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Audi non vuole che alcune delle sue elettriche sviluppate per il mercato cinese arrivino in Europa attraverso i canali dell’importazione parallela. Non si tratta di un divieto generale alla circolazione di queste vetture sul territorio europeo, ma di una scelta di strategia commerciale e industriale del costruttore tedesco, che intende mantenere separati i modelli destinati al mercato cinese da quelli ufficialmente venduti in Europa. È in questo contesto che Audi ha avviato un’azione legale contro Auto China, importatore tedesco che aveva iniziato a proporre la AUDI E5 Sportback e la AUDI E7X, due auto elettriche del nuovo brand AUDI (scritto rigorosamente in maiuscolo e privo dei tradizionali quattro anelli). Le due vetture sono state sviluppate da Audi insieme al partner cinese SAIC esclusivamente per il mercato locale, ma il loro arrivo in Germania attraverso l’importazione parallela ha portato la Casa di Ingolstadt a intervenire per tutelare la propria strategia commerciale e la distinzione tra le gamme dei diversi mercati.
La Casa di Ingolstadt ha avviato un’azione legale contro Auto China per fermare la vendita in Germania dei due modelli elettrici. Auto China è un importatore tedesco indipendente specializzato nella vendita di automobili provenienti dalla Cina attraverso canali di distribuzione non ufficiali. L’azienda acquista direttamente sul mercato cinese vetture destinate originariamente a quel Paese e le porta in Germania, occupandosi delle procedure necessarie per la loro importazione e immatricolazione. È proprio attraverso questo canale che erano arrivate sul mercato tedesco la AUDI E5 Sportback e la AUDI E7X, due modelli elettrici sviluppati da Audi insieme al partner cinese SAIC e commercializzati esclusivamente in Cina.
Il nodo riguarda soprattutto la destinazione dei veicoli. Le due elettriche sono state progettate per il mercato cinese e, secondo Audi, non sono passate attraverso un canale di distribuzione autorizzato. La Casa sostiene inoltre che la propria rete ufficiale al di fuori della Cina non sia autorizzata a effettuare manutenzione e assistenza su queste vetture, considerate “non-Audi” nei mercati esterni a quello cinese.
La particolarità nasce dalla nuova marca AUDI, creata da Audi insieme al partner cinese SAIC per intercettare una clientela giovane e fortemente orientata alla tecnologia. Il primo modello è stato la AUDI E5 Sportback, entrata in produzione nell’agosto 2025 nello stabilimento di Anting, Shanghai, e commercializzata in Cina dal settembre dello stesso anno. La vettura utilizza la Advanced Digitized Platform (ADP) sviluppata con SAIC e integra tecnologie e servizi pensati per l’ecosistema digitale cinese.
Nel 2026 è arrivata la AUDI E7X, primo SUV della nuova famiglia. Offre fino a 500 kW, trazione integrale e una batteria da 109 kWh, con un’autonomia dichiarata superiore a 750 km secondo il ciclo CLTC. L’E5 Sportback può invece raggiungere 579 kW e fino a 770 km di autonomia dichiarata. La E5 ha inoltre ricevuto il titolo di China Car of the Year 2026.
A rendere ancora più interessante la vicenda sono i prezzi. Prima dello stop, Auto China proponeva la E5 Sportback a circa 59.980 euro e la E7X a 72.900 euro. Nonostante i costi di trasporto, importazione e immatricolazione, le due vetture rimanevano competitive rispetto ad alcuni modelli elettrici Audi venduti ufficialmente in Germania: la S6 Sportback e-tron parte da 99.500 euro, mentre la SQ6 e-tron da 93.800 euro.
Il caso rappresenta così un singolare effetto della globalizzazione dell’auto: Audi ha creato in Cina una gamma elettrica specifica, sfruttando competenze locali, tecnologie digitali e una piattaforma sviluppata con SAIC. La stessa gamma, però, può risultare competitiva anche rispetto alle elettriche commercializzate in Europa. Per il costruttore il problema non è quindi soltanto commerciale, ma riguarda anche omologazione, assistenza, ricambi e gestione della rete ufficiale. Al momento Audi non ha reso pubblici gli esatti fondamenti giuridici dell’azione contro Auto China, per cui sarà il procedimento a chiarire fino a che punto potrà spingersi il blocco delle importazioni parallele.
L’importazione parallela di automobili è un fenomeno perfettamente legale, ma non significa che qualsiasi vettura acquistata fuori dall’Europa possa essere automaticamente immatricolata nell’Unione. Il punto fondamentale è l’omologazione. Il Regolamento europeo 2018/858 stabilisce infatti le condizioni tecniche per la messa sul mercato, l’immatricolazione e l’entrata in servizio dei veicoli: se un modello non dispone di un’omologazione europea, può essere necessario ricorrere a una omologazione individuale nazionale, secondo le procedure previste dallo Stato membro. In Italia, per esempio, l’ACI conferma che anche i veicoli provenienti dall’estero possono essere regolarizzati attraverso le procedure di nazionalizzazione e immatricolazione, con gli adempimenti gestiti anche dagli operatori del cosiddetto mercato parallelo, cioè soggetti che non fanno parte della rete ufficiale del costruttore.
Questo significa che Audi non può semplicemente stabilire, con una propria decisione commerciale, che una E5 Sportback o una E7X regolarmente immatricolata non possa circolare in Europa. La Casa può però intervenire sul piano commerciale e legale per contestare la vendita attraverso canali non autorizzati o per tutelare i propri marchi, la rete ufficiale e altri interessi commerciali. Ed è proprio questa la distinzione centrale del caso tedesco: la controversia con Auto China non riguarda, almeno per quanto emerso finora, un generico divieto di circolazione delle Audi elettriche cinesi in Europa, ma la possibilità per un importatore indipendente di acquistarle in Cina e proporle sul mercato tedesco al di fuori della rete ufficiale Audi. Come andrà a finire? Aspettiamo che la giustizia tedesca faccia il suo corso. Un'eventuale rigetto dell'azione proposta da Audi potrebbe creare un importante precedente per l'arrivo sul territorio europeo di una nuova ondata di vetture di particolare interesse per i consumatori nostrani.