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Dopo anni di dominio quasi incontrastato dei SUV, dagli Stati Uniti iniziano ad arrivare i primi segnali di un’inversione di tendenza. Alcune berline sono tornate a vendere molto bene, quasi come se una parte del pubblico avesse riscoperto che, per molti aspetti, le classiche sedan possono essere migliori dei grandi e pesanti sport utility.
È ancora presto per parlare di una vera rinascita del segmento, soprattutto in Europa, ma la nuova Mazda 6e sembra arrivare sul mercato nel momento giusto. È una grande berlina elettrica, filante, originale e, almeno secondo chi scrive, una delle auto a batteria più belle viste negli ultimi anni.
Ma la Mazda 6e non è soltanto una questione di design. Riporta la trazione posteriore al centro della gamma Mazda, offre due batterie profondamente diverse tra loro e propone un equilibrio tra comfort, qualità e piacere di guida che oggi non è affatto scontato.
La Mazda 6e segna il ritorno di una grande berlina da viaggio nella gamma del costruttore giapponese. La MX-5 continua naturalmente a presidiare il segmento, ormai quasi estinto, delle piccole sportive scoperte, ma da tempo mancava una Mazda di grandi dimensioni con motore longitudinale — o, in questo caso, elettrico posteriore — e trazione sulle ruote dietro.
Le precedenti generazioni della Mazda6 sono sempre state ottime automobili, eleganti e piacevoli da guidare, ma adottavano una configurazione a motore anteriore trasversale e trazione anteriore. Con la 6e cambia tutto.
Per realizzarla, Mazda ha sfruttato la propria storica collaborazione con Changan. In passato questa partnership veniva utilizzata soprattutto per produrre modelli destinati al mercato cinese. Questa volta, invece, la tecnologia del partner è diventata la base di un’auto pensata anche per il Giappone e, soprattutto, per l’Europa.
La piattaforma nasce per un’elettrica pura e prevede il motore montato al posteriore. Non si è trattato, però, di sostituire i loghi su un modello già esistente. Mazda è intervenuta in maniera profonda sull’auto, modificando anche elementi strutturali come le sospensioni.
Prima dell’arrivo sul mercato europeo, la 6e è stata inoltre sottoposta a un ulteriore lavoro di messa a punto da parte del centro di sviluppo Mazda in Germania. L’obiettivo era conferirle un comportamento dinamico capace di soddisfare il pubblico europeo, storicamente più esigente quando si parla di sterzo, assetto e qualità di guida.
Una volta al volante, le origini cinesi della piattaforma diventano molto difficili da riconoscere. La Mazda 6e restituisce infatti un comportamento coerente con la filosofia del marchio giapponese.
Lo sterzo ha un carico corretto, non inutilmente pesante, ma offre un buon livello di comunicazione. È rapido quanto basta e si abbina bene a un telaio reattivo, capace di rendere la guida piacevole nonostante il peso elevato.
La 6e supera infatti le due tonnellate, anche a causa di un pacco batterie che pesa circa 480 kg. Non è dunque una sportiva leggera, né vuole esserlo. La sua forza non risiede nella brutalità dell’accelerazione, ma nell’equilibrio complessivo.
La versione Standard Range provata dispone di circa 245 CV e 320 Nm di coppia, con uno 0-100 km/h coperto in circa 7,6 secondi. Sono valori più che adeguati per una berlina da viaggio e, grazie alla risposta immediata del motore elettrico, la 6e risulta comunque brillante nel traffico e nelle ripartenze.
Non è la classica elettrica da 400 o 500 CV costruita per impressionare il passeggero con accelerazioni violente. E, francamente, non se ne sente la mancanza. La potenza è sufficiente per rendere l’auto efficace, ma non tale da compromettere autonomia, comfort e sfruttabilità.
È proprio questa armonia tra sterzo, telaio, prestazioni e assetto a rendere la Mazda 6e una delle elettriche più piacevoli da guidare nella sua fascia di prezzo.
Il design è probabilmente uno degli argomenti più convincenti della Mazda 6e. Su strada l’auto ha una presenza scenica notevole e attira spesso gli sguardi, una circostanza tutt’altro che abituale anche quando si guidano modelli nuovi e costosi.
I designer Mazda hanno evoluto il linguaggio stilistico Kodo, adattandolo all’era elettrica senza rinunciare a proporzioni slanciate e a una forte identità. Il risultato è una berlina quasi coupé, con un tetto molto spiovente e una fiancata pulita.
Il frontale è dominato da una calandra chiusa con effetto tridimensionale e retroilluminazione. Una soluzione che su molte auto rischia di apparire eccessiva, ma che sulla Mazda 6e è stata integrata in maniera piuttosto elegante. La griglia può anche comunicare alcune informazioni, per esempio segnalando che l’auto è in fase di ricarica.
I cerchi da 19 pollici hanno un disegno particolare e sono quasi completamente chiusi, così da migliorare l’efficienza aerodinamica. Al posteriore troviamo invece uno spoiler attivo, perfettamente integrato nella carrozzeria quando è chiuso e capace di sollevarsi alle alte velocità per aumentare la stabilità.
I gruppi ottici posteriori, secondo i designer, rappresentano un omaggio alla leggendaria Mazda RX-7. Il richiamo non trasforma certamente la 6e nell’erede della sportiva rotativa, ma contribuisce a darle una firma luminosa personale e immediatamente riconoscibile.
Molto elaborata anche la sequenza di benvenuto, ispirata al concetto giapponese di omotenashi, l’ospitalità. Quando il conducente si avvicina, l’auto estrae le maniglie, attiva le animazioni luminose anteriori e posteriori e arriva persino a salutare sollevando lo spoiler.
La Mazda 6e è disponibile in due versioni: Standard Range e Long Range. La differenza non riguarda soltanto la capacità del pacco batterie, ma anche la chimica degli accumulatori.
La Standard Range utilizza una batteria da 68,8 kWh con tecnologia LFP, cioè litio-ferro-fosfato. Questo tipo di accumulatore ha una densità energetica inferiore rispetto alle batterie NMC, ma offre diversi vantaggi: è robusto, termicamente stabile e tollera bene ricariche rapide frequenti e ricariche fino al 100%.
La Long Range monta invece una batteria da 80 kWh con chimica NMC, quindi nichel-manganese-cobalto. Ha una maggiore densità energetica e garantisce prestazioni migliori soprattutto alle basse temperature, contesto nel quale le batterie LFP tendono a soffrire maggiormente.
Tra le due versioni cambia anche la potenza del motore, sebbene le prestazioni restino molto simili. La coppia rimane pari a 320 Nm e lo 0-100 km/h passa da circa 7,6 secondi per la Standard Range a 7,8 secondi per la Long Range.
La Mazda dichiara per la Standard Range un’autonomia WLTP di 479 km. Come sempre, però, il dato di omologazione deve essere confrontato con l’utilizzo reale. Durante la prova abbiamo rilevato un consumo medio nell’ordine dei 19 kWh/100 km, senza adottare una guida particolarmente attenta al risparmio. Con questo valore, la percorrenza reale con una carica completa si attesta intorno ai 360 km.
Nei lunghi viaggi non è naturalmente possibile sfruttare tutta la capacità della batteria. Per mantenere un margine di sicurezza ed evitare di arrivare alla colonnina con l’accumulatore quasi completamente scarico, è più realistico considerare tappe di circa 250 km. Ipotizzando consumi simili, la Long Range può raggiungere circa 410 km reali, con percorrenze autostradali tra una ricarica e l’altra nell’ordine dei 285-290 km.
Non sono valori da record, ma risultano adeguati per un utilizzo quotidiano e permettono di affrontare anche viaggi lunghi senza particolari rinunce. Naturalmente, come per tutte le elettriche, la Mazda 6e dà il meglio quando si dispone di una possibilità di ricarica domestica o sul luogo di lavoro.
Chi percorre quotidianamente 400 km e non può ricaricare con facilità dovrebbe probabilmente continuare a considerare una motorizzazione diesel.
Uno degli aspetti più curiosi riguarda la ricarica in corrente continua. La Standard Range raggiunge una potenza massima di 165 kW, un buon valore per un’auto con architettura elettrica a 400 volt. Nel nostro test, per passare dal 46 all’80% la Mazda 6e ha impiegato 16 minuti, immettendo quasi 26 kWh. La potenza media è stata di circa 97 kW.
Il dato è interessante perché la sessione è iniziata con la batteria già vicina al 50%. Mantenere quasi 100 kW di media in questa fase indica una curva di ricarica piuttosto piatta e una buona gestione termica.
Sulla base di quanto osservato, il passaggio dal 20 all’80% dovrebbe richiedere circa 28-30 minuti. Un valore leggermente superiore al dato ufficiale, che indica 24 minuti per il 10-80%, ma comunque soddisfacente.
Sorprende invece la Long Range, che nonostante la batteria più grande accetta in corrente continua una potenza massima di appena 90 kW. Una scelta difficile da comprendere, perché chi acquista la versione con maggiore autonomia è presumibilmente anche più interessato ai lunghi viaggi e quindi alle ricariche rapide.
In corrente alternata entrambe le versioni raggiungono gli 11 kW, mentre non è disponibile il caricatore di bordo da 22 kW offerto da alcune concorrenti.
L’interno della Mazda 6e è scenografico e, per alcuni aspetti, ricorda quello di una concept car. Il design è molto minimalista e riesce a mascherare bene l’origine non proprietaria della piattaforma.
Al centro dell’abitacolo troviamo una grande console sospesa, che integra portabicchieri, ricarica wireless per lo smartphone e diversi vani portaoggetti. La parte inferiore lascia spazio a un ulteriore ripiano di grandi dimensioni.
I sedili anteriori, con poggiatesta integrato, hanno un aspetto sportivo ma sono soprattutto comodi e sontuosi. Sull’allestimento più ricco troviamo pelle e microfibra scamosciata, utilizzata non solo per i sedili traforati, riscaldati e ventilati, ma anche sulla plancia e sui pannelli porta.
La qualità percepita è elevata e l’ambiente risulta più ricercato rispetto a quello di alcune dirette concorrenti, a partire dalla Tesla Model 3.
Il centro dell’interfaccia è rappresentato dal display da 14,6 pollici. Il sistema utilizza un processore Snapdragon 8155 e risponde in maniera rapida e fluida.
Il problema non riguarda quindi le prestazioni, ma l’organizzazione dei comandi. Quasi tutte le funzioni sono gestite attraverso lo schermo centrale, compresa la climatizzazione. Anche per modificare la temperatura sono necessari almeno un paio di tocchi, una soluzione poco pratica durante la guida.
Sono disponibili i comandi vocali e alcuni controlli gestuali, oltre a due tasti personalizzabili sul volante. Restano però troppe funzioni affidate esclusivamente al touchscreen, comprese luci, tergicristalli, tetto panoramico, portellone e chiusura degli specchietti.
A differenza di Tesla, almeno, Mazda ha conservato una strumentazione dedicata al conducente. Il display da 10,2 pollici ha una buona risoluzione e animazioni fluide, anche se alcune informazioni vengono mostrate con caratteri troppo piccoli.
Tra le dotazioni figurano anche l’illuminazione interna configurabile con 64 colori, l’impianto audio Sony con 14 altoparlanti, l’head-up display e persino una telecamera interna con cui scattare fotografie o registrare video attraverso un comando gestuale.
La Mazda 6e offre una dotazione di sicurezza molto completa. Sono presenti cruise control adattivo, mantenimento della corsia, frenata automatica di emergenza, monitoraggio degli angoli ciechi e telecamere a 360 gradi.
Le telecamere funzionano bene e rendono semplici le manovre di parcheggio. La guida assistita, invece, non sempre interviene con la naturalezza desiderata. Il cruise control adattivo può frenare in maniera un po’ troppo invasiva, mentre gli avvisi acustici sono numerosi.
Il loro volume è comunque contenuto e meno fastidioso rispetto a quello di molte concorrenti. Più irritante il sistema a infrarossi che controlla l’attenzione del guidatore: basta distogliere lo sguardo per un istante, magari proprio per utilizzare uno dei tanti comandi touch, per far partire l’avviso.
l bagagliaio viene dichiarato con una capacità di 465 litri, ma il dato misurato secondo lo standard VDA fino alla cappelliera è di 336 litri. Per una berlina lunga oltre 4,90 metri non è un valore particolarmente elevato.
Il vano è però profondo, regolare e privo di passaruota molto invasivi. La soglia di carico è più bassa rispetto a quella di un SUV e il portellone offre un’apertura larga circa 96 cm.
Abbattendo gli schienali posteriori, frazionati 60:40, si ottiene una superficie quasi completamente piatta. Non è presente una botola passante per gli oggetti lunghi e manca un vero doppio fondo, perché la parte inferiore del pianale è occupata dalle batterie.
In compenso, davanti è disponibile un frunk da 72 litri, ideale per riporre i cavi di ricarica. L’apertura non è però particolarmente pratica, perché richiede di azionare la tradizionale leva di sblocco del cofano e non può essere comandata dal display centrale.
Il listino italiano della Mazda 6e parte da poco meno di 44.000 euro per la Standard Range in allestimento Takumi, già molto completo.
La Long Range costa poco più di 45.000 euro, mentre la versione Takumi Plus con batteria da 80 kWh supera di poco i 47.000 euro.
Gli unici optional disponibili sono le vernici speciali, con prezzi compresi tra 850 e 1.250 euro. Al momento della prova era inoltre prevista una promozione con vantaggi complessivi per 5.700 euro, suddivisi tra sconto sul prezzo e ricariche incluse.
Considerando dimensioni, qualità dell’abitacolo, dotazione tecnologica e comportamento dinamico, il prezzo appare competitivo.
La nuova Mazda 6e non è l’elettrica più potente, non ha l’autonomia migliore del segmento e non utilizza l’architettura di ricarica più evoluta.
È però una delle berline elettriche più equilibrate e personali oggi disponibili. Ha un design capace di distinguersi, un abitacolo ricercato, molto spazio per i passeggeri e soprattutto un comportamento dinamico che rispetta la tradizione Mazda.
La Standard Range, con batteria LFP e ricarica fino a 165 kW, sembra paradossalmente la versione più interessante per chi viaggia spesso, mentre la Long Range offre più autonomia ma tempi alla colonnina potenzialmente più lunghi.
Restano alcuni limiti, a partire dall’eccessiva dipendenza dal touchscreen, dagli ADAS non sempre perfettamente calibrati e da un bagagliaio meno capiente di quanto le dimensioni esterne lascerebbero immaginare.
Nel complesso, però, la Mazda 6e dimostra che una grande berlina può ancora avere senso. E che, almeno in alcuni casi, rinunciare al SUV non significa rinunciare allo spazio, al comfort o alla versatilità. Significa semplicemente tornare a guidare un’auto più bassa, più elegante e, soprattutto, più piacevole.