La zappa sui piedi: il bando diesel e benzina del 2035 è un danno per l'Europa e per l'ambiente

La zappa sui piedi: il bando diesel e benzina del 2035 è un danno per l'Europa e per l'ambiente
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Nessun altro Paese al mondo ha intrapreso una iniziativa simile al "Fit for 55", ma l'Europa dei politici vuole fare la rivoluzione a tutti i costi.
11 giugno 2022

L'ingegner Enrico De Vita ci spiega com'è articolato il piano "Fit for 55" e quali sono i suoi difetti strutturali, che potrebbero addirittura peggiorare la situazione globale, oltre che compromettere centinaia di migliaia di posti di lavoro in Italia e in Europa.

Ingegner De Vita, cosa è previsto esattamente?

È semplice, il Parlamento Europeo ha disposto che dal 2035 sarà vietato vendere, e sottolineo vendere, auto con motori a combustione interna, siano essere benzina, ibride, diesel, gpl, metano. Io ho l’impressione che questo orientamento sia supportato molto più da da ragioni politiche inquinate da una visione pseudo-scientifica che vede in un'unica responsabile  - l'anidride carbonica - la colpa di tutti i mali. Dimenticando, per esempio, che il metano è un gas serra molto più denso e dannoso la cui produzione è aumentata più del doppio da quando esistono le rilevazioni, contro il 30% della CO2. E a fronte di un valore del 12% di tutta la CO2 generata dai trasporti, le emissioni di metano (dall'allevamento ai rifiuti) arriva quasi al 30%. È come se noi europei ci sentissimo eredi della Rivoluzione francese, incarnando a tutti i costi uno spirito di cambiamento radicale a prescindere dalle conseguenze e dagli effetti, che saranno quelli di darsi la zappa sui piedi. Un proposito come quello espresso dall’Europarlamento non è stato preso né dagli Stati Uniti, né dal Giappone né da altri Paesi asiatici.

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Quindi dal 2035 niente più carburanti fossili?

No, attenzione, come dicevo l’Europa ha deciso che sarà vietato vendere e non produrre auto termiche, anche perché non potrebbe imporsi diversamente, visto che i vari costruttori devono essere liberi di costruire ed esportare in questi mercati dove non c’è nessun bando. L’Europa non può nemmeno vietare la circolazione di tutte le auto già immatricolate o che lo saranno da qui al 2035. E nemmeno può vietare l’importazione di auto termiche come “usate” (usate tra virgolette) e per assurdo si potranno ricomprare come “km zero” modelli costruiti per l’esportazione. Senza contare che questo provvedimento causerà danni economici enormi ai dealer che importano auto dagli Stati Uniti, dalla Corea, dal Giappone.

La storia recente è ricca di esempi di leggi in favore dell’ambiente che si sono rivelate dei boomerang…

Nel 1988, lo ricordate tutti, venne messa al bando la benzina col tetraetile di piombo, la cosiddetta “rossa”, per introdurre quella che allora venne chiamata “verde”. Peccato che per cinque anni, per sostituire il piombo, non si fece altro che aggiungere pericolosi idrocarburi aromatici come il benzene in percentuali altissime, più dannosi del piombo.

 

I motori termici non ci sono solo sulle auto…

Infatti una delle cose che mi rende più scettico sulle motivazioni di questo orientamento è la mancanza totale di definizione del perimetro di applicazione. Nelle motivazioni si parla di mobilità, quindi cosa succederà alle moto? Oppure alle navi e ai trattori, che hanno cicli di vita 40-50 anni e dovranno rifornirsi di carburanti e pezzi di ricambio? Ho invece l’impressione che si sia trattato di un braccio di ferro di sapore del tutto politico col fine di mostrarsi inutilmente come “i primi della classe” ma ottenendo anche l’effetto di preoccupare e spaventare i consumatori e l'industria. Oltretutto, nessuno dispone di dati certi su quel che potrebbe essere l'impatto reale di riduzione della CO2 seguendo le scadenze del "Fit for 55". Una sola cosa è certa: le auto a batteria costeranno di più di un'auto media di oggi, circa il 30% in più, il che convincerà - o costringerà - una larga parte di cittadini a tenere l'auto vecchia per periodi sempre più lunghi.

Ma a Strasburgo sanno esattamente cos’è la CO2?

Penso che abbiano perso di vista il fatto che l’anidride carbonica è un problema del pianeta e non dell’Europa. E aggiungo che il boost che riceveranno le elettriche da un simile provvedimento potrebbe addirittura avere l’effetto di peggiorare le cose, visto che il 70% delle batterie viene prodotto in Cina (ed è una quota destinata ad aumentare e non a diminuire come sostengono alcuni). E laggiù l’energia necessaria per produrre accumulatori deriva principalmente da combustibili fossili. Senza contare il fatto che affidarsi ad un solo Paese per la maggior parte delle forniture di quel che diventerà un asset strategico non è saggio, la crisi del gas ci avrà pur insegnato qualcosa.

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