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I quattordici millimetri che separano un giro perfetto da un muro a Baku sono una questione di fiducia assoluta. Quella stessa fiducia che Charles Leclerc, su una pista che lo ha visto conquistare quattro pole position consecutive, anche quest'anno ha dovuto conquistarsi metro dopo metro, lottando contro la spettrale imprevedibilità di una SF-26 lontana parente della vettura solida e affilata vista su altri tracciati.
In un momento in cui l'aria a Maranello si fa pesante e la fame di podio brucia dopo un digiuno lungo quattro gare, la Scuderia ha scelto la via del coraggio. Nessuna quinta power unit, nessun arretramento in griglia: la decisione di rischiare sui propulsori già in rotazione nel pool ha ripagato, consegnando al monegasco un'importantissima prima fila al fianco di un George Russell semplicemente inarrivabile. Un secondo posto agguantato con i denti, grazie anche al prezioso gioco di scie offerto da Lewis Hamilton, ma che racconta solo a metà il sabato che attende la Ferrari. I veri contorni della qualifica emergono con brutalità dal cronometro: otto decimi e mezzo. Un abisso che fotografa lo strapotere della Mercedes W17, ma soprattutto le difficoltà incontrate dalla Rossa nel far lavorare le gomme nella corretta finestra di utilizzo.
“Quando vedo il distacco da George, è davvero significativo”, ammette un Leclerc lucido ed emotivamente trasparente a fine sessione. “La macchina si guidava meglio rispetto al resto del weekend. Abbiamo faticato parecchio nelle prove libere e non eravamo affatto competitivi. Penso che noi e la McLaren fossimo sulla stessa barca: alcuni giri erano buoni, ma senza mai trovare continuità. In qualifica abbiamo fatto un lavoro migliore, ma è tutto relativo: otto decimi e mezzo sono un'enormità. Ci sono tantissime cose che dobbiamo analizzare e cercare di migliorare, soprattutto perché normalmente il nostro punto debole è la velocità in rettilineo, mentre oggi George ha fatto la differenza persino nel secondo settore”.
Tra le pieghe del tracciato azero, il talento puro del monegasco ha dovuto fare i conti con un feeling mai del tutto sbocciato, costringendolo a ridisegnare il proprio stile di guida lungo le barriere del centro cittadino e l'iconico passaggio del Castello. “In linea generale, la prevedibilità della macchina questo fine settimana è stata davvero difficile. Di solito uno dei miei punti di forza qui è l'essere estremamente preciso e rischiare tantissimo con la distanza dai muretti. Questo weekend semplicemente non potevo farlo, perché la vettura non reagiva esattamente come volevo, era imprevedibile. Ho mantenuto questa sensazione anche in qualifica: è migliorata, certo, ma ho dovuto tenermi un margine superiore rispetto a quello che tengo di solito da queste parti”.
Un margine di sicurezza forzato che non spegne però la grinta in vista della gara. Tra i vicoli di Baku e i lunghi rettilinei spazzati dal vento del Mar Caspio, la SF-26 ha spesso mostrato una natura decisamente più incline alla gestione sulla lunga distanza che alla caccia al giro secco. “Ci proveremo e daremo il massimo, se poi basterà lo dirà solo il tempo. Sappiamo però che la nostra è una buona vettura da gara, spesso migliore sul passo gara che in qualifica. Spero davvero che sia così anche questo fine settimana”.