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Per anni la risposta alle emissioni del traffico urbano è sembrata una sola: cambiare motore. Una ricerca canadese suggerisce però che la partita si gioca anche su un terreno più leggero ed economico. Il protagonista è il bike sharing, e per la prima volta qualcuno ha calcolato quante biciclette servono per compensare un'auto.
Secondo i dati IEA riferiti al 2020, la combustione di carburanti nei trasporti vale circa il 24% delle emissioni globali di CO₂. Le politiche pubbliche hanno puntato con decisione sull'elettrificazione dei veicoli, che taglia le emissioni allo scarico ma lascia aperti diversi nodi: prezzi alti, disponibilità limitata dei modelli e, soprattutto, lo spazio occupato. Un'auto elettrica in coda al semaforo pesa quanto una a benzina, e la congestione del traffico resta identica.
A misurare il contributo delle due ruote condivise è stata la Simon Fraser University, con una ricerca pubblicata su Case Studies on Transport Policy. Partendo dai dati di Vancouver, i ricercatori hanno incrociato modelli di emissione, simulazioni del traffico e valutazioni sul ciclo di vita.
La domanda di fondo era semplice: chi prende una bici in sharing, quale mezzo lascia a casa? Analizzando tragitti casa lavoro, uscite nel tempo libero e diari di viaggio, il team è arrivato a una conclusione netta: più della metà delle pedalate in città sostituisce un viaggio in automobile.
Ogni bicicletta condivisa permette di evitare fino a 120 kg di CO₂ all'anno, che salgono fino a sfiorare i 400 kg se il mezzo viene usato più volte al giorno.
Oggi, spiega Vahid Hosseini, docente della Scuola di Ingegneria per l'Energia Sostenibile e autore della ricerca, ogni bici della flotta viene noleggiata in media poco meno di due volte e mezzo al giorno. Con questi ritmi servono 18 biciclette per compensare le emissioni allo scarico di un'auto a benzina.
Il salto arriva aumentando l'intensità d'uso: con otto noleggi quotidiani per mezzo, ne basterebbero cinque per neutralizzare un'auto a combustibile fossile, con un taglio delle emissioni superiore al 3%. Il tutto senza aggiungere una sola stazione né una sola bici alla flotta. La leva non è comprare più mezzi, ma farli girare di più.
L'equivalenza considera soltanto le emissioni allo scarico. Restano fuori dal conto la produzione di bici e auto e l'intero ciclo di vita dei mezzi. Un confronto completo potrebbe spostare gli equilibri, anche se difficilmente a favore dell'automobile.
La decarbonizzazione delle città non può reggersi solo sul cambio di alimentazione delle auto: servono soluzioni che riducano anche il numero di veicoli in strada. Per le amministrazioni la sfida diventa rendere le flotte esistenti più utilizzate, con piste ciclabili sicure, stazioni nei punti giusti e integrazione con il trasporto pubblico. Perché una bici parcheggiata non taglia nemmeno un grammo di CO₂.
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