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WRC 2020. Rally Mexico. Un’incognita al tritolo

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Il terzo Rally, dopo Monte-Carlo e lo ”strano” Svezia, non è propriamente un semaforo verde alla Stagione delle grandi performances. Altitudine, calore, terra, polvere e pietre. Molti aspetti, tecnici e “umani” ancora da verificare

Guanajuato, Messico, 11 Marzo. Il Rally Monte-Carlo non è mai “normale. E va bene. Il Rally Svezia di quest’anno men che meno, non lo è stato, niente a che vedere con la solida tradizione ammantata di bianco e gelata del Millelaghi. E passi anche questa. Una tantum ci sta.

Ma quando si arriva al terzo appuntamento di stagione, si va finalmente sulla terra e si comincia ad avere appetito di certezze, ci si deve invece fermare e rendere conto che c’è ancora una bella fetta di Mondiale da scoprire, verificare tecnicamente e “umanamente”, da “svelare”. Dal punto di vista generale della competitività il 17° Rally Guanajuato Mexico offre certamente dei suggerimenti invitanti. Mondiale bello e incerto, questo era il leit motiv in prospettiva, e così è.

 

La prima “rivelazione” è nella competitività del Team Gazoo Racing. Sviluppo della Yaris WRC e “campagna acquisti” sono stati eccellenti. Frutti e risultati si son visti subito. Macchina velocissima, Rovanpera sorprendente, Evans clamoroso. Nessuna di queste conferme arriva veramente a sorpresa, ma vedere riuniti sotto uno stesso tendone così tanti atout da giocare è un brindisi al meglio del Mondiale. E lasciamo stare per un attimo Sébastien Ogier.

Torniamo sull’aspetto “tecnico”. Dopo un “Monte” non troppo gelido e uno Svezia addirittura “mite”, passare dall’altra parte dell’Atlantico per riscoprire che il sole brucia a 30 gradi e che in altitudine, a quasi 3.000 metri s.l.m., c’è meno ossigeno leva il… fiato e la certezza che sarà la volta del 100% speed.

Il caldo logora chi non c’è abituato, e l’altitudine mette in crisi Macchina e Uomo. Proprio in Messico le Macchine finiscono per rendere meno e rivelare eventuali problemi di surriscaldamento. Proprio in Messico, in passato, ne hanno sofferto un po’ tutti, a partire da Toyota, e proprio in Messico adottare una guida “smooth” e meno fisica è un buon metodo per non finire con il fiatone, il cervello poco ossigenato e quel plus di confusione mentale che porta all’errore. Non sarebbe la prima volta.

 

Evans contro Neuville...

Basso rendimento e guida fluida rendono a livellare i valori in campo, e di conseguenza a dirigere maggiore importanza su altri fattori. Strategie, ordini di partenza, conoscenza, esperienza, novità, mutamento di assetto dei potenziali. Vedi Elfyn Evans, per l’appunto. Il bravo collaudatore, intelligente sviluppatore, affidabile gregario che ha appena vinto il Rally di Svezia ed è in testa al Mondiale. Makinen ingrassa a vista d’occhio. La novità più succosa del Messico è ai blocchi di partenza. Che farà Evans? Troverà il modo di attaccare incondizionatamente anche da apripista? Reggerà alla pressione da leader? Sarà intrattabile come nelle prime due Prove del Mondiale?

Eccitante. Ancor di più eccitante se si contrappone Evans a Thierry Neuville, inteso come l’altro leader di fatto dello stesso Mondiale e vincitore del “Monte” che è a pari punti con il britannico.

Elfyn è per la prima volta in testa al Campionato, Thierry lo è ugualmente ma parte alle spalle del vincitore di Torsby. Scintille assicurate. Ma come? Come farà Evans a partire per primo, pulire le strade e confermare quell’irriverenza che lo ha svelato al mondo come uno dei “papabili” al Titolo? E cosa farà Neuville per disilludere il neo-avversario ed eventualmente ricostruirsi una posizione di leader all’interno del Team Hyundai Motorsport? Tema bellissimo, da aspettarsi che venga sviluppato ad altissimo livello, soprattutto se la sfida personale è condita dallo stimolo di rappresentare la bandiera, non avendo né Toyota né Hyundai mai vinto il Rally Mexico!

 

Stavamo per lasciare da parte per un momento anche Ott Tanak, ma no, ci siamo.

 

... Ma Tanak e Ogier?

Infatti, se nel duello annunciato tra Evans e Neuville c’è già un programmone da abbonamento tribuna d’onore, ecco appunto Ogier e Tanak, e quei grandi interrogativi del cosmo WRC che non possono più aspettare risposte.

Nessuno dei due ha iniziato il Mondiale all’altezza delle aspettative. Ogier claudicando e Tanak sceso dal letto addirittura con il piede sbagliato. L’incrocio di grandi opportunità che derivano dai clamorosi accasamenti invernali non ha prodotto, per ora, alcun risultato di particolare rilievo.

Ora, Ogier si affretta a dire che il periodo di “acclimatamento” con la (per lui) nuova Yaris è finito, e che si può iniziare a spingere alla ricerca dello “standard” di un sei volte Campione del Mondo. Per parte sua Tanak assicura che la “botta” del Monte-Carlo è completamente riassorbita. Non più terapie, non più “giustaossi”. Pronti.

 

Pronto Tanak per cominciare a difendere seriamente il Titolo conquistato qualche mese fa e ribadire il primato di leader del momento, pronto Ogier a rilanciare e “vendicare” Makinen e Toyota, se è vero che hanno sofferto l’”abbandono” di Tanak, a rilanciare la propria candidatura finale e, magari basterebbe questo, per raggiungere l’”altro” Seb, Loeb, ed eguagliarne il record di vittorie, sette, in Messico. In ogni caso, testa o croce, entrambi hanno l’opportunità e il dovere di regalare un sorriso particolare ad Andrea Adamo, Hyu, o Tommi Makinen, Toy!

Altre obiezioni?

 

© Immagini Toyota TGR-DAM, RedBull Content Pool, Hyundai Motorsport Media

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