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WRC 2020. Kenya sì? Ma chi ci va? Che soluzioni per il Mondiale?

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Siamo a un bivio, probabilmente. Il Rally Kenya, atteso, sofferto ritorno del Mondiale, è ancora appeso a un filo sottile. Adesso, però, sono gli attori a non aver più tanta voglia di mettersi in viaggio. #iorestoacasa è più consapevole

WRC 2020. Kenya sì? Ma chi ci va? Che soluzioni per il Mondiale?

Nairobi, 8 Aprile 2020. Kenya sì, Kenya no. Si discute in questi giorni, quasi animatamente, sul fatto che uno dei Rally storici più lungamente attesi al ritorno nel calendario del Mondiale, possa effettivamente essere disputato. Ufficialmente si parla dell’eventualità di rimandare, nei corridoi si teme che rinviare voglia dire cancellare. Non sarebbe, in ogni caso, il Safari dei bei tempi da 1.000 chilometri di crono all’inferno, ma un formato “aggiornato” e compatto tra i laghi Naivasha e Nakuru, Nord-Ovest di Nairobi. Ogni giorno che passa, in ogni caso, il week end del 18-19 Luglio appare troppo vicino perché una decisione di mantenere il Rally nel programma possa essere considerata sensata.

Il problema pare essere anche un altro, e cioè che a questo punto sono gli attori a non volersi mettere in viaggio. Team e piloti, logistici, si mostrano sempre più riluttanti a pensare di affrontare una trasferta intercontinentale da qui a, ecco, 3-4 mesi. Ognuno ha dapprima accettato la gravità della situazione, poi si è organizzato, e organizzarsi significa pianificare il pianificabile sulla maggiore distanza possibile, non vivere alla giornata. Di fatto la situazione surreale che si è creata è alquanto “stabile” e tutti lavorano con maggiore attenzione a quei dipartimenti che sino a ieri erano in conflitto continuo con il tempo. Quindi, di sicuro, sono chiuse le rispettive agenzie di viaggio e dedicati ad altro i responsabili delle logistiche di movimento.

Il che significa alcune cose.

Primo. Anche il successivo Rally in calendario, Finlandia, è nell’occhio dello stesso ciclone. Quello dopo ancora, Nuova Zelanda, altro ritorno “enorme”, chiamerebbe, così, di punto in bianco, a una trasferta che per molti vuol dire “altro capo del Mondo”. Ammesso che non nasca il problema, logico, di Paesi che, più avanti o fortunati nella lotta contro il coronavirus, siano o diventino riluttanti a riaprire braccia e frontiere agli ospiti, anche se importanti. Al limite lo stesso problema potrebbe porsi anche per il Rally del Giappone, Paese che ha già accettato di rinviare di un anno le Olimpiadi estive e che, stando al calendario, ospita la prova conclusiva del Mondiale WRC a Novembre. Insomma, la “Stagione WRC dei 6 Continenti” rischia grosso.

Alternative

Secondo. Si va facendo avanti una coscienza di difesa globale che guarda con sempre maggiore consapevolezza al fatto che in ottica planetaria le strategie di attacco al problema Sars-Cov-2 si spalmano su regole ma anche su tempistiche che favoriscano una più omogenea efficacia delle misure. Chi è avanti dovrà “proteggersi” da chi è in ritardo e, anzi, se possibile collaborare. Non è più una questione di geografia politica, tanto meno locale. E questo porta a tempi lunghi e alla necessità di esplorare seriamente tutte le soluzioni alternative per far sì che questa o quella “serie” vada in porto assegnando i suoi titoli.

Terzo. Torniamo a parlare di Mondiale WRC. La lista degli eventi “postponed” si allunga. Argentina, Portogallo, Italia, ora Kenya probabile e Finlandia a ruota al tavolo della discussione. Tanto più tardi si arriva alla decisione di rinviare e tanto maggiori sono le spese che restano sul “groppone” degli organizzatori, tanti più eventi vanno nella lista e tanto maggiore è la possibilità che uno o più di questi passi all’inferno della cancellazione (quandanche per alcuni di essi i termini non coincidano già nel significato pratico).

Quarto. Ben presto si dovrà capire dove andiamo a parare. Se si va verso la cancellazione della stagione, verso una sua rivisitazione tecnica e di calendario importante, se esiste una possibilità di togliere il velo su qualcosa di importante che già in qualche modo esiste e che possa diventare soluzione protagonista.

Si sente parlare di Rally in formato ridotto, compatto, tutto tra giovedì e domenica. Di formato “ultra compatto” appellandosi al fatto che lo Svezia di quest’anno, davvero malridotto e ripetitivo viste le circostanze meteo, è comunque stato in qualche modo “attendibile”. Il risparmio di tempo, due o tre giorni, organizzativo, meno prove speciali, non sarebbe cruciale ma favorirebbe la compattazione di una straordinaria ultima parte di stagione “stipata” di eventi, in calendario o recuperati. Si parla anche di rinunciare ai Rally “lontani” e di salvare il massimo numero di quelle europee, limitando, questo sì, costi e tempi dei trasferimenti intercontinentali. E se si va per le lunghe?

Si parla di porte chiuse. Da un punto di vista primordiale è un controsenso. Togliere il Rally al “live” degli appassionati, inammissibile. Però ci stiamo avvicinando a una sorta di prendere o lasciare, e l’idea merita un approfondimento. Il progetto sarebbe comunque difficile, non privo di rischi e, in ogni caso, “costoso”, soprattutto per il territorio.

C’è però un’opzione che proprio il Promoter del WRC ha sviluppato in maniera e con risultati eccellenti: la trasmissione in streaming degli eventi. Le prove speciali, camera car, live mapping, contenuti extra. Si chiama WRC+, WRCPLUS. È una soluzione a pagamento, su base mensile o stagionale.

Ecco, il modo di far arrivare il WRC nelle case di tutti c’è. Mancherebbero polvere, sound, profumo, ma sono le cose che perlopiù ci mancano in ogni caso, di questi tempi. Si tratterebbe di rivedere o ripensare le tariffe – ha un senso proporne la gratuità? – di associare il progetto alle circostanze eccezionali, reperire nuovi investitori – le Case? – e comunque a un format di Mondiale sul quale graverebbe in modo pesantissimo la logistica di gara, commissari e tecnici, piloti e meccanici, in ottica “distanza sociale” mantenuta.

Però è un’idea.

 

© Immagini Toyota TGR-DAM, RedBull Content Pool, Hyundai Motorsport Media, Wikipedia

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