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WRC GB. Day 1, Ogier (VW), Meeke, Mikkelsen

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Ogier in testa nonostante l’ingrato compito di “scoprire” cosa ci sarà sotto le ruote più avanti. Meeke ne approfitta e mantiene il contatto | P.Batini, Llandudno

WRC GB. Day 1, Ogier (VW), Meeke, Mikkelsen

Llandudno, 14 Novembre. Certamente è un Rally “tirato”. Che il carico sia forte, in condizioni tanto incerte e precarie di terreno, è naturale, ma lo spessore emotivo dato al Rally Galles Gran Bretagna dalle circostanze è particolare, forse un tantino troppo. Tutto sembra poter andare facilmente a rovescio.

 

Ogier è in testa, ma corre tirando il freno a mano, almeno nella sua testa. Subito, alla seconda Prova Speciale, la famosa Sweet Lamb di appena 3 chilometri, è venuto meno uno dei fondamentali, e scontati, motivi agonistici della Corsa. Latvala, infatti, ha messo la sua Polo R WRC nel fosso a lato della strada, ed è scivolato via dal palcoscenico negando al Campione del Mondo un filo conduttore certo.

 

Per Ogier, venuta meno la spinta della sfida in famiglia, è ora questione di non commettere errori, di mandare nel dimenticatoio con i fatti gli episodi sfortunati degli ultimi due Rally, Francia e Spagna, e di aprire la strada. Due giorni ancora di “sofferenza”.

 

Sparito Latvala, Ogier corre da solo, ma non è solo. Nessuno dei suoi inseguitori diretti osa dichiarargli guerra, ma almeno due di questi potrebbero essere in agguato. Meeke vince una Speciale, la prima del secondo giro, e si accontenta di ritenere che è stata una operazione riuscita.

 

Si affretta a calmare le acque e ricorda che la sua missione è solo quella di portare i punti necessari al suo Costruttore per mantenere  e fissare la seconda posizione nel Campionato. È difficile credergli, e certamente nell’abitacolo della DS3 ufficiale la tentazione è forte. È una di quelle situazioni chiarissime, ma solo a freddo, a una certa distanza dalla strada.

 

Se Meeke, a 12 secondi dalla testa della Corsa, spinge e riesce a mettere in difficoltà Ogier, può anche “rischiare” di vincere il Rally di casa, e di portare ancor più punti alla Squadra risolvendo una questione che è squisitamente pratica. Diventerebbe un eroe, in Inghilterra e anche in Francia, e porterebbe il massimo dell’acqua al suo mulino. Ma se sbaglia è la rovina. Se invece l’irlandese si sbarazza di ogni ambizione, fa il suo piccolo dovere e conclude a podio senza correre rischi, ci guadagna in affidabilità e, quindi, ancora in forza contrattuale. Decidere sembrerebbe facile, insomma, ma il diavolo è proprio la… tentazione.

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Andreas Mikkelsen ha concluso la prima giornata in Galles in terza posizione

 

Fortuna vuole, al momento, che Mikkelsen, partito in leggero ritardo non avendo disputato lo shakedown, certamente non si può permettere di strafare. La sua terza posizione, ma a contatto con il duo di testa, non necessita al momento di una spinta avventurosa in avanti.

 

La sua prima vittoria il “terzo uomo” Volkswagen l’ha già ottenuta in Spagna, e anche nel suo caso, quindi, un podio praticamente sicuro è molto meglio che un secondo, o un primo, che potrebbe avere un prezzo troppo alto per le tasche del norvegese. Ma, anche in questo caso, c’è da mettere in conto l’anima dell’agonista, sempre in agguato. Metti che Mikkelsen, vincendo in spagna, ci abbia preso gusto…

 

Forse in maggiore difficoltà, visti i risultati della prima tappa del “Wales”, sono gli Equipaggi e l’ambiente Hyundai. La posizione globale delle macchine coreane non lascia spazio a scelte o ad alternative. Se vogliono sperare di mettere il muso delle i20 davanti alle DS, Sordo e Paddon devono attaccare, raggiungere, superare. Superarsi, per la verità, almeno a giudicare da come si mettono le cose al venerdì sera.

 

Sordo, che sembra aver ritrovato la solidità dell’esperienza, occupa la quinta posizione, ma non può ragionevolmente sperare di recuperare 30 secondi all’altrettanto presente Ostberg. Deve tuttavia cercare di “impressionare” l’avversario, se possibile al punto da costringerlo ad un errore.

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Paddon, dopo la promozione nel team ufficiale Hyundai, sembra peccare di troppo entusiasmo

 

Di pari passo Paddon, ottavo, deve fare la stessa cosa ai danni di Tanak. Tuttavia, anche se il suo ritardo è dovuto in gran parte ad un problema all’impianto idraulico, l’’”oceanico”, da quando è ufficialmente… ufficiale, è meno lucido, o forse troppo entusiasta. Insomma, è in una situazione psicologica almeno nuova, e con questo alle prese con un altro tipo di dilemma. Continuare nell’escalation e puntare ad un’operazione che faccia ancora parlare di lui, o accontentarsi di svolgere diligentemente il proprio compito tornando all’anonimato di inizio stagione?

 

In ogni caso la decisione di portare a galla Paddon e di mandare a fondo Neuville, almeno per questa ultima occasione dell’anno, è risultata un po’ cinica ma indovinata. Sia Neuville, che d’altra parte Abbring, sono spariti in contemporanea nel corso della terza speciale, la prima Myherin, rispettivamente con una ruota staccata e con un problema di motore. E siccome era venerdì 13, anche Kubica, in quel frangente, ha mandato in fumo il buon avvio di Rally a causa di una foratura, mentre Prokop ha dovuto aspettare fino alla prova finale per uscire dalla “top ten”.

 

Per Ogier, venuta meno la spinta della sfida in famiglia, è ora questione di non commettere errori, di mandare nel dimenticatoio con i fatti gli episodi sfortunati degli ultimi due Rally, Francia e Spagna, e di aprire la strada. Due giorni ancora di “sofferenza

Lo stesso giorno porta bene, invece, a Bertelli e a Lefebvre, che entrano nei dieci, e a Linari, che a tre quarti d’ora dalla testa della corsa ha ben altri pensieri che quello di ottenere un risultato. In gioco c’è l’ultimo Titolo Produzione della Storia, per il momento.

 

Insomma, quando mancano le nove speciali della maratona di sabato, 142 chilometri di “crono”, e le quattro di domenica, a molti sembra quasi di essere alla Dakar: l’importante è arrivare!

 

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