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CIR 2018-1 Ciocco. Andreucci-Andreussi (Peugeot) Forever

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Il “Padrone” riporta il Rally Il Ciocco e Valle del Serchio sotto il proprio dominio. Sul Podio anche Crugnola e Campedelli, che aveva vinto lo scorso anno. Successo assoluto del Rally toscano che inaugura la Serie a Regolamento “Revisione B”

Castelnuovo di Garfagnana, 24 Marzo. “Ma dove ti vol ch’el vada, no ti vedi che ‘l se vecio?”. Eresia sentita a Forte dei Marmi, in occasione del colpo di Cannone del Rally il Ciocco e Valle del Serchio. Ma la bestemmia va a vuoto, ridicolizzata dai fatti e dall’orgoglio del Dio appenninico dei Rally. Andreucci, il “vecio” dell’oltraggiosa bestialità, ha vinto e imposto una legge che, come tale, si dimostra senza età e immutabile. Andreucci-Andreussi-Peugeot 208 T16. Il Campionato Italiano ricomincia da dove si era interrotto il giorno del decimo Titolo del Campione e della Marca, conquistato a ottobre dello scorso anno a Verona, per l’occasione casa degli avversari. Se si vuole aggiungere il contesto ambientale, la scena del delitto, allora parliamo pure del trionfo dell’Evento, del Rally e dell’Organizzatore, Organization Sport Events. Il successo è totale, armonia avvincente di struttura sportiva e crescendo agonistico in una finestra di bel tempo sino a pochi giorni prima improbabile, insperabile.

Paolo Andreucci ha preso posto nell’abitacolo della 208 T16 Campione d’Italia è rinnovato il patto vincente. Ha recuperato presto il leggero ritardo dell’”inaugurazione” del Rally sul lungomare di Forte dei Marmi, ed è passato al comando in occasione della prima esecuzione della Careggine, antologica e più lunga Speciale del Rally. Da lì non si è più mosso fino alla fine del Rally, vinto con un vantaggio cronometrico non abissale, venti secondi su Crugnola e trenta su Campedelli, ma implacabile e risolutivo come un colpo di grazia. È l’ottava vittoria del Pilota di Castelnuovo di Garfagnana, la prima nel 2001.

Andreucci ha “rimesso” le cose a posto vincendo sei delle 15 Speciali del Ciocco, una ex-aequo con Campedelli, ma soprattutto dimostrando di sapere e poter gestire vantaggi limitati o precari con grande padronanza. Salvo poi tornare ad esprimere nella forma più pura tutto il potenziale del Campione nella lunga Prova conclusiva, monito di lunga gittata e messaggio finale molto chiaro lanciato ai suoi avversari.

Campedelli e Crugnola si sono rivelati avversari consistenti, il primo con un nuovo navigatore, Tania Canton, e un ormai collaudato potenziale, il secondo bentornato e… tornato bene alla fine di una lunga parabola di vicende lontane dal CIR. Più veloce Campedelli, che all’inizio è rimasto nella scia del Campione, più costante nel rendimento il secondo. Trattandosi di un ritorno è un fatto di un certo peso. Questo il senso dell’equilibrio tra i due Piloti, tradotto nelle due forature di Campedelli e nel sorpasso di Crugnola a metà Gara. Entrambi hanno comunque mostrato o confermato di possedere numeri sufficienti per esercitare una buona azione di disturbo sulla campagna del Detentore.

Per l’occasione e in prospettiva di Campionato, non sembra che l’equilibrio di base dell’Italiano possa spostarsi di molto. Andreucci è il Numero 1 e attesta di poter difendere Titolo e prestigio, e di poter controllare il ritorno degli avversari

Per l’occasione e in prospettiva di Campionato, in verità, non sembra che l’equilibrio di base dell’Italiano possa spostarsi di molto. Andreucci è il Numero 1 e attesta di poter difendere Titolo e prestigio, e di poter controllare il ritorno degli avversari, ma il ventaglio di possibilità si allarga con gli ospiti d’onore, i giapponesi Katsuta e Arai, e con i passi falsi, da ritenersi episodici, di Scandola, Nucita e Pollara, tutti ritirati. Se c’è uno scarto, infatti, tanto vale che Scandola lo associ di default al Rally Il Ciocco. Il Rally non gli piace, non gli porta fortuna o non gli è congeniale. È stato così lo scorso anno e così è stato questa volta. Resta da vedere se Scandola sia arrivato a ridosso dell’Evento a corto di preparazione, e che ruolo possa aver giocato il cambio di Pneumatici, da Michelin e DMack. È vero che ci vuole un po’ di tempo per fare il piede alle scarpe nuove, ma non avrei dubbi sul fatto che l’ex Campione d’Italia ripartirà già da Sanremo con un altro passo. Di Pollara si può dire che ha pagato la tassa emotiva di debuttare con la Peugeot R5 ufficiale. Ora dovrà riprendersi prontamente e considerare che uno “zero” non si recupera alla prima occasione ma nel corso dell’intero Campionato, e regolarsi di conseguenza. Il siciliano, Campione Italiano Junior uscente, ha mantenuto la promessa delle velocità, rilevata sin dalle prime speciali, ma non quella della pazienza, e il testa-coda fatale e indubbiamente sfortunato è arrivato comunque dopo due tentativi… falliti nelle precedenti prove.

Per rimanere in tema, e anche per ricordare che è venuto meno il duello tutto siciliano tra Pollara e Nucita, non si può tacere dello strano e poco plausibile senso della situazione di quest’ultimo. Nucita ha dimostrato di essere Pilota velocissimo e “attaccante di razza”, ma questa non è una novità, vedi qui al Ciocco come al Targa di due anni fa. Quello che non si riesce a vedere è una prospettiva di continuità e di esperienza nei suoi programmi, e anche questo, se non è necessariamente una colpa del Pilota, è il dato di fatto dello spreco di un talento.

Non è riuscito a Michelini il “colpo” dell’outsider che sale sul podio, gli era venuto benissimo lo scorso anno, ma il toscano riesce sempre a mettere in moto un volano di attenzione, e sono buone anche le gare di Rusce e Panzani, del russo Gryazin, di Santini e Marchesini, di Ferrarotti e Ciuffi che hanno caratterizzato le “categorie” minori. Restano invece senza voto, per l’occasione e restando in ambito CIR, le gare di Testa, Bertolotti e Gilardoni, anch’essi ritirati.

Tutto in un giorno pare una buona idea, basata sul vecchio principio della concentrazione dei contenuti e sullo “stress” della giornata che non finisce mai

A proposito di CIR e del nuovo Regolamento che riporta i Rally del Campionato Italiano ad una struttura a corpo unico. Lavato lo scempio delle due mezze gare, dei mezzi punteggi e delle mezze seghe (attrezzi a denti d’acciaio utilizzati per tagliare in due tronchi anche di considerevoli diametri), c’è da metabolizzare la novità della Gara tutta in un giorno, più la Super Speciale di apertura. Il ritorno verso le origini è senz’altro una bella cosa e, nel caso di Rally ben progettati e realizzati come l’apripista Rally Il Ciocco, è indubbio che porti il potenziale di spettacolarità e di agonismo su un livello ben più alto e sensato. Ci manca, forse, la tradizionale tensione della serata tra le due giornate del Rally, i preparativi, gli affinamenti, le cospirazioni strategiche e i piani per risolvere o ribaltare la situazione maturata al termie della prima tappa. E sembrano mancare ancor di più le piacevoli sensazioni dei commenti e delle attività di socializzazione serali dell’ambiente. Tutto in un giorno, tuttavia, pare una buona idea, basata sul vecchio principio della concentrazione dei contenuti e sullo “stress” della giornata che non finisce mai.

Dopo il 41° Ciocco e Valle del Serchio, avanti il 65° Sanremo del 90° anniversario Rallye Automobile Sanremo. 13 e 14 Aprile, Rally sempre speciale e affascinante, soprattutto nella sua lunga, impegnativa e spettacolare fase notturna.

Rally Il Ciocco e Valle del Serchio. Classifica Finale: 

Andreucci-Andreussi (Peugeot 208 T16 R5) in 1:46’02.0; Crugnola-Fappani (Ford Fiesta R5) a 20.8; Campedelli-Canton (Ford Fiesta R5) a 29.7; Katsuta – Salminen (Ford Fiesta R5) a 1’37.8; Michelini-Perna (Skoda Fabia R5) a 1’40.0; Arai-Macneall (Ford Fiesta R5) a 1’44.6; Rusce-Farnocchia (Ford Fiesta Evo II R5) a 2’50.1; Panzani-Pinelli (Ford Fiesta R5) a 4’29.9; Gryazin- Fedorov (Skoda Fabia R5) a 4’51.6; Santini-Romei (Skoda Fabia R5) a 6’26.9.

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