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“Eravamo così indietro rispetto alle monoposto più veloci. Non l’abbiamo capito in Australia, ma sin dal Bahrain. È da lì che è cominciato il processo”: quando incontriamo Pedro De La Rosa nel paddock dell’Hungaroring, sono passati mesi dall’inizio dell’incubo di Aston Martin all’alba del nuovo ciclo tecnico della F1. Ma quei momenti difficili restano scolpiti nella sua mente. “All’epoca – racconta l'ambassador della scuderia - avevamo diversi problemi di affidabilità. Abbiamo cercato di risolvere prima quelli e poi pensare alla performance”.
“Ci sono volute diverse riunioni per arrivare alla conclusione che la soluzione migliore fosse un pacchetto completo di aggiornamenti, anche dal punto di vista del budget cap. Non avrebbe avuto senso introdurre degli upgrade gara per gara. Volevamo sfruttare più tempo e più risorse per risolvere i nostri grandi problemi, anziché prosciugarle in modo meno efficiente”. Questo, però, voleva dire vivere un infinito purgatorio con una vettura lentissima, la peggiore del lotto. Una realtà dura da digerire sia per Fernando Alonso e Lance Stroll che per il resto del team.
La chiave per far comprendere la decisione di posticipare gli upgrade secondo De La Rosa è stata “la trasparenza”. “Quando è stata presa la decisione in merito agli aggiornamenti, è stata subito comunicata internamente, in primis ai piloti. Adrian (Newey, il team principal di Aston, ndr) è stato molto chiaro sul perché, appoggiando questa scelta da vero leader. Nessuno ha messo in dubbio che fosse la decisione giusta quando Adrian ha spiegato che si sarebbe lavorato per l’estate”. Coinvolto in prima persona anche nelle scelte più audaci del progetto, Newey si è assunto la responsabilità di indicare il nuovo corso.
Quanto l’Aston Martin AMR26 fosse in una condizione di inferiorità tecnica lo dimostra la risposta di De La Rosa alla nostra domanda sul coinvolgimento dei piloti nello sviluppo. “Eravamo così indietro in termini di deportanza generata che era semplice capire dove bisognava migliorare”, ammette candidamente lo spagnolo. L’aggiornamento dell’Ungheria, arrivato dopo la Caporetto di Spa – con distacchi di cinque/sei secondi al giro sulla concorrenza - sembra aver portato i suoi frutti. E per De La Rosa è importante anche per il futuro del team.
“Dimostra che gli strumenti di simulazione funzionano e che la correlazione con la galleria del vento e il CFD è alta. Non era così in passato. Ci dà la fiducia nei nostri strumenti per gli sviluppi futuri. È abbastanza? Non è mai sufficiente. Ora parliamo degli aggiornamenti di Zandvoort, poi sarà la volta di Monza e Baku. Ma è un movimento nella direzione giusta. Il difficile è progredire passo per passo rispetto a dove ci troviamo ora”. In Olanda arriverà l’atteso aggiornamento al motore Honda, e De La Rosa non vuole sbilanciarsi sulla sua efficacia. “Abbiamo le nostre aspettative, ma non l’abbiamo ancora provato al simulatore. È meglio usare cautela prima di azzardare previsioni”.
Quello che è certo, stando a quanto racconta De La Rosa, è che il rapporto con Honda affrontando queste avversità è “incredibilmente migliorato a tutti i livelli". "Siamo partiti senza conoscere davvero le persone, il modo in cui lavoravano, con un nuovo regolamento tecnico che ha rappresentato un’ulteriore sfida. E non avere team clienti non ha aiutato, in questo contesto. Bisogna conoscersi per lavorare bene. La nostra comunicazione è migliorata molto. E siamo molto felici di come abbiamo gestito insieme delle situazioni molto complesse, come quella legata all’affidabilità. Le difficoltà in Bahrain, le prime gare che non abbiamo potuto concludere. Ma siamo rimasti coesi per trovare una soluzione”.
“Avendo deciso di non portare aggiornamenti, sapevamo che avremmo disputato dieci gare senza miglioramenti. È molto demoralizzante per l’intero team, per Honda, la nostra fabbrica, i piloti. È stata una scelta coraggiosa, e giusta. Il fatto di aver mantenuto un ottimo rapporto con Honda in queste circostanze così difficili ha rafforzato la nostra posizione. Abbiamo migliorato l’operatività in pista, e abbiamo compreso meglio il regolamento. Sono davvero molto orgoglioso del nostro team. Non è stato facile, ci è voluta pazienza”. Così come ce ne vorrà per risalire ulteriormente la china.