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Quando nel 2021 il Gruppo Hyundai staccò un assegno da 1,1 miliardi di dollari per acquisire la celebre azienda di robotica Boston Dynamics, i video dei loro automi umanoidi sembravano ancora un divertente, per quanto impressionante, esperimento ingegneristico. Cinque anni dopo, quelle macchine sanno correre, saltare e, fattore ben più critico, sono pronte a lavorare in catena di montaggio.
La prospettiva di trovarsi fianco a fianco (o peggio, di essere sostituiti) dagli automi ha innescato una reazione senza precedenti: oltre 30.000 dipendenti di Hyundai sono sul piede di guerra, pronti al primo grande sciopero industriale contro l'impiego dei robot umanoidi.
Il casus belli è la decisione della casa automobilistica di schierare, fra poco più di un anno, una squadra di robot umanoidi modello Atlas all'interno della sua fabbrica americana di Savannah, in Georgia. L'azienda ha piani ambiziosi: punta a produrre 30.000 robot Atlas all'anno, sia per uso interno sia per la vendita a terzi.
Dai vertici aziendali arrivano rassicurazioni: i robot verranno impiegati esclusivamente per mansioni ripetitive, usuranti o pericolose, tutelando la salute dei lavoratori in carne ed ossa. Una spiegazione che non convince affatto le tute blu. Il timore dei sindacati è che l'evoluzione rapida dell'IA renda presto gli umanoidi capaci di svolgere compiti complessi. Il risultato? L'azienda potrebbe preferire una forza lavoro che non dorme, non va in ferie e, soprattutto, non sciopera.
La mobilitazione è massiccia: l'87% dei 40.000 membri della rappresentanza sindacale ha votato a favore dello sciopero. "Senza un accordo fra manager e lavoratori, a neanche un robot sarà permesso l’ingresso in fabbrica", ha tuonato il sindacato dei metalmeccanici sudcoreano, minacciando picchetti serrati.
Ma cosa chiedono, esattamente, i lavoratori? Le rivendicazioni si muovono su due binari:
Coinvolgimento decisionale: I dipendenti vogliono avere voce in capitolo sulle tempistiche e sulle modalità di introduzione dell'Intelligenza Artificiale e della robotica avanzata negli stabilimenti.
Partecipazione agli utili: Ed è qui che la trattativa si fa puramente economica. I lavoratori chiedono un bonus straordinario pari al 30% dei profitti netti di Hyundai. Se concesso, si tradurrebbe in circa 25.000 euro per ciascuno dei 73.000 dipendenti globali dell'azienda.
La pretesa economica dei metalmeccanici di Hyundai non nasce dal nulla. Pochi mesi fa, i lavoratori del settore microchip di colossi come Samsung e SK Hynix, agitando lo spauracchio di uno sciopero a oltranza, hanno ottenuto un maxi-premio straordinario di oltre 400.000 dollari a testa, proprio come forma di redistribuzione dei giganteschi ricavi legati al boom dell'IA.
Questa dinamica sta allarmando le istituzioni finanziarie asiatiche. La banca centrale di Seul teme infatti che questa "corsa al bonus" possa innescare una pericolosa spirale inflazionistica, spingendo anche altre categorie di lavoratori a pretendere una fetta degli utili generati dalla rivoluzione tecnologica. La vertenza in casa Hyundai, dunque, supera i confini del mondo dell'auto: è il primo vero banco di prova di uno scontro epocale. La battaglia per la spartizione dei profitti nell'era dell'Intelligenza Artificiale è ufficialmente iniziata.