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Per Tesla, il futuro non passa più soltanto dalle auto elettriche. L'azienda di Elon Musk sta investendo sempre di più in intelligenza artificiale, robotica e automazione, con Optimus considerato uno dei progetti strategici per i prossimi anni. La terza generazione del robot umanoide, Optimus V3, è infatti pensata per una produzione su larga scala, ma il percorso verso l'obiettivo non è privo di ostacoli. Uno dei problemi più curiosi riguarda proprio le persone che dovrebbero contribuire a rendere il robot sempre più capace. Alcuni dipendenti Tesla hanno manifestato resistenze nei confronti delle attività di addestramento, perché temono che insegnare a Optimus come svolgere determinate mansioni possa contribuire, in prospettiva, alla sostituzione del lavoro umano.
Il punto centrale della vicenda è il metodo utilizzato per raccogliere i dati necessari all'addestramento dell'intelligenza artificiale. Per imparare a compiere operazioni manuali, un robot umanoide deve poter analizzare una grande quantità di movimenti e interazioni con gli oggetti. Tesla ha quindi utilizzato anche lavoratori equipaggiati con dispositivi capaci di registrare i loro movimenti mentre svolgono attività pratiche. È proprio qui che nasce il paradosso: il lavoratore fornisce alla macchina le informazioni necessarie per replicare una parte delle proprie competenze. Alcuni dipendenti avrebbero espresso il timore di contribuire in questo modo alla futura sostituzione della propria mansione.
Tesla avrebbe quindi trasferito parte della raccolta dei dati a team specializzati e creato specifici training hub dedicati all'addestramento dei robot. La questione si inserisce in una strategia molto più ampia. Tesla ha dichiarato ufficialmente di voler accelerare gli investimenti nell'infrastruttura necessaria per robot autonomi e sistemi di intelligenza artificiale, mentre la documentazione societaria indica Optimus Gen 3 come il primo progetto concepito per la produzione di massa. L'azienda ha inoltre indicato una capacità produttiva futura nell'ordine di 1 milione di robot all'anno, anche se si tratta di un obiettivo e non della produzione attuale.
Prima ancora di arrivare a una sostituzione significativa del lavoro umano, tuttavia, Optimus V3 deve affrontare importanti difficoltà ingegneristiche. La produzione del robot umanoide è già salita a centinaia di esemplari alla settimana secondo le ricostruzioni pubblicate a settembre 2026, mentre Tesla punta a superare quota 1.000 unità a settimana entro la fine dell'anno. Uno degli elementi più complessi sono proprio le mani robotiche. Mani e avambracci di Optimus comprendono oltre cento piccoli componenti e richiedono operazioni di assemblaggio estremamente precise. Anche i sensori tattili rappresentano una difficoltà: le informazioni disponibili indicano problemi di affidabilità che hanno portato Tesla a sviluppare una soluzione basata su uno strato di sensori sostituibile.
Anche dal punto di vista software la strada è ancora lunga. Optimus non sarebbe attualmente in grado di affrontare in modo completamente autonomo una grande varietà di compiti, ma necessita di essere programmato e addestrato per attività specifiche in ambienti controllati. Il vero obiettivo della robotica umanoide è invece arrivare a macchine capaci di trasferire le proprie competenze tra compiti differenti, una delle sfide più complesse per l'AI applicata alla robotica. Per Tesla, quindi, Optimus rappresenta contemporaneamente una grande opportunità industriale e una sfida tecnologica. Il progetto potrebbe trasformare il modo in cui vengono organizzate le fabbriche, ma pone anche interrogativi sul futuro delle professionalità coinvolte nella produzione. Il fatto che siano gli stessi lavoratori a contribuire alla costruzione dei dati necessari per l'evoluzione dei robot rende il tema particolarmente significativo per l'intero settore automotive.