Perché dovrei rottamare la mia vecchia auto? Per gli incentivi?

Perché dovrei rottamare la mia vecchia auto? Per gli incentivi?
Carlo Bellati
  • di Carlo Bellati
Nessuno è contento di come sono stati formulati gli incentivi per l'auto. E se mi facessi durare la mia "vecchia carretta" ancora per qualche anno? A cosa vado incontro?
  • Carlo Bellati
  • di Carlo Bellati
14 aprile 2022

L’arrivo degli incentivi per la rottamazione (regole e cifre le qui) hanno messo la pulce nell’orecchio di tanti italiani proprietari di auto, diciamo, non proprio recenti (del 2010 o precedenti, visto che il Decreto indica come incentivabili solo le Euro 0, 1, 2, 3 o 4). E molti si domandano se valga la pena davvero di mettere mano al portafoglio e mandare in pensione la “vecchia carretta” ultradecennale o farsela durare ancora un po’.

Da un anno a questa parte l’usato è salito di valore in certi casi anche del 25%. L’usato “fresco”, naturalmente, quello che fa concorrenza al nuovo, ma in cascata questo aumento ha coinvolto anche le auto più anzianotte. Esempio pratico: un’utilitaria di segmento A (Fiat Panda, Peugeot 107, Citroen C1, Toyota Aygo, tanto per citare le più vendute) aveva quotazioni marginali attorno ai 2.000 euro per modelli del 2010 mentre oggi sono a 3.500 euro (in buone condizioni, e non è facile trovarle).

A fronte di un incentivo massimo di 5.000 euro valido solo per le elettriche che, come sappiamo, hanno un prezzo di listino minimo di 21.000 euro, la convenienza è interessante solo per i modelli di primo prezzo (che abbiamo recensito qui) come la Dacia Spring, la Fiat 500e, la Renault Twingo, la smart EQ, la Volkswagen e-up!

 

Molto meno allettante è l’incentivo per chi ha bisogno auto di dimensioni maggiori e con alimentazione ibrida plug-in, che sono tutte molto care: pochi i 4.000 euro previsti in caso di rottamazione (2.000 senza). Per non parlare delle full hybrid, mild hybrid e le cosiddette “termiche" (61-135 g/km di CO2)”, il cui incentivo si riduce a 2.000 euro, e solo a fronte di una rottamazione.

Quindi, mettendo da parte tutte le auto non più marcianti o irreparabili ma ancora immatricolate per cui la rottamazione è sicuramente conveniente, molti si chiedono se in fondo non valga la pena di tenersi la propria Euro 4 (o anche inferiore) ben mantenuta e perfettamente adatta alle esigenze e, a suo tempo, pagata a caro prezzo.

Una delle ragioni per cambiare potrebbe essere quella dei limiti alla circolazione: per esempio in Lombardia c’è il divieto (abbastanza teorico) di circolare con auto Euro 0 (benzina) o Euro 1 e 2 (diesel) dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30. in 570 comuni. (fascia 1 e fascia 2) e nel territorio del capoluogo lombardo da ottobre 2022 non si potrà circolare nell’area B e C con le auto da Euro 5 in giù, e qui i controlli sono realizzati attraverso le telecamere, quindi molto puntuali. Altre città importanti hanno limitazioni simili e in presenza di alti tassi di inquinamento possono essere introdotti dei blocchi selettivi alla circolazione.

A parte questi limiti, a dire la verità, non c’è nulla che obblighi a comprare un’auto nuova, fatta salva la propria consapevolezza ecologica, sapendo che una Euro 4 inquina da 3 a 5 volte di più di una Euro 6d, specie se diesel. Ci sono però tutta una serie di benefici che derivano dal fatto di guidare un’auto più sicura e probabilmente più confortevole rispetto a dieci anni fa. Ma con i prezzi di auto e carburanti in aumento e i tempi di consegna che si allungano, dell’auto nuova “se ne parla l’anno prossimo… forse”. E da ottobre 2021 a gennaio 2022 l'Istat ha registrato un calo nelle intenzioni di acquisto delle auto del 35%.

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