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Ponte Morandi, ad Autostrade Castellucci: «Responsabili, ma non colpevoli»

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L'amministratore delegato di Aspi parla a “La Stampa” chiarendo le posizioni della società concessionaria all'indomani dell'avvio dell'inchiesta della Procura di Genova

Ponte Morandi, ad Autostrade Castellucci: «Responsabili, ma non colpevoli»

Si assume le responsabilità ma non si sente colpevole Autostrade per l'Italia per il crollo del Ponte Morandi sulla A10 per cui sono indagate 20 persone per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti, mentre sulla società concessionaria pende un'accusa di omicidio colposo aggravato dal mancato rispetto delle norme antinfortunistiche.

Dopo la notifica degli avvisi di garanzia della Procura di Genova a parlare è l'amministratore delegato Giovanni Castellucci attraverso un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. Castellucci chiarisce: «Ci sentiamo responsabili della gestione di un'infrastruttura che è crollata, generando un disastro e un dolore enormi. Ma la colpa è un'altra cosa».

Castellucci poi ribadisce che «Il ponte era affidato a noi ed è crollato. Ma la colpa presuppone comprensione delle cause, che dovranno essere accertate al meglio» e alla domanda se quella di Autostrade è stata una cattiva gestione risponde che «Dovrà essere accertato. Il ponte è caduto, è un fatto».

Castellucci ha parlato anche degli aiuti alle famiglie e alle aziende coinvolte dal crollo (600 persone senza casa, 1.500 imprese danneggiate) erogati a pochi giorni dall'accaduto, precisando: «Quelli assegnati finora non sono indennizzi, solo aiuti per consentire alle persone di non avere preoccupazioni nel breve periodo. Di risarcimenti, al momento, non è il caso di parlarne».

Qui il testo completo dell'intervista.

  • Monocujo, Milano (MI)

    Mi sembra un ossimoro. Difficile essere al contempo responsabili di una cosa e senza colpa per il distastro provocato da quella cosa. Certo, se il ponte fosse stato bombardato sarebbe un altro discorso, ma qui sembra proprio sia stato un caso di mancanza di manutenzione profonda. Il ponte Morandi ha sempre manifestato problemi di progettazione, e in particolare sulla scelta dei materiali, che soffrivano logoramento e corrosione. Non solo, i cavi di acciaio annegati nel calcestruzzo rendevano in pratica impossibile un controllo preciso del loro stato di usura. Però dei tre piloni strallati uno era stato profondamente restaurato, sostituendo i cavi di acciaio interni con cavi esterni, già nel 1992. Ci sono stati 26 anni di tempo per ripetere l'operazione sugli altri due piloni, uno dei quali è crollato. Già immagino la difesa di autostrade: "noi avevamo chiesto indagini e analisi a ingegneri qualificati, tutti avevano consigliato di rinforzare il ponte ma nessuno aveva dato l'allarme, dicendo che stava per cadere". Però è una difesa un po' farlocca. È vero che dicevano così, ma dicevano anche che valutare l'esatto stato della struttura era difficile perchè sapere in che condizioni erano veramente i cavi d'acciaio nascosti nel cemento è impossibile. Inoltre, visto che tutto il ponte nelle parti visibili era stato fin da subito attaccato dalla corrosione, per buon senso e prudenza Autostrade avrebbe potuto rinforzarlo per tempo, suprattutto se si pensa che la società ha un utile enorme, più di un miliardo, su una concessione statale data praticamente in monopolio.
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