Eléctricos, il gigante asiatico sta affrontando un collo di bottiglia inaspettato. La crescita delle esportazioni è stata così violenta da aver letteralmente mandato in tilt la logistica marittima mondiale: mancano le navi per trasportare le automobili verso l'Europa, l'America Latina, l'Australia e il Medio Oriente.
Per capire le dimensioni di questa crisi logistica occorre guardare l'evoluzione dei dati ufficiali diffusi dalle associazioni cinesi di categoria (come China Passenger Car Association o la CAAM). Nel 2019, prima della pandemia, le esportazioni complessive di auto dalla Cina superavano di poco le 600.000 unità all'anno. Per il 2026, le proiezioni indicano che il volume globale potrebbe sfiorare l'incredibile quota di 10 milioni di veicoli spediti all'estero.
I dati ufficiali relativi al solo mese di luglio 2026 descrivono un'ulteriore accelerazione: in 31 giorni sono stati inviati oltreoceano circa 923.000 veicoli (+88,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente). A spingere sull'acceleratore sono soprattutto le auto elettriche e le ibride plug-in, i cui volumi di spedizione verso i mercati esteri sono schizzati in alto del +147,8% su base annua. Sebbene la flotta globale di navi cargo specializzate (le cosiddette Ro-Ro, ovvero roll-on/roll-off) sia cresciuta di circa il 40%, il ritmo produttivo delle fabbriche cinesi ha completamente travolto la disponibilità di spazio a bordo.
Questa sproporzione tra domanda e offerta di stive ha scatenato una vera e propria caccia alla nave portauto, facendo schizzare alle stelle i costi logistici. Stando alle rilevazioni dei principali analisti del settore navale (come Clarksons Research), le tariffe per il noleggio delle imbarcazioni Ro-Ro sono aumentate di circa il 65% solo quest'anno, raggiungendo quotazioni doppie rispetto ai livelli pre-pandemici.
La necessità delle case automobilistiche cinesi di svuotare i piazzali - saturi a causa di una domanda interna in progressivo rallentamento - ha portato a soluzioni di fortuna raramente viste nel settore automobilistico. Diversi produttori hanno iniziato a stivare le vetture nuove all'interno dei tradizionali container metallici standard, solitamente riservati al trasporto di elettrodomestici, mobili o componenti industriali. Un sistema complesso e decisamente meno efficiente per la movimentazione di interi lotti di auto, ma diventato l'unica valvola di sfogo temporanea per evitare la paralisi delle consegne internazionali.
Di fronte alla prospettiva di vedere bloccata la propria espansione globale, i colossi cinesi hanno scelto di bypassare le compagnie di navigazione tradizionali trasformandosi direttamente in armatori. È il caso, ad esempio, di BYD, che punta a conquistare circa 1,5 milioni di vendite fuori dai confini nazionali nel 2026 e ha avviato la costruzione di una propria flotta navale proprietaria. Seguendo la medesima strategia, anche gruppi come SAIC e Chery hanno incrementato gli investimenti ordinando giganti del mare fatti su misura nei cantieri navali cinesi.
La vicenda mostra un risvolto inaspettato della transizione energetica: mentre in Occidente la discussione politica rimane concentrata sulla concorrenza dei prezzi e sui dazi protettivi, il limite più concreto all'espansione dei marchi cinesi sta emergendo a migliaia di chilometri di distanza dalle catene di montaggio. Pechino ha dimostrato di saper fabbricare milioni di veicoli elettrici a ritmi serrati, ma finché non riuscirà a disporre di una flotta navale proporzionata alla propria forza industriale, il suo imponente flusso di esportazioni continuerà a scontrarsi con i limiti fisici delle rotte marittime.