Ponte sullo Stretto: la beffa dei 12 milioni da restituire

Ponte sullo Stretto: la beffa dei 12 milioni da restituire
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Il Ponte sullo Stretto subisce un brusco stop finanziario: la società deve restituire 12 milioni all'UE. Tra polemiche sui pedaggi e stipendi d'oro, ecco cosa sta bloccando l'avvio dei cantieri.
1 giugno 2026

Il cronoprogramma del Ponte sullo Stretto di Messina subisce una prima, certificata battuta d'arresto finanziaria. A confermare il ritardo dell'opera non è un esponente dell'opposizione, ma lo stesso bilancio d'esercizio al 31 dicembre 2025 della Società Stretto di Messina (SdM), in cui si legge nero su bianco che 12 milioni di euro, ricevuti dall'Unione Europea per la progettazione esecutiva dell'opera, dovranno essere restituiti.

La vicenda, confermata dalla stessa società nel bilancio (a pagina 101), riguarda il cofinanziamento europeo Connecting Europe Facility for Transport (CEF-T 2023). A causa dello slittamento temporale dell'iter approvativo del progetto - che non permette di chiudere la fase progettuale entro i termini previsti - nel marzo 2026 è stata richiesta la risoluzione anticipata dell'accordo.

La SdM dovrà quindi ridare indietro i 12.375.000 euro incassati come anticipo nel dicembre 2024. Infatti, la somma è già stata riclassificata a bilancio alla voce "altri debiti", in attesa che l'agenzia europea indichi le modalità di rimborso.

 

L'ART frena sui pedaggi: scontro sulle tariffe

Le complicazioni non sono solo europee e, durante la giornata di ieri, è arrivato il parere dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) sul Piano economico-finanziario dell'opera. Pur considerandolo "adeguato" per la fase di avvio, l'ART ha chiesto di rafforzare i presidi di monitoraggio sui costi effettivi e, soprattutto, sulle tariffe dei pedaggi.

Nel documento si stima una tariffa media annua a veicolo di 27,4 euro al momento dell'apertura, destinata a salire fino a 48,7 euro nel 2063. Cifre lontane da quelle sbandierate in passato dal Ministro Matteo Salvini (che parlava di 10 euro) e dallo stesso ad di SdM, Pietro Ciucci (4 euro per le moto, 7 per le auto).

Ciucci ha però categoricamente smentito l'ipotesi di un pedaggio a 27 euro: "Quella cifra è una media ponderata annuale che include tutte le tipologie di veicoli, compresi i mezzi pesanti. Il costo del singolo passaggio per le auto sarà compreso tra 4 e 7 euro", garantendo che le tariffe saranno sensibilmente inferiori agli attuali costi dei traghetti e sufficienti a coprire i costi di manutenzione senza ulteriori esborsi pubblici.

A finire nel mirino di Fanpage e dell'opposizione c'è anche la struttura organizzativa della Società Stretto di Messina. Al 31 dicembre 2025, l'organico contava 116 dipendenti (32 in più rispetto al 2024). Di questi, ben 89 sono figure apicali (dirigenti o quadri) e solo 27 sono impiegati. Duro l'attacco di Angelo Bonelli (Alleanza Verdi Sinistra): "Questa non è una normale struttura operativa: è una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici. A rendere il quadro più grave c'è la deroga al tetto dei 240mila euro previsto per gli stipendi, fatta su misura per i dirigenti".

Non si è fatta attendere la replica dell'amministratore delegato Pietro Ciucci, che ha ridimensionato il caso dei fondi europei: "La restituzione riteniamo possa essere momentanea. La risoluzione anticipata dell'accordo ci consente di partecipare nuovamente ai prossimi bandi europei CEF, tenuto conto che restano inalterati i giudizi positivi dell'Europa sul progetto".

L'ad ha poi chiarito la questione stipendi, spiegando che i compensi del CdA rispettano i limiti di legge, mentre la deroga al tetto degli stipendi, concessa per legge al solo personale dipendente della SdM, "riguarda attualmente solo due dirigenti di altissimo profilo, necessari per interfacciarsi con i grandi soggetti internazionali coinvolti nella realizzazione di un'opera di questa portata". L'iter approvativo definitivo, secondo Ciucci, dovrebbe completarsi entro la fine dell'estate 2026, con l'obiettivo di avviare i cantieri nell'ultimo trimestre dell'anno.

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