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CIR 2019. Targa Florio. Leggenda e Asfalti Scivolosi

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Manca Breen, forse c’era da aspettarselo, ma gli italiani tirano un sospiro di sollievo? Non direi, è scontro aperto tra Basso, Campedelli, Rossetti, tutti “costretti” a cercare la vittoria per dare un’impronta più marcata al loro Italiano

CIR 2019. Targa Florio. Leggenda e Asfalti Scivolosi

Termini Imerese, 9 Maggio 2019. Targa Florio numero 103. La Corsa, la “Cursa” più antica del Mondo. Che non si decide a rilanciare e a sfruttare un potenziale di storia, di tradizione, di cultura oserei dire, secondo a nessun altro evento del Motorsport mondiale. Forse non è così facile, laggiù, in quella Sicilia nella quale anche il fatalistico declino delle cose più importanti e belle ha il suo fascino. Certo, pensate solo per un momento a cosa potrebbe essere il Circuito delle Madonie, cosa potrebbe tornare ad essere quel monumento alle Corse su strada che è quella curva ampia e veloce alle Tribune di Cerda. Ci siamo di nuovo, edizione 103 e ancora un programma misto e intricato, sovrapposto e alternato di eventi di grande levatura, tecnica e spettacolare, che aspettano solo la scintilla per diventare quell’Evento globale e immenso che riferisca con onore e dignità alla Storia della Targa Florio. Punto.

Non c’è Craig Breen, il vincitore del Sanremo. Per la verità me l’aspettavo da quando l’irlandese si è iscritto al Campionato Italiano Rally, e capisco benissimo. C’è un dramma alle spalle, e l’assenza diventa atto di rispetto. Non c’è Paolo Andreucci con la Principessa Anna, e questo vuol dire che un capitolo importantissimo, fondamentale del romanzo della Targa è stralciato, concluso. Ma Paolo e Anna, ormai professori anche all’università e ai master digitali, ci sono, coach per i “ragazzi” di Peugeot e mito in giro per le strade delle Madonie, a stringere le mani di appassionati e tifosi che continueranno a far girare il volano di un legame bellissimo tra un Campione e una Terra.

Nondimeno è Targa Florio a tutti gli effetti e nel pieno della suspence. Ora che Breen è un po’ meno “italiano”, che dimostra di esserci per distillarne l’esperienza utile, e che diventa un po’ più “trasparente” al Campionato, salgono sul palcoscenico della terza Prova del CIR Giandomenico Basso, Simone Campedelli e Luca Rossetti. Non sono i soli, non dimentichiamo che il Targa è il Rally che fa Evento a sé, e che l’anno scorso vinse un altro “trasparente”, tale formidabile Andrea Nucita, siciliano dell’Est.

Basso è il vincitore del Ciocco e il nirbuso di Sanremo. Campedelli è il nirbuso doppio per aver staccato due secondi posti quando era atteso, nel secondo caso vicinissimo, a una doppia vittoria, e Rossetti è il triplo “nirbuso” con due belle gare da podio, ma non bastanti, e un imperativo morale. Dei tre due sono destinati a venir via da Termini Imerese, dove quest’anno si concentra ancora di più il baricentro del Rally, scontenti o non del tutto felici e appagati. Forse tutti e tre se ne uscisse fuori un altro, o un “trasparente”. Nucita no, è impegnato su un versante diverso della carriera, e viene solo per fare l’apripista, passerella di sé stesso.

È quanto basta per garantire al Pubblico, che come sempre affollerà le curve del Circuito, lo spettacolo avvincente del massimo impegno. Curve e asfalti che fanno del Targa una Gara ancor più Speciale. Curve diverse da Sanremo, forse meno tecniche e più veloci, ma insidiose, e fondi di varia, naturale difficoltà. Sconnessi, de-livellati, tagliati, scalinati da piccole frane e cedimenti, soprattutto scivolosi. Grip lotteria, per certi versi, e vago, costante senso di apprensione. E lì non c’è storia, si vede che guida meglio. Tranquillizzati, o quasi, dal meteo, non dovrebbe piovere come l’anno scorso. I siciliani si sono ricordati che gli ospiti vanno trattati bene, con il sole stupendo della loro magnifica Terra.

Si comincia venerdì, dallo shakedown alla doppia Cefalù passando per l’inaugurale Termini Imerese. Poi un sabato da capogiro. Dall’alba al tramonto, in Sicilia a Maggio un arco di tempo lunghissimo.

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