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Hybrid Air, l’ibrido ad aria di Peugeot

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Un’interessante analisi dell’energia in gioco ci svela come, con la potenza di una lampadina da 35 watt (tenuta accesa per un’ora), è possibile ridurre del 40% i consumi urbani dichiarati di un’auto | E. De Vita

Hybrid Air, l’ibrido ad aria di Peugeot

Non stiamo celiando. E’ quanto emerge valutando in profondità l’ultima invenzione del gruppo Peugeot-Citroën, il sistema Hybrid Air.

Come funziona il sistema Hybrid Air

Come abbiamo già descritto su Automoto.it, si tratta di un sistema ibrido che utilizza, come motore, un normale propulsore a benzina e, come sistema di accumulo, al posto delle tradizionali batterie elettriche, una molla ad aria compressa


In realtà, non è aria ma azoto puro, che viene compresso – fino a 250 bar - in una bombola simile a quelle del metano. Nel suo interno l’azoto si espande senza alcun contatto né ricambio con l’atmosfera. In tal modo non c’è ingresso di umidità (sempre deleteria per i compressori) né bisogno di filtri. Tuttavia, la compressione dell’azoto non è diretta, ma avviene attraverso un liquido - simile al glicole etilenico degli impianti freno – che viene prelevato attraverso una pompa idraulica da un serbatoio di 17 litri.


Nella bombola ad alta pressione c’è una membrana che separa - come può fare un pistone - l’azoto dal liquido, e che trasmette nei due sensi la pressione. Ovviamente, quando si recupera energia cinetica dalla ruote (frenate, discese, rallentamenti) è la pompa idraulica che spinge il glicole dentro la bombola, pressurizzando l’azoto.


Quando, invece, si riutilizza l’energia accumulata (per avviare il motore termico, per le partenze da fermo e per le accelerazioni), il liquido viene indirizzato in un motore idraulico, cui cede la sua energia, prima di tornare a pressione zero nel suo serbatoio.

psa hybrid air (2)
Il sistema Hybrid Air sfrutta una pompa e un motore idraulico a portata variabile

Pompe a portata variabile, come quelle dei condizionatori

Sia la pompa sia il motore idraulico sono collegati meccanicamente alle ruote per trasmettere o ricevere energia da esse. Una serie di valvole idrauliche, guidate da una centralina, gestiscono automaticamente le varie fasi. Il pilota deve solo azionare l’acceleratore o i freni: l’elettronica interpreta e provvede ad aprire o chiudere le valvole.


Poiché, il pilota può frenare più o meno energicamente (e cosi anche in accelerazione può premere l’acceleratore), sia la pompa che il motore idraulico sono a portata variabile, in modo da rendere regolabile il flusso di liquido e quindi la potenza trasmessa o recuperata (cioè l’energia nell’unità di tempo).

Arriviamo alla domanda fatale: quanta energia può immagazzinare il sistema?

Visto il volume della bombola di azoto (20 litri) e la sua pressione massima (250 bar), che non va superata per questioni di sicurezza, l’energia stoccabile è di 35 wattora, ovvero quella consumata da una lampadina da 35 watt tenuta accesa per un’ora.

Il ciclo di misura attuale, non solo non rispecchia i consumi reali, ma consente di impiegare invenzioni, trucchi e altri sistemi leciti per poter dichiarare alla classe politica ciò che loro (i governanti) vogliono sentirsi dire: ovvero che si può dimezzare l’emissione di anidride carbonica, ridurre il consumo, limitare ulteriormente l’inquinamento

 

Convertita in cavalli equivale alla potenza di un ciclomotore (1,5 cv) che rimane acceso per 2 minuti, oppure - infine - all’energia necessaria a sollevare di 10 metri una vettura del peso di 1.250 kg. Come dire che, se si scende dallo Stelvio in rilascio (oltre 2.000 metri di quota), dopo i primi 100 metri con una pendenza del 10% il serbatoio di azoto è pressurizzato al max e non può immagazzinare altra energia.


Indubbiamente si tratta di una quantità minima di energia, una “spintarella”… Però è quella che consente al Gruppo PSA di dichiarare che «i consumi urbani, misurati nel ciclo europeo EUDC scendono del 40%», davvero una percentuale “mostruosa e appetitosa”. Vera?

Il ciclo di misura dei consumi urbani non dice la verità

Conoscendo la serietà degli ingegneri francesi, non dubitiamo che tali valori siano veri, ma sono ottenibili solo con metodi di guida che nessun utente sa o è in grado di ripetere nella marcia normale.

psa hybrid air
La tecnologia Hybrid Air secondo PSA consente di ridurre i consumi urbani del 40%

 

E sono anche l’ennesima conferma che il ciclo di misura attuale, non solo non rispecchia i consumi reali, ma consente di impiegare invenzioni, trucchi e altri sistemi leciti per poter dichiarare alla classe politica ciò che loro (i governanti) vogliono sentirsi dire: ovvero che si può dimezzare l’emissione di anidride carbonica, ridurre il consumo, limitare ulteriormente l’inquinamento.

 

Le Case sono pronte: basta privilegiare l’acquisto di auto nuove, incentivare l’adozione di sistemi ibridi, chiudere i centri storici alle auto più vecchie…

  • okpj84, Cava Manara (PV)

    @ducatista14...

    rifletti chiaramente ciò che ho sempre pensato, la gente non sa prevedere l'andamento del traffico, hanno i piedi on-off che o pigiano il gas o frenano.
    Io con la mia scenic 1600 benzina del 2001 faccio i 18 km/l, uso il clima tutte le volte che serve e nessuno mi crede quando lo dico... peccato che poi faccio il pieno, divido i km coi litri e... sempre tra 17,5 e 18,5, con percorso di 20 km di tangenziale milano e 30 di provinciali... in autostrada fa meno testo, ma tengo medie di 110 con rare punte di 120 e viaggio molto più rilassato...
    ah a propositio farei un corso specifico sulla climatizzazione in auto, perchè ho seriamente visto gente veramente ignorante, che tengono la ventola spenta e quando si appanna sparano tutto a 4, poi quando è spannato la rispengono.. ansia!
  • Utente_qualsiasi, Faenza (RA)

    x R5GT

    Il problema dei carburanti da te elencati è che per realizzarli è necessario utilizzare terreni coltivabili per fare carburanti, quindi dove pianti cose da "bruciare" non ci pianti quelle da mangiare con ovvi aumenti del costo del cibo. La pianta ha un basso rendimento. A quel punto meglio sperare nei nuovi pannelli solari IBM che raggiungono l'80% di rendimento e che quindi, a parità di spazio occupato, possono fornire un'energia maggiore rispetto alle piante.
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