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Loutraki, Grecia, 27 Giugno. Avere un Sébastien Ogier che ti mette il fiato sul collo non è facile. Né dal punto di vista agonistico né dell’esistenza. Non lo è “occasionalmente”, ovvero tutte le frequenti volte che capita, o nello specifico all’Acropolis Rally Grecia, già di per sé difficile, snervante. Eppure Thierry Neuville, questa volta, ha “tenuto”. Prova di carattere e, anche, direi, di motivazione. Le cose nel Team iniziano ad andare un po’ meglio, ovvero nel verso giusto, e l’effetto è reale sulle strade e contagioso negi stati d’animo. Fine della penultima giornata di gara, allora, ed ecco che è battaglia aperta e spettacolare tra il belga Campione del Mondo 2024 e il francese nove volte mondiale e Campione in carica. Una partita a due, insomma, visto che il terzo, Takamuto Katsuta, Toyota, è a oltre due minuti, e Adrien Fourmaux, che pure è stato al comando del Rally il primo giorno, a oltre tre. Davvero strano notare che entrambi siano tutto sommato contenti di non essere nella lista della decimazione di un Rally sempre affascinante ma brutale.
Neuville contro Ogier. Finisce con il belga in vantaggio di appena 4 secondi. Praticamente nulla. Il belga ha vinto due volte, il francese 3 volte. Neuville ha avuto il suo momento di brivido quando si è accorto che il motore perdeva liquido di raffreddamento. Ma non era niente di ché. Neuville è stato sempre al comando, e lo è dalla quarta speciale, contestualmente da quella quarta PS Ogier è secondo, con un ritardo che non è mai andato oltre i dieci secondi. È “fiato” sul collo”, come si diceva, ma Neuville ha “tenuto” non si è lasciato intimidire. Si vede che l’aria della Grecia, dove Hyundai ha una buona tradizione di successo, gli fa bene.
Alle spalle del duo al comando, non c’è da esaltarsi troppo. Si vivacchia, tra errori e esagerazioni, alcune sviste. Pajari e Fourmaux, tra i più attivi (il francese ha vinto ancora) hanno avuto i loro “momenti”, un lungo e un testa coda, Fourmaux ha forato ancora, e così Sordo, a Armstrong stata andando a fuoco la Puma, ma in buona sostanza non ci sono grossi colpi di scena piuttosto una lenta, inesorabile disfatta di tutti. Si è frammentata la leggendaria abitudine Toyota di chiudere in formazione, si sono inserite nella lotta le Ford, di solito comprimari, quando non post Rally2. C’è da dire che, su “suggerimento” di Toyota e di Ogier, che indirettamente hanno chiamato in causa le gomme e lo stato di deterioramento delle strade, gli organizzatori sono intervenuti “rammendando” il tracciato. Del resto la “decimazione” c’era già stata, inutile infierire.
Josh McErlean “conserva” la Puma di M-Sport al quinto posto, giusto alle spalle di Fourmaux e davanti a Sami Pajari, Toyota, e momento di brivido anche per Elfyn Evans, il leader del Mondiale, che è “sopravvissuto” a una foratura nell’ultima Speciale del giorno e che chiude con un infelice, ma pur sempre utile, settimo posto. Nei dieci dell’assoluta anche due Rally2, le Skoda di Andreas Mikkelsen, che c’era già, e di Robert Virves. Le nuova Lancia Ypsilon Integrale non hanno retto all’”urto” dell’Acropolis, la prima è 15ma, quella di Pablo Sarrazin.
All’epilogo mancano ora soltanto quattro prove speciali per un totale di 84 chilometri cronometrati. Due volte la Aghii Teofori, beri 25 chilometri, due volte la Loutraki, 16. L’ultima, come sempre, è Power Stage. Sarà un nuovo Rally. Entrano in scena i punti Super Sunday e Power Stage, e la lista dei candidati torna a infoltirsi. Sarà prima di tutto, tuttavia, la resa dei conti tra Thierry Neuville e Sébastien Ogier, in questo caso con una previsione difficilissima. Quindi pavidamente ci asteniamo.
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