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Petrolio e Coronavirus: la strana coppia

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All’impennata dei contagi su scala mondiale corrisponde il calo delle quotazioni del greggio: è la globalizzazione, bellezza!

Petrolio e Coronavirus: la strana coppia

Tra gli effetti del Coronavirus, o se preferite del Covid-19, vanno considerate le conseguenze sui listini del petrolio: l’impatto della temuta pandemia sull’economia globale, infatti, è ben comprensibile dando uno sguardo all’andamento dei prezzi del greggio sulle principali Borse mondiali.

Alla crescita esponenziale dei contagi ed al dilagare dei focolai in tutte le aree del Globo, corrisponde una caduta verticale delle quotazioni dell’Oro Nero.

Cinicamente, ci sarebbe da sorridere: vista la riduzione dei prezzi alla pompa, qualcuno potrebbe augurarsi che il virus si diffonda ancora.

Ma sarebbe una ben magra consolazione, fare il pieno a basso costo, mentre intorno tutti si ammalano.

Il problema è che anche i mercati soffrono di un’emozione primaria difficile da contrastare: la paura.

Prendiamo il caso della Cina: allo scoppiare dell’epidemia, e soprattutto davanti al crollo verticale delle vendite di auto a febbraio nel gigante asiatico (nelle prime due settimane del mese sono state vendute sole 4.909 auto contro le 59.930 dello stesso periodo del 2019), con una contrazione di oltre il 90%, e con la prospettiva del blocco delle attività produttive nel paese dovuto all'emergenza coronavirus, il petrolio ha perso in pochi giorni oltre il 10% del suo valore, scendendo di molto sotto la quota dei 50 dollari per barile, anzi sfiorando la soglia critica dei 45.

E poco hanno potuto, per contrastare il caos generato dal Covid-19, gli ultimi dati dell’EIA (l’Agenzia Internazionale dell’Energia), che ha riscontrato un aumento di 452.000 barili delle scorte di petrolio, stimate ora in 443,3 milioni. 

Il crollo del prezzo del petrolio non deve stupire: i primi effetti del coronavirus si erano evidenziati già a gennaio, provocando uno spostamento degli investimenti da asset ad alto profilo di rischio come il greggio a beni di rifugio, come l'oro, quanto non a favore di crypto-asset, come i Bitcoin. 

Gli operatori più spregiudicati considerano che questo sia il momento migliore per investire proprio sul petrolio: in teoria, è il loro ragionamento, acquistare petrolio a prezzi così bassi potrebbe essere conveniente, in attesa che le quotazioni ripartano al rialzo.

E’ quello che ci auguriamo, e non certo perché abbiamo speculato in borsa: più semplicemente, un petrolio più costoso significherebbe che l’emergenza coronavirus sarebbe stata superata.

P.S. Ultime notizie dalle Borse: sui mercati asiatici, il Wti (West Texas Intermediate, il petrolio prodotto in Texas) guadagna lo 0,94%, portandosi a 47,20 dollari al barile, mentre il Brent fa ancora meglio, mostrando un progresso dell’1,11% ed attestandosi alla quotazione di 51,67 dollari al barile... Vorrà dire qualcosa?
 

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