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Petrolio: è davvero iniziato il declino?

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Le big company annunciano la svolta: taglio agli investimenti nel settore del petrolio a favore delle energie verdi.

Petrolio: è davvero iniziato il declino?

«Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» a dar credito al celebre adagio di Agatha Christie, bisognerebbe iniziare seriamente a pensare che il petrolio abbia imboccato il viale del tramonto.

Dopo l’annuncio di pochi giorni fa della British Petroluem, anche Shell si dichiara pronta a tagliare del 40% gli investimenti nel petrolio a favore della green economy: il gruppo anglo/olandese imbocca la strada della transizione energetica, costi per gli idrocarburi tagliati del 40% e dirottati verso le energie verdi, percorso tra l'altro già iniziato da altri colossi energetici, come la francese Total e la norvegese Equinor.

Per tutte queste compagnie, che dettano nelle nella fornitura mondiale di greggio raffinato e trasformato in carburanti per l’uso quotidiano, la domanda di petrolio - anche a causa della pandemia, ma non solo - è destinata a non tornare più ai livelli pre-Covid.

Anzi, il tempo degli idrocarburi come fonte assoluta per sostenere la domanda di energia globale, è destinata a scendere in maniera irreversibile: certo in forma graduale e non verticale, ma ormai il cammino è segnato.

La recente pubblicazione del BP Energy Outlook 2020 riporta che la domanda di petrolio potrebbe non tornare mai più ai livelli del 2019; ed a poco è servita l’analisi di segno contrario arrivata dall’Opec, che se da un lato ha ridotto le previsioni sulla domanda globale di petrolio di 400.000 barili al giorno per il 2020 (prevedendo un calo medio della domanda di 9,5 milioni di b/g rispetto alla precedente stima di 9,1 milioni) ma ha anche previsto una crescita della domanda di 6,6 milioni di b/g nel 2021, pur inferiore di 400.000 rispetto alla sua precedente stima.

Come ulteriore indizio, e quindi ormai prova conclamata secondo il ragionamento di Agatha Christie, va ricordata la recente presa di posizione dell’Ammnistratore Delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, che nel corso di un intervento in un convegno sull'economia circolare e la decarbonizzazione, ha parlato di una transizione energetica graduale ma obbligata e sottolineato che il futuro dell'Eni non sarà basato sul petrolio: «Il cambiamento è irreversibile e necessario. Eni ha iniziato la sua trasformazione nel 2014, dopo le forti oscillazioni verso il basso del petrolio. Si tratta di un processo graduale, da realizzare un passo alla volta. C'è bisogno di tempo per i cambiamenti, pensando soprattutto alle infrastrutture. Mantenendo quest'ultime senza rottamare tutto ciò in cui hai investito. Un esempio sono le bioraffinerie che utilizzano biomasse avanzate, penso alla trasformazione realizzata a  Venezia e Gela, è possibile avere uno sguardo diverso verso il futuro», con la necessità di spingere anche sull'energia circolare. Un esempio è il progetto che cattura la CO2 in corso nell'hub di Ravenna, o come la fissazione della CO2 nelle bioalghe, dalla quale si ricava olio ottimo per le bioraffinerie».

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