"Rischio di essere un bersaglio facile": l'allarme di Lando Norris scuote la McLaren a Baku dopo il 5° posto in qualifica

'Rischio di essere un bersaglio facile': l'allarme di Lando Norris scuote la McLaren a Baku dopo il 5° posto in qualifica
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Lando Norris analizza il 5° posto nelle qualifiche del GP d’Azerbaijan a Baku. Tra deficit di velocità nei rettilinei, confronto con il compagno Piastri (3°) e un errore nel finale, il pilota McLaren lancia l'allarme in vista della gara.
25 settembre 2026

Al termine delle qualifiche del Gran Premio d’Azerbaijan, Lando Norris si è dovuto accontentare della quinta posizione sulla griglia di partenza. Sul veloci e insidioso tracciato cittadino di Baku, la McLaren ha mostrato due facce della stessa medaglia: da una parte le ottime doti di trazione e stabilità nel guidato, dall'altra una cronica mancanza di velocità di punta nei lunghissimi allunghi del settore finale. Un quadro che ha visto il compagno di squadra Oscar Piastri piazzarsi in terza posizione, agguantando la seconda fila, mentre Norris ha pagato a caro prezzo un piccolo errore nell'ultimo tentativo utile del Q3.

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Nonostante un feeling con la monoposto rimasto sostanzialmente positivo durante l'arco dell'intero fine settimana, il britannico non ha nascosto la frustrazione per un distacco netto rispetto ai primi della classe, individuando nella top speed il vero fattore limitante della sua MCL40. “Rispetto a ieri c’è una macchina davanti: siamo staccati di otto decimi dalla pole position. Un distacco pesante ma, rispetto al resto della griglia, è un risultato in linea con le aspettative quando si gira con poco carburante”, ha esordito Norris analizzando con franchezza il verdetto del cronometro.

“Ad essere sincero, gran parte del gap dai primi lo accumuliamo nei rettilinei, quindi non c'era molto altro che potessi fare. Mi sono sentito a mio agio sulla macchina per tutto il weekend. Nell'ultimo tentativo lanciato ho commesso un errore e l'ho pagato caro, ma mi trovo in un momento del campionato in cui devo rischiare il tutto per tutto: tentare la pole o fallire ci sta, oggi ho spinto troppo ed è andata così”, ha continuato il britannico.

Uno dei punti cardine dell'analisi del numero 1 di Woking riguarda la resa del pacchetto di aggiornamenti portati in pista e la complessa gestione dell'efficienza aerodinamica. Se da un lato il flusso di carico generato dalla vettura funziona secondo i calcoli degli ingegneri, dall'altro la resistenza all'avanzamento resta un tallone d'Achille evidente nel confronto diretto con scuderie come la Mercedes. A complicare la situazione nel box del britannico sorge anche un'anomala disparità di rendimento tra le due monoposto, con la sua vettura stranamente più in difficoltà sui rettilinei rispetto a quella del compagno di squadra australiano: “I ragazzi del team dicono che gli aggiornamenti funzionano come previsto, ma vedere un distacco di otto decimi dalla vetta fa comunque male. Come detto, perdiamo quasi tutto nei rettilinei ed è un aspetto su cui dobbiamo lavorare subito: rispetto alla Mercedes siamo nettamente indietro su ogni parametro legato alla velocità di punta. Per qualche motivo, sulla mia vettura la situazione è persino peggiore rispetto a quella di Oscar, e questo mi complica parecchio la vita: devo spingere più di lui nei tratti guidati solo per provare a compensare quello che perdo nei rettilinei”.

“Quanto alla Mercedes, stanno facendo un lavoro migliore sotto ogni punto di vista, sia di telaio che di power unit. Hanno una macchina estremamente efficiente, come da diversi anni a questa parte, e noi dobbiamo fare un grande passo avanti in quella direzione se vogliamo essere competitivi sui tracciati veloci da qui a fine stagione”, ha affermato il campione del mondo in carica. 

Ripercorrendo il lavoro svolto tra il giovedì e la qualifica, Norris ha chiarito come il team non abbia stravolto la configurazione di base, soffermandosi anche su qualche piccolo imprevisto incontrato nelle prime fasi della sessione, come l'improvviso spavento in Q1 dovuto a una violenta raffica di vento laterale.

Il vero interrogativo, tuttavia, riguarda la gestione dei 51 giri della gara di sabato. Senza una velocità di punta adeguata, difendersi lungo i 2,2 km del rettilineo principale di Baku rischia di trasformarsi in una vera e propria odissea tattica: “Durante la notte non abbiamo stravolto l'assetto, ci siamo limitati a qualche piccolo affinamento. La macchina rispondeva bene ieri come oggi, ma siamo ad un secondo dalla testa perché, oltre al deficit sui rettilinei, continuiamo a faticare nelle curve a bassa velocità. In Q1 non c'era nulla di rotto sulla vettura: si è trattato solo di una raffica d'aria improvvisa a 45 km/h. In ottica gara penso di essere tra i più lenti sul dritto, il che rischia di rendermi un bersaglio facile per i sorpassi. Non è certo la prospettiva più entusiasmante con cui affrontare la domenica... o almeno, per voi che guardate lo spettacolo lo sarà, per me un po' meno”.

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