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Quando le tue creazioni vengono vendute a cifre che oscillano tra uno e quindici milioni di euro, il concetto di "esagerazione" diventa relativo. Lo sa bene Horacio Pagani, genio assoluto dell'automobilismo sartoriale, che dalla sua San Cesario sul Panaro (Modena) sforna vere e proprie sculture su ruote ambite dai miliardari di tutto il globo.
In una lunga e curiosa intervista rilasciata sulle pagine del Corriere della Sera, il settantenne costruttore di origini argentine ha snocciolato aneddoti che sembrano usciti da un film, svelando fin dove può spingersi l'estro (e il portafoglio) dei suoi facoltosi acquirenti.
Da quando è nata la Pagani Automobili nel 1998, sono state prodotte solamente 650 auto. "Su ognuna si lavora da uno a quattro anni," spiega Pagani al quotidiano di via Solferino. Ma non è solo l'ingegneria spaziale o i 7.000 pezzi ricavati dal pieno a far lievitare i prezzi. Spesso sono le richieste customizzate dei clienti a superare ogni immaginazione.
"Richieste strane? Una cliente ha voluto la carrozzeria a pelle di serpente, tre artiste hanno lavorato a mano per mesi", ha rivelato il patron. Ma il picco dell'opulenza è stato raggiunto grazie a una partnership d'eccezione: "Con Bulgari abbiamo fatto una macchina puntellata di diamanti". Un'auto-gioiello in senso letterale, un pezzo unico destinato a pochi eletti nel mondo, capaci di sborsare cifre che, come ammette lo stesso Pagani, "hanno un senso solo se si pensa al lavoro, all'omologazione globale e ai materiali impiegati per ogni singolo dettaglio". Basti pensare che nel 2010 una Zonda 5 Roadster ha raggiunto la stratosferica quotazione di 31 milioni di dollari.
Se il lusso non conosce crisi (la lista d'attesa per una Pagani arriva fino a 5 anni), c'è un settore in cui anche i super-ricchi sembrano storcere il naso: l'elettrico. Quando gli viene chiesto dei progetti a batteria per le sue hypercar, la risposta è tranciante: "Quando abbiamo sondato i clienti sull’hypercar elettrica non abbiamo avuto ordini".
Un segnale chiaro di come chi acquista una Pagani cerchi ancora l'emozione pura, il sound viscerale del V12 e la meccanica nuda, piuttosto che i sibili dell'elettrificazione forzata. Lo stesso Pagani, pur possedendo una Lucid elettrica a Milano, confessa candidamente i problemi della vita reale: "In zona Corso Magenta fatico a caricarla: in garage non c’è la colonnina".
Eppure, il contrasto più affascinante di Horacio Pagani risiede proprio nella sua quotidianità. L'uomo che a 27 anni diede buca a Enzo Ferrari perché faceva l'autostop, e che arrivò in Lamborghini (raccomandato nientemeno che da Juan Manuel Fangio) chiedendo di "lavare i pavimenti pur di fare l'auto più bella del mondo", oggi non si fa accecare dalla ricchezza.
Lui, che ha in garage una collezione privata mozzafiato, confessa un segreto inaspettato: il suo mezzo di trasporto preferito nel quotidiano non è una hypercar da 800 cavalli. "Cosa guido? Vado ovunque con una Toyota Alphard. Dicono sia bruttissima, in Italia ne gira solo una: la mia. È un van... Altro che brutta, l'adoro". E quando non è a bordo del suo bistrattato minivan giapponese? "Nella vita amo girare in bici. E al ristorante guardo sempre prima la parte destra del menu, quella con i prezzi".
Una mentalità da vero artigiano che ha conosciuto la fame, per l'uomo che oggi incastona diamanti sulle auto più costose del pianeta. Pagani e quell'hypercar fatta di diamanti. Ma il creatore delle auto più care al mondo gira... in minivan