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Avete visto cosa è successo in Corea del Sud? Lo sciopero parziale proclamato dai dipendenti di Hyundai Motor rappresenta il primo blocco della produzione automobilistica direttamente legato all'introduzione dei robot umanoidi nei processi d'assemblaggio.
Il casus belli è rappresentato da "Atlas", l'androide alto 190 centimetri sviluppato da Boston Dynamics (società controllata dall'automaker coreano), le cui capacità articolari e la mobilità a 360 gradi hanno allarmato i circa 40.000 tesserati del sindacato aziendale nel polo produttivo di Ulsan. A fronte dell'imminente transizione verso tecnologie ad alta automazione, le maestranze hanno interrotto i turni per quattro ore al giorno, provocando un ammanco stimato in circa 5.000 veicoli non prodotti e un impatto economico valutato in oltre 134 milioni di dollari (pari a circa 200 miliardi di won).
I rappresentanti dei lavoratori chiedono garanzie vincolanti, tra cui il passaggio a un salario fisso slegato dalle ore lavorate per tutelarsi dai tagli dovuti all'efficientamento, l'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni e un diritto di veto preventivo sull'impiego dei robot sulla linea di montaggio, mentre l'azienda prevede la prima integrazione operativa di Atlas entro il 2028 nello stabilimento statunitense della Georgia.
La vertenza in corso nell'Asia orientale costituisce l'apripista di una dinamica che sta assumendo contorni globali. Come ha infatti spiegato il Wall Street Journal, l'adozione di robot antropomorfi sta accelerando lungo tutte le catene di montaggio mondiali: Tesla pianifica l'avvio della produzione del suo modello Optimus entro la fine dell'anno, la tedesca BMW ha avviato la fase di test del robot Aeon negli impianti in Germania, Mitsubishi Motors progetta la produzione di massa di umanoidi per l'assemblaggio motori dal 2027 e General Motors ha introdotto decine di cobot (robot collaborativi) nella fabbrica "Factory Zero" di Detroit.
Questa spinta tecnologica incrocia i dati forniti dall'International Federation of Robotics (IFR), i quali certificano come la Corea del Sud vanti la più alta densità di robot industriali al mondo, con 1.220 unità installate ogni 10.000 dipendenti manifatturieri, e cioè un valore sei volte superiore alla media globale, che stacca nettamente Paesi ad alta industrializzazione come Germania (449) e Stati Uniti (377). Il nodo economico principale risiede nel rapporto costi-benefici: con un costo unitario stimato dal governo di Seul in circa 130.000 dollari, un robot umanoide è in grado di ripagare l'investimento iniziale nell'arco di soli due anni.
Il contenzioso sindacale riflette le tensioni crescenti che attraversano l'intera filiera della mobilità globale. Come ha ricordato il portale Automotive News, le grandi organizzazioni dei lavoratori - a partire dal sindacato nordamericano United Auto Workers (UAW), che rappresenta circa 400.000 addetti tra Stati Uniti, Canada e Porto Rico - identificano nell'intelligenza artificiale e nell'automazione antropomorfa una trasformazione radicale dei modelli d'impiego, sollecitando accordi collettivi di salvaguardia.
Allo stesso tempo altri costruttori europei, come la francese Renault, hanno siglato intese con le parti sociali per garantire percorsi di riqualificazione professionale obbligatoria per il personale sostituito dalle nuove macchine. La vertenza tra capitale e lavoro manuale si sposta in ogni caso sul terreno normativo e contrattuale: mentre i produttori sostengono che i robot lavoreranno al fianco dell'uomo per sollevarlo dalle mansioni gravose o usuranti, le maestranze chiedono garanzie affinché la svolta tecnologica non si traduca in un ridimensionamento strutturale dell'occupazione nelle fabbriche di auto. E siamo solo all'inizio...