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Morto Sergio Marchionne. Aveva 66 anni

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Sergio Marchionne è scomparso oggi all’età di 66 anni a Zurigo. Le sue condizioni di salute si erano aggravate irreversibilmente dopo un’operazione alla spalla

Morto Sergio Marchionne. Aveva 66 anni

Sergio Marchionne è scomparso all’ospedale di Zurigo, dove era ricoverato dall’operazione alla spalla del mese scorso. Aveva 66 anni. Le voci sulla salute di Marchionne si erano intensificate nella giornata di sabato, con la convocazione di urgenza dei CDA di FCA, Ferrari e Cnh per decidere la sua successione con largo anticipo rispetto alla scadenza prevista per il prossimo anno. Nel tardo pomeriggio, FCA in una nota diffusa alla stampa aveva comunicato «con profonda tristezza che in settimana sono sopraggiunte complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore». Per questo, il manager «non potrà riprendere la sua attività lavorativa». Le indiscrezioni sull’irreversibilità delle condizioni di Marchionne si sono susseguite nei giorni successivi, fino all’epilogo di oggi.

Nato a Chieti nel 1952, da madre originaria della Dalmazia e padre italiano, Marchionne, dalla doppia nazionalità italiana e canadese, aveva due figli. All’età di 14 anni, Marchionne si trasferì con la famiglia in Canada, dove consegue la laurea in Filosofia presso l’Università di Toronto. Successivamente Marchionne si laureò in Legge alla Osgoode Hall Law School della York University e ottenne anche un Master in Business Administration.

Dal 1983 al 1985 Marchionne lavorò per Deloitte Touche come avvocato esperto in fiscalità; dal 1985 al 1988 rivestì il ruolo di controllore di gruppo. Nel 1989 divenne vice presidente esecutivo della Glenex Industries; nel 1990 il passaggio alla Acklands come responsabile dell’area finanziaria. Sempre a Toronto, dal 1992 al 1994 ricoprì prima la carica di Responsabile per lo sviluppo legale e aziendale e poi di Chief Financial Officer al Lawson Group. Nel 2000 divenne ad di Algroup; nel 2002 il passaggio alla SGS di Ginevra, sempre come amministratore delegato.

Sergio Marchionne aveva 66 anni
Sergio Marchionne aveva 66 anni

Nel 2004 Marchionne sostituì Giuseppe Morchio alla guida di Fiat, subito dopo la morte di Umberto Agnelli. La Fiat, vicina al fallimento, era stata salvata da un prestito erogato da una cordata di banche. Il bilancio 2003 parla da solo: la Fiat era in rosso di 2 miliardi e presentava una perdita operativa di 500 milioni.

Negli Stati Uniti, Marchionne riuscì a conquistare il favore di Barack Obama con l’acquisizione della moribonda Chrysler e la nascita di Fiat Chrysler Automobiles. Anche l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva speso parole di stima per il suo sostegno all’occupazione americana.

Marchionne aveva anche perfezionato un altro accordo importante, quello con Google per lo sviluppo dei sistemi di guida autonoma. L’apporto di Marchionne a questa intesa fu molto importante, vista la sua profonda conoscenza del mondo degli affari del Nord America. Grazie a Marchionne, la Fiat è tornata negli USA nel 2009 e Alfa Romeo nel 2014. A Marchionne si deve anche la rinascita del brand Jeep, il marchio nel miglior stato di forma dell’intero gruppo. Sotto l’egida di Marchione, la reputazione di Jeep è molto cresciuta sia in Europa che in Cina, uno dei mercati di maggior successo di Jeep.

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne

Marchionne ha avuto fortune alterne nella gestione degli altri brand della galassia FCA. Basti pensare agli obiettivi disattesi in termini di volumi di vendita di Alfa Romeo. Lancia, invece, è stata accantonata. A chi chiedeva charimenti in merito a questa scelta, nel 2014 spiegò: «Abbiamo provato per dieci anni a cercare di piazzare la Lancia specialmente nei mercati mediterranei. Ma la Lancia è stata per dieci anni in perdita come è stata in perdita l’Alfa Romeo. C’è una realtà commerciale che dice che il marchio Lancia al di fuori della rete italiana ha pochissimo valore». Scelte difficiili, volte all'obiettivo del ripianamento del debito, oggi praticamente raggiunto. 

Di Marchionne si ricordano anche gli scontri con Fiom-Cgil, che sono sfociate nel rifiuto del contratto nazionale dei metalmeccanici nel 2010. Nel 2011, Marchionne decise di uscire da Confindustria, per evitare imposizioni sui modelli contrattuali da impiegare nelle fabbriche italiane.

Sergio Marchionne e John Elkann
Sergio Marchionne e John Elkann

A sostituire Marchionne come amministratore delegato di FCA è stato scelto il responsabile del brand Jeep, il britannico Mike Manley, 54 anni, capace di quadruplicare le vendite del marchio dal 2009 ad oggi. In Ferrari, invece, Louis Camilleri ha assunto il ruolo di ad, mentre John Elkann quello di presidente.

Proprio Elkann, presidente di FCA, ha speso parole sentite per Marchionne, sia in una nota diffusa alla stampa da FCA, che in una lettera indirizzata ai dipendenti del gruppo. «Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile – ha dichiarato Elkann -. Per me è stato una persona con cui confrontarsi e di cui fidarsi, un mentore e soprattutto un amico. Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia. Il mio primo pensiero va a Sergio e alla sua famiglia».

«Saremo eternamente grati a Sergio per i risultati che è riuscito a raggiungere e per avere reso possibile ciò che pareva impossibile – aveva scritto ai suoi dipendenti -. Ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo».

«Fin dal nostro primo incontro, quando parlammo della possibilità che prendesse le redini della Fiat, ciò che mi ha veramente colpito di lui, al di là delle capacità manageriali e di una intelligenza fuori dal comune, sono state le sue qualità umane. Qualità che gli ho visto negli occhi, nel modo di fare, nella capacità di capire le persone. Ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo».

«Ci ha sempre spinti ad imparare, a crescere e a puntare in alto – spesso andando oltre i nostri stessi limiti – ed è sempre stato il primo a mettersi in gioco. L’eredità che ci lascia parla di ciò che è stato davvero importante per lui: la ricerca dell’eccellenza, l’idea che esiste sempre la possibilità di migliorare. I suoi insegnamenti, l’esortazione a non accettare mai nulla passivamente, a non essere soddisfatto della mera sufficienza sono ormai parte integrante della nostra cultura in FCA: una cultura che ci spinge ad alzare sempre l’asticella e a non accontentarci mai della mediocrità».

«La definizione che Sergio ci ha dato della parola leader è valida oggi più che mai. Quello che conta davvero è il tipo di cultura che un leader lascia a chi viene dopo di lui. Il miglior modo per giudicarlo è attraverso ciò che l’organizzazione fa dopo di lui. Questo è solo uno dei tanti esempi di quanto Sergio fosse un leader vero e molto raro. Già anni fa, abbiamo iniziato a lavorare ad un piano di successione che avrebbe garantito continuità e preservato quella cultura unica che vive in FCA».

Marchionne lascia i due figli, Alessio Giacomo e Jonathan Tyler, e la compagna Manuela Battezzato.

  • Fortu G., Roma (RM)

    PREMESSO che il sistema lavoro-voti non è solo della Sicilia ma di tutta Italia, se andiamo a spulciare in Veneto ne troviamo di casi, li si fa vedere quello che si vuole ma li (dove ho lavorato per 2 anni) lo so bene che le persone trattengono l'amarezza in pubblico e fanno gruppo tra di loro contro tutto il Sud Italia e poi dell'inquinamento fanno finta di nulla, i bambini vanno a scuola e a 100mt ci sono le uve del prosecco bombardate da trattamenti nocivi per gli uomini, fabbriche del medicinale / chimico che versano veleno nei torrenti e fiumi e le polveri micro-sottili ovunque, io stesso da allora devo usare ogni giorno antistminici che li in vùveneto li usano come fossero caramelle... la storia di Marchionne riguardo la Sicilia è scritta su Wikipidia, leggere una fonte pulita senza riferimenti a sinistra e destra, li tiriamo in ballo quando fa comodo, ma basta, quella politica vecchia man mano sta perdendo importanza.

    WIKIPIDIA: Nascita di Sicilfiat

    Nel 1967 nacque la "Sicilfiat", una società a partecipazione pubblica, di cui la FIAT deteneva il pacchetto di maggioranza con il 60% delle azioni e la Regione Siciliana il restante 40% [1], tramite la Sofis prima e poi tramite l'ESPI (Ente siciliano per la promozione industriale). Lo stabilimento fu completato nel 1970 nel territorio comunale di Termini Imerese, grazie ad un consistente contributo della Regione erogato al gruppo Fiat per ottenerne la localizzazione nel territorio, con un'occupazione iniziale di 350 addetti. Nel 1977 la Fiat acquisì la totalità delle azioni, per cui lo stabilimento divenne uno dei tanti del gruppo con una forza lavoro che era in quel momento di circa 1500 addetti.
    Gli anni '80 e '90

    La fabbrica di Termini Imerese, come riconosceva anche Sergio Marchionne, era divenuta un modello produttivo; con 1.500 dipendenti nel 1979 all'avvio della produzione della Panda e lavoro articolato su tre turni. Nella seconda metà degli anni ottanta a Termini erano occupati 3.200 operai con almeno 1.200 nell'indotto. Nel 1993 iniziò la crisi del settore auto in concomitanza con l'inizio della produzione della Tipo e si verificò la prima ristrutturazione aziendale; ebbe così inizio la cassa integrazione[2]. Il numero di occupati continuò a scendere fino ai 1900 dell'ultimo periodo di vita in seguito alle ripetute riorganizzazioni della forza-lavoro.

    In conseguenza del calo delle vendite del gruppo Fiat lo stabilimento di Termini Imerese venne inserito tra quelli economicamente poco competitivi secondo i piani aziendali, in quanto buona parte della componentistica per l'assemblaggio delle vetture era prodotta nel Nord Italia e ciò faceva aumentare i costi a causa del trasporto. Tra il 1991 e il 2001 il numero di addetti occupati si ridusse di 1.134 unità[3].

    Come motivo sfavorevole all'impianto venne addotto il fatto che, producendo un solo modello per volta, fosse rimasto strettamente legato nel calcolo produttivo al successo commerciale dell'auto prodotta[4]. Per questi motivi venne inserito tra gli stabilimenti da chiudere secondo il piano approntato dall'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne[5].
  • Alessandro200958, Mogliano Veneto (TV)

    Ma per piacere.... non dite fesserie cortesemente.
    Documentatevi prima di scrivere, leggete e imparate.

    Marchionne, relativamente alla produzione ha fatto esattamente il contrario rispetto alle caòòate che scrive qui.

    Ha riportao in in Italia la produzione della nuova Panda nella sede di Pomigliano togliendone la produzione dalla fabbrica Polacca.
    La Jeep è stata spostata a Melfi con la produzione della Renegade, che ha più che compensato lo spostamento della Punto con un successo di mercato mostruoso. Basta che vi guardiate intorno...
    Ha completamente rilanciato la Maserati che con la nuova Ghibli e la nuova Levante ha dato una spinta nella produzione a Torino e Modena.

    Ha chiuso Termini Imerese, che probabilmente non sapete nemmeno dove sia perchè, se lo sapreste, non direste certe boiate e vi rendereste un minimo conto di quanto è demenziale avere un'azienda che produce auto su un'isola... Praticmente come produrre sottomarini da guerra a Cortina D'ampezzo.

    E certamente non sapete che, nel 1970 era stata aperta dopo che nel 1967 erano state fatte delle lotte operaie e sindacali mostruose per forzare l'apertura della Fabbrica. Perchè?? Perchè entra in scena Mimì La Cavera, ex presidente Confindustria siciliana che, a partire dal 1958, si era posto come un ponte tra il mondo dell'imprenditoria e i principali partiti di sinistra. E convince Fiat a fare quella fabbrica chiudendo un accorto in JV che preve contributi della regione al fine di convincere fiat ad aprire in un posto scellerato per una casa che produce automobili.

    Le diedero pure il nome... Sicilfiat che era stato scelto perché la Regione Sicilia deteneva il 40 per cento del capitale. Il problema è che, come sempre succede, il contrubuto pattuito con la Regione per il mantenimento della fabbrica cessò pochi mesi dopo l'apertura dello stabilimento...
    Della serie facciamo una Joint Venture e dopo 3 mesi ti lascio in braghe di tela...
    Quindi?? Lo stato fa quello che vuole e l'imprenditore rimane fregato senza poter dire una parola??

    Tanto per farvi capire le scemenze che scrivete.

    La Fiat è sempre stata oggetto di scellerati giochi politici, è sempre stata un'azienda rifinanziata dallo stato perchè lo stesso stato la usava ad hoc per andare a prendersi i voti della gente...

    E Marchionne cosa doveva fare?? Far fallire un gruppo con 2040.000 dipendendi sull'altare di uno stabilimento farlocco in Sicilia?? Oppure sull'altare dell'etica di avere la sede fiscale all'estero...
    Ma non fatemi ridere...
    FCA tornerà in Italia quando lo stato la finirà di prendere le migliori aziende e bombardarle di tasse per succhiare loro il sangue. Lo stato di massacra e ti asciuga fino all'osso, ma tu imprenditori ti devi tenere gli oneri dell'occupazione per un tema etico... Troppo facile.

    Prima di parlare studiate... prendetevi i libri di storia, di economia, i giornali di una volta...
    Siamo la generazione dei social, tutti rimbambiti davanti a un tabled a guardare boiate e non sappiamo una mazza della nostra storia.
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