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Montecarlo, 1990. Il Principato festeggia un secolo di Automobile Club de Monaco e per l'occasione non bastano torte e discorsi ufficiali. Davanti al Principe Ranieri III viene tolto il telo da una sportiva bassa, larga e cattiva, pensata per celebrare quell'anniversario già nel nome: Centenaire. A firmarla è Monte Carlo Automotive, piccola realtà guidata da Fulvio Ballabio, che quella macchina l'aveva già strapazzata personalmente in pista per tutto l'anno precedente.
Trentasei anni dopo, proprio quel primo esemplare torna sotto i riflettori. E stavolta a guardarlo non ci sarà un sovrano, ma una platea di collezionisti pronti a contendersi una delle supercar più rare mai omologate.
Oggi la fibra di carbonio è quasi un obbligo per qualsiasi hypercar che si rispetti. Alla fine degli anni Ottanta era roba da Formula 1. Persino la Ferrari F40, regina indiscussa del periodo, si affidava a un traliccio in acciaio rivestito di pannelli compositi. La Centenaire invece nasceva attorno a una struttura interamente in carbonio, e secondo Broad Arrow Auctions è stata la prima auto di serie omologata per la strada con questa soluzione.
L'autore del progetto spiega molto: Carlo Chiti, ingegnere con un passato nell'aeronautica e una lunga carriera tra i reparti corse più blasonati d'Italia. Uno abituato a ragionare in termini di rigidità e leggerezza prima ancora che di estetica.
Per spingerla serviva un motore all'altezza, e Ballabio bussò alla porta giusta. Dietro l'abitacolo lavora il V12 da 5,2 litri della Lamborghini Countach 5000 QV, quella con le quattro valvole per cilindro, qui tarato su 455 cavalli. La trasmissione è affidata a un manuale ZF a sei marce, a conferma di un'impostazione senza compromessi.
L'intesa con il marchio del Toro era tutt'altro che informale: tra i documenti che accompagnano la vettura c'è anche la copia del contratto con cui Lamborghini si impegnava a fornire i dodici cilindri a MCA. E il logo di Sant'Agata, del resto, compare bene in vista sul fianco della carrozzeria, dove il grande spoiler posteriore si prende la scena.
La vita di questo telaio è quasi un romanzo. Prima i chilometri da muletto di sviluppo, con la targa EL0002. Poi una lunga parentesi, una decina d'anni, custodita dentro la fabbrica Lamborghini di Sant'Agata Bolognese, finché nei primi anni Duemila non torna a casa, tra le mani del suo creatore.
Da lì le trasformazioni si susseguono. Verso il 2007 si presenta al pubblico parigino di Rétromobile con una livrea blu. Nel 2014 finisce in Francia, e un paio d'anni più tardi arriva il restauro che le restituisce l'abito attuale: carrozzeria bianco avorio e abitacolo in pelle rossa, un abbinamento che sembra rendere omaggio ai colori della terra in cui è nata.
La vendita è in programma il 9 ottobre 2026 nell'ambito della Broad Arrow Zoute Concours Auction, alla sua seconda edizione, all'interno della Zoute Grand Prix Car Week. La casa d'aste ha fissato una valutazione tra 967.000 e 1.290.000 dollari, grosso modo tra 850.000 e 1,13 milioni di euro.
Numeri importanti, ma da leggere con attenzione. Chi si porterà a casa questa Centenaire non compra solo un'auto con il V12 Lamborghini: acquista il capostipite di una serie di cinque, il pezzo che ha dato inizio a tutto e che ha stretto la mano a un principe. Ed è proprio questo tipo di primato, più ancora dei cavalli, a far salire i rilanci quando il banditore alza il martello.
Lamborghini
Via Modena, 12
Sant'Agata Bolognese
(BO) - Italia
051 6817611
https://www.lamborghini.com/it-en
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