F1, il calendario cambia pelle: spunta l'ipotesi del ritorno dell'Argentina e di Hockenheim

F1, il calendario cambia pelle: spunta l'ipotesi del ritorno dell'Argentina e di Hockenheim
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La Formula 1 si prepara a ridisegnare la propria mappa globale per far fronte al limite massimo di 24 gare stagionali. Con l'avvio della rotazione biennale per i circuiti storici europei come Spa e Barcellona, Liberty Media apre alla spinta di nuovi e vecchi mercati. Come confermato dal CEO Stefano Domenicali, tra i dialoghi più suggestivi spicca il possibile ritorno dell'Argentina e di Hockenheim in Germania, a cui si affiancano i progetti in corsa di Sudafrica, Ruanda e Thailandia per un Mondiale sempre più itinerante.
9 agosto 2026

Il calendario della Formula 1 per i prossimi anni assomiglia sempre più a un puzzle ancora da comporre. La crescita esponenziale dell'interesse globale verso la massima serie automobilistica sta attirando un numero imponente di sponsor e investitori, trasformando ogni singolo Gran Premio in un volano economico di primaria importanza per i Paesi ospitanti. Per questo motivo, la lista degli Stati che spingono per entrare a far parte del circus si allunga di stagione in stagione.

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Con un limite ormai saturato a 24 gare stagionali, un numero estremamente impegnativo da gestire sia per i piloti sia per il personale dei team, l’introduzione di nuovi appuntamenti passa inevitabilmente attraverso decisioni strategiche forti. La soluzione individuata da Liberty Media è il piano della rotazione delle gare, che a partire dai prossimi anni coinvolgerà diversi tracciati storici del continente europeo. A farne le spese sono alcuni tra i circuiti più iconici della storia del motorsport. È il caso di Spa-Francorchamps: dopo il rinnovo firmato nel 2025, il tracciato belga entrerà in un regime di alternanza biennale negli anni 2028 e 2030, allungando contestualmente l'accordo complessivo fino al 2031. Una sorte analoga spetterà al GP di Barcellona, che pur avendo siglato un rinnovo fino al 2032, vedrà la propria presenza confermata solo in edizioni prestabilite (2028, 2030 e 2032).

Questa graduale contrazione dello spazio riservato all'Europa è spinta anche dalla volontà di diversificare geograficamente il Mondiale, complice la complessa situazione geopolitica nel Golfo Persico, area che oggi ospita ben quattro tappe, fattore che spinge la Formula 1 a cercare nuovi sbocchi e consolidamenti negli altri continenti.

In occasione della conferenza stampa di metà stagione, il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali ha confermato come la diplomazia del circus sia al lavoro su più fronti per valutare sia grandi ritorni che novità assolute. L'Africa rimane una tessera fondamentale per completare la vera globalità del campionato. Il circuito di Kyalami, vicino a Johannesburg, che ha già ospitato la F1 tra il 1967 e il 1985 e poi dal 1992 al 1993, rappresenta la soluzione più immediata grazie a una pista già esistente, sebbene Liberty Media abbia richiesto adeguamenti alle infrastrutture circostanti. Tuttavia, si sta facendo strada l'ipotesi Ruanda, progetto in fase di sviluppo che punta a competere con il Sudafrica per riportare un GP nel continente. Sullo stato delle trattative, Domenicali è stato chiaro. “Le negoziazioni stanno procedendo molto bene in Africa”.

Assente dal 2020 e a lungo colonna portante della F1, Hockenheim potrebbe ritrovare spazio nel medio periodo. Domenicali ha confermato la riapertura dei canali di dialogo con gli organizzatori tedeschi, spinta anche dal rinnovo dell'interesse mediatico nel Paese. “Per la prima volta ci siamo riconnessi con la Germania valutando la possibilità di avere contatti con gli organizzatori di Hockenheim, per capire se nel futuro a medio termine, non a breve, si possa tornare a gareggiare lì. Con il nuovo accordo con RTL i numeri stanno cambiando, e per la nuova asta dei diritti TV sul mercato tedesco avremo per la prima volta più di un operatore interessato. È un altro segnale che in Europa l'attenzione sta crescendo”.

L'Asia rappresenta il mercato commerciale più esteso al mondo e attrae inevitabilmente le attenzioni dei vertici della F1. Tra le opzioni più concrete c'è la Thailandia: i rappresentanti del governo locale hanno negoziato a lungo con Domenicali per la realizzazione di un suggestivo circuito cittadino a Bangkok, sebbene restino aperte diverse sfide logistiche e organizzative legate all'accesso del pubblico. Oltre al sud-est asiatico, il manager italiano ha confermato l'apertura di contatti anche in Argentina per valutare il ritorno della massima serie in Sud America. “Il mercato dell'Estremo Oriente sta diventando un'altra area in cui le cose cresceranno in modo importante e positivo. Abbiamo discussioni aperte in Sud America, dov'è vivo l'interesse per un ritorno in Argentina, assente dal 1998, e nell'Estremo Oriente. Un elemento che posso confermare è che abbiamo ricevuto ulteriori richieste dalla Cina e dal Giappone, ma al momento vogliamo mantenere una sola gara in Cina per consolidare al meglio quel mercato prima di valutare raddoppi”.

La scelta di adottare la rotazione dei circuiti e di aprirsi a Paesi disposti a investire cifre imponenti per garantirsi un posto nel calendario nasce da un equilibrio delicato. Se da un lato tracciati storici come Spa e Barcellona sono stati costretti a rinunciare alla loro presenza fissa, dall'altro la Formula 1 ha l'esigenza di massimizzare il proprio impatto e la visibilità su scala globale. Il futuro del circus sarà dunque sempre meno eurocentrico e sempre più flessibile: un calendario dinamico, capace di alternare la tradizione dei grandi tracciati europei con lo spettacolo delle nuove metropoli emergenti.

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